Giornalista e già funzionario ministeriale, Valerio Calzolaio ha speso parte del suo tempo libero a censire e a studiare le isole che sono state, o sono ancora, sede di carceri. Sono ancora tante e i prigionieri, i “comuni” come i “politici”, sono stati e sono doppiamente segregati: dalla galera e dall’isola.

Nel corso dei secoli ce ne sono state molte anche in Italia: luoghi dove sono stati confinati gli eroi del risorgimento o dell’antifascismo. E tanti di loro hanno scritto di quell’esperienza, come Giorgio Amendola (Un’isola, minimum fax), e vi è tornata da grande scrittrice Fabrizia Ramondino, frequentatrice di Ponza e Ventotene (L’isola riflessa, Einaudi). Non solo in Italia, ma nel mondo le isole, specie le piccole, sono servite a “isolare” criminali comuni e non. Quella più famosa è forse l’Isola del diavolo, “colonia penale” francese in America Latina, che a fine ottocento fu visitata dal formidabile giornalista anarchico Albert Londres, oggi dimenticato, ispirando film e romanzi, come L’isola del diavolo di Frank Borzage con Clark Gable e Joan Crawford, o Papillon di Henri Charrière, da cui il filmone con Steve McQueen. Di ricordo in ricordo non si finirebbe più di citare romanzi e film che raccontano l’isolamento di persone comuni o di carcerati dentro un’isola immaginaria o reale. Luis Buñuel ci è tornato più volte: con Le avventure di Robinson Crusoe, con L’isola che scotta (appunto un’isola-penitenziario) e, ribaltando l’immagine negativa, con Violenza per una giovane, dove in una piccola isola si rifugiano pochi personaggi per dar vita a un’utopia positiva, una forma di socialismo libertario, anche sessualmente e religiosamente. Non va poi dimenticata l’isola per eccellenza, il microcosmo storico-sociale della Tempesta di Shakespeare.

Di ricordo in ricordo non si finirebbe più di citare romanzi e film che raccontano l’isolamento di persone comuni o di detenuti su un’isola, immaginaria o reale

Molta fantascienza ha immaginato isole felici, contrapposte alla dantesca isola che è infine la Terra, “l’aiuola che ci fa tanto feroci”, ma ha prevalso una visione negativa, portatrice di un immaginario assai cupo, legato a un’idea carceraria, di reclusione, di soffocamento delle energie vitali o di luogo di esperienze estreme (da L’isola del dottor Moreau di H.G. Wells al geniale film Pericolosa partita di Irving Pichel ed Ernest B. Schoedsack, il più claustrofobico di tutti). C’è anche un’immagine anarchica e affascinante dell’insieme di più isole: l’arcipelago che i dizionari spagnoli definiscono come un insieme di entità unite da ciò che le divide, e cioè dal mare.

Il mare è tutto intorno, e l’immaginario che lo riguarda non è mai tutto negativo; sono le isole a segnarne gli attraversamenti, gli scali, le potenzialità di scoperte e di incontri, dell’avventura che è la scoperta del mondo e di sé (L’isola del tesoro).

Tutto questo resta sullo sfondo del repertorio di Calzolaio, ma è anche ciò che lo rende affascinante, un contesto di cui non è possibile dimenticarsi nel momento in cui alla reclusione si contrappone l’evasione, all’idea di prigione quella di un diverso uso dell’isola, di una diversa sperimentazione. Isole carcere è un libro mosso da una sacrosanta idea di libertà, che ripercorre i modi primari e odiosi in cui il potere, nel corso del tempo e nello spazio concreto del nostro pianeta, si è servito e si serve delle piccole isole, costruendovi fortezze e trasformandole da avamposti in luoghi di punizione.

Calzolaio non si limita a fare un censimento. Isole carcere non è un repertorio turistico o un inventario storico. Di questi luoghi – da Santo Stefano all’Asinara, da Favignana a Lampedusa, dalla celeberrima Isola del diavolo all’isola d’If davanti a Marsiglia, che ricorderà chi ha letto Il conte di Montecristo, da Alcatraz ad Hashima, da un oceano all’altro, da una nazione all’altra – racconta un tremendo passato e propone il confronto con un presente cupo, lasciando intuire un futuro non meno nero.

Guardando le foto che illustrano i luoghi di cui narra Calzolaio, sullo sfondo di una natura di calda bellezza, sembra di sentire i lamenti dei prigionieri e il rumore delle catene che hanno riempito quelle fortezze, quei castelli, quei monasteri. Si avverte quella violenza esercitata da esseri umani su altri esseri umani. E se il penitenziario di Procida, piccola isola nel golfo di Napoli che quest’anno è la nostra “capitale della cultura”, ha cambiato da tempo destinazione, nel mondo ci sono ancora tante altre isole-prigione, purtroppo attive nell’odioso tentativo di isolare chi, a torto o a ragione, non ha rispettato la legge. ◆

Goffredo Fofi
è un giornalista e critico teatrale, cinematografico e letterario. È stato animatore di riviste storiche come Quaderni piacentini, Ombre rosse, Linea d’ombra, La Terra vista dalla Luna, Lo straniero, e direttore della rivista Gli asini.

Il libro
Isole carcere. Geografia e storia Di Valerio Calzolaio, Edizioni Gruppo Abele, 234 pagine, 23 euro

Questo articolo è uscito sul numero 1451 di Internazionale, a pagina 95. Compra questo numero | Abbonati