“No alla guerra!”, ha risposto il 4 marzo il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez a Donald Trump, che l’aveva criticato per il rifiuto di autorizzare gli Stati Uniti a usare le basi militari in Andalusia per l’operazione militare contro l’Iran.
“Siamo contrari a questo disastro”, ha affermato Sánchez, sostenendo che questa posizione sia condivisa da “molti governi e da milioni di cittadini e cittadine che, in Europa, in Nordamerica e in Medio Oriente, non vogliono altre guerre e altro caos”.
“Non saremo complici, per paura di ritorsioni, di qualcosa che è dannoso per il mondo e contrario ai nostri valori e ai nostri interessi”, ha aggiunto.
Il 3 marzo Trump aveva minacciato di “cessare gli scambi commerciali con la Spagna” a causa del rifiuto di autorizzare gli Stati Uniti a usare due basi statunitensi in Andalusia, nel sud del paese, per gli attacchi contro l’Iran. Si tratta della base navale di Rota e di quella aerea di Morón, concesse agli Stati Uniti nel 1953, all’epoca della dittatura di Francisco Franco.
“La Spagna si è comportata in modo terribile, davvero poco collaborativo”, aveva dichiarato Trump.
Da mesi il presidente statunitense rimprovera inoltre alla Spagna di non aver aumentato la sua spesa militare al 5 per cento del pil, come previsto dal nuovo obiettivo della Nato, fissato su pressione di Washington.
Nel suo discorso Sánchez ha anche affermato che la guerra scatenata dagli Stati Uniti e da Israele “non ha obiettivi chiari”.
“Quello che si può già dire è che non ne uscirà un ordine internazionale più giusto”, ha dichiarato, accusando i leader dei due paesi di “usare la guerra per distogliere l’attenzione dai loro fallimenti”.
Il premier spagnolo ha lanciato un appello per “la cessazione immediata delle ostilità” e per “una soluzione diplomatica alla crisi”.
Intanto, il 4 marzo il primo ministro canadese Mark Carney, in visita in Australia, ha dichiarato che l’offensiva statunitense e israeliana contro l’Iran “sembrerebbe essere contraria al diritto internazionale”.
Carney ha definito la guerra “un nuovo esempio del fallimento dell’ordine mondiale” e lanciato un appello “a tutte le parti coinvolte a rispettare il diritto internazionale”.