Con una tragica costanza gli ospedali della Romania stanno diventando fabbriche di morte. Con una macabra perseveranza, lo stato romeno manda i suoi cittadini a morire in queste strutture, condannandoli al rogo e all’asfissia. Dall’incendio del club Colectiv (che a Bucarest nel 2015 causò la morte di 64 ragazzi e ragazze) fino al rogo il 1 ottobre nel reparto covid di un ospedale di Costanza, che ha ucciso nove pazienti, il filo conduttore del presente è l’incompetenza, l’irresponsabilità della politica e di chi governa il paese. Lo stato romeno non è in grado di adempiere ai suoi doveri più elementari, tra cui la difesa della salute e della vita dei suoi cittadini.

Del fallimento dello stato ha parlato di recente, dal suo pulpito dorato, il presidente della repubblica Klaus Iohannis. Nel suo discorso, però, ha dimenticato di aggiungere che il capo dello stato è uno dei principali responsabili delle scelte politiche e istituzionali che hanno portato a questa situazione. Il primo ministro Florin Cîţu – sfiduciato dal parlamento pochi giorno dopo il rogo, il 5 ottobre – aveva invece promosso un’indagine sull’accaduto e aveva fatto dimettere un paio di funzionari di rango secondario.

Sono decenni che le alte cariche pubbliche si muovono secondo questa strategia ormai consolidata, basata sul principio che lo stato è infallibile e i cittadini che muoiono e soffrono sono responsabili della loro sorte. La linea seguita da Iohannis diventa ogni giorno di più un modello d’improvvisazione e mediocrità. Attualmente in Romania il potere esecutivo, di fatto e di diritto, è affidato a una struttura tanto temibile quanto opaca: il Cnsu (Comitato nazionale per le situazioni di emergenza). Dietro questa sigla si nasconde un governo che vuole esercitare il potere con una logica emergenziale, l’autoritarismo e la paura.

L’insuccesso della campagna vaccinale, accompagnato da un vertiginoso aumento di contagi e di decessi per covid-19, porterà di nuovo alla limitazione dei diritti costituzionali.

Ma la condizione in cui si trova oggi lo stato romeno non è la conseguenza di un’implacabile fatalità storica. È invece il risultato di una serie di scelte politiche fatte in passato. L’attuale classe dirigente ha ereditato, sia dal periodo comunista sia dall’ideologia degli anni della transizione alla democrazia, un modello di pensiero e di confronto con la popolazione improntato alla sottomissione dei cittadini.

La corruzione di oggi, messa a nudo dalle tragedie che si ripetono negli ospedali del paese, è solo una parte del complesso sistema di sfruttamento parassitario delle risorse pubbliche. Gli stanziamenti di fondi e il sistema di nomine pubbliche sono stati, e sono ancora, i mezzi usati dalla politica per garantirsi una brutale ingerenza in ogni settore.

Da sapere
Una crisi prevedibile

◆ “La Romania sta attraversando un periodo molto difficile, con la crisi energetica che si somma all’aumento dei contagi e delle morti da covid-19, mentre i leader politici sono occupati a litigare per la formazione del nuovo governo”, scrive il Financial Times. Sei giorni dopo la mozione di sfiducia che aveva fatto cadere l’esecutivo del liberale Florin Cîţu, l’11 ottobre “il presidente Klaus Iohannis ha dato l’incarico di trovare una nuova maggioranza a Dacian Cioloș, leader del partito centrista e liberale Usr, ex primo ministro ed ex commissario europeo, che però il 20 ottobre non ha ottenuto la fiducia in parlamento. Chiunque governerà dovrà affrontare una gravissima crisi sanitaria: i numeri dei contagi e dei decessi sono i più alti dall’inizio della pandemia; il tasso di vaccinazione supera di poco il 30 per cento, tra i più bassi in Europa; e gli ospedali sono pieni. La situazione era prevedibile. Si sapeva che molti romeni erano contrari ai vaccini e la propaganda no vax ha avuto grande copertura in tv, oltre a invadere i social media. ‘È un circolo vizioso’, commenta l’analista politico Ion Ionita. ‘La Romania non ha un governo, e quindi non può varare le misure per affrontare il covid-19 e i problemi energetici. La crisi politica potrebbe durare a lungo. E portare a elezioni anticipate. A questo vanno aggiunti i vecchi problemi del paese, legati alla corruzione e alla necessità di approvare riforme nel settore amministrativo e giudiziario’”.

◆ Il 16 ottobre 2021 in Romania i contagi da covid-19 sono stati 15.239, su una popolazione totale di circa 19 milioni di persone, mentre i decessi sono stati 352. Dall’inizio della pandemia nel paese ci sono stati 1.467.401 contagi e 42.042 morti. Reuters


L’ultimo governo in carica non ha fatto eccezione. Nella sua voracità e mancanza di trasparenza non c’era nulla di nuovo. E la presa di distanza del presidente della repubblica non può nascondere la realtà di una crisi che produce metastasi sempre più gravi.

La fiducia tradita

Il fenomeno più preoccupante è forse la rottura che si è creata tra stato e cittadini. La fiducia nella politica è drammaticamente diminuita. Ormai i cittadini accettano rassegnati l’arbitrio e la discrezionalità con cui agisce il governo e i privilegi che costituiscono le fondamenta su cui poggia l’intero edificio dello stato romeno. Come ricostruire la fiducia in questo clima di diffidenza, incoraggiato dallo stato e dai suoi mezzi d’informazione? Come immaginare un dialogo in una società dilaniata da fratture di una gravità mai vista?

I massimi dirigenti dello stato romeno, responsabili della crisi di un’intera nazione, non sembrano turbati da simili domande. Hanno una certezza incrollabile: l’unica soluzione è lo stato d’emergenza. E nemmeno il presidente della repubblica sembra accorgersi dello stallo in cui si trova il paese.

Così, alla fine, vince sempre la continuità con il passato: continuità nella menzogna, nella mediocrità, nella fame di denaro. In Romania regna l’impunità. La Romania è uno stato fallito che continua ad andare per la sua strada, trattando i cittadini come una massa informe di sudditi.

Le parole che i nostri politici usano per indorare la pillola non possono nascondere la realtà: davanti alla legge i cittadini non sono tutti uguali. I morti dell’ospedale di Costanza non saranno le ultime vittime sacrificate a questa logica cinica. Perché il futuro della Romania è tenuto in ostaggio da una classe politica totalmente irresponsabile, che ha il potere di decidere le sorti dei suoi cittadini. ◆ mt

Ioan Stanomir è un giornalista e politologo romeno. Insegna alla facoltà di scienze politiche dell’università di Bucarest.

Questo articolo è uscito sul numero 1432 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati