“Le donne che arrivano sono sempre più giovani e determinate”, dice il dottor Janusz Rudziński, ginecologo che lavora nella clinica tedesca Lausitz klinikum forst, a sessanta chilometri dalla cittadina polacca di Zielona Góra. In passato Rudziński lavorava nell’ospedale di Prenzlau, sempre in Germania. Anche lì le donne polacche andavano a farsi legare le tube. Ma il numero di richieste non era paragonabile a quello di oggi. Eseguiva mediamente due interventi al giorno e si presentavano soprattutto donne sopra i trent’anni, madri di due o tre figli, decise a non averne altri. Oggi invece arrivano anche le ventenni. Non hanno figli e non ne vogliono. Rudziński parla a lungo con loro, gli consiglia di riflettere, di non prendere decisioni avventate. Ma la maggior parte non vuole aspettare, dice di averci già pensato bene.

L’intervento non è complicato, si svolge in anestesia totale, con una laparoscopia. “Si praticano due piccole incisioni, una vicino all’ombelico e l’altra alla sinfisi. Poi s’inseriscono una fotocamera e delle pinzette con cui si chiudono entrambe le tube di Falloppio”, spiega Rudziński.

È un metodo contraccettivo efficace e sicuro, piuttosto diffuso nel mondo, ma vietato in Polonia. Lo stesso vale per la vasectomia negli uomini, ancora meno complicata e altrettanto efficace: l’intervento prevede il taglio e la legatura dei dotti deferenti, che trasportano il liquido seminale. In Polonia chi si sottopone a questa procedura di microchirurgia – come la legatura delle tube legale in almeno quaranta paesi – può avere seri problemi con la legge. L’articolo 156 del codice penale stabilisce che chi provoca gravi danni alla salute di una persona, privandola della vista, dell’udito, della parola o della capacità di procreare, può essere condannato a tre anni di reclusione.

“È un articolo ideato per punire i casi di aggressione sessuale. Estenderlo agli interventi fatti da persone che vogliono rinunciare alla fertilità è un’assurdità giuridica. Eppure è sufficiente per scoraggiare i medici”, afferma Wanda Nowicka, deputata del partito polacco di sinistra Lewica. Recentemente Nowicka ha presentato un disegno di legge per evitare che i medici finiscano davanti a un giudice, o in carcere, per aver praticato la legatura delle tube o dei dotti deferenti.

Nessuna obiezione

Inserendo la parola “vasectomia” in un motore di ricerca escono più di 85mila risultati in polacco. Alla voce “sterilizzazione femminile” addirittura 785mila. Molte persone cercano informazioni sui costi dell’intervento, sulla sua efficacia e sui potenziali effetti collaterali.

“C’è grande interesse; le donne telefonano, cercano consigli sulle cliniche in cui sottoporsi all’intervento”, conferma Kamila Ferenc, avvocata e vicedirettrice dell’ong Federazione per le donne e la pianificazione familiare. “Alcune sono interessate alla legatura delle tube perché hanno sentito dire che è reversibile, altre vogliono rinunciare per sempre alla possibilità di rimanere incinte. Ma non possiamo consigliare strutture in Polonia. Anche in presenza di una raccomandazione medica, quando la gravidanza o il parto sono una minaccia possibile per la donna, è difficile chiedere a un medico di fare un intervento di questo tipo”.

Nowicka è d’accordo: “In Polonia nessun medico è disposto a rischiare. E alle donne non resta che ricorrere a un intervento clandestino o cercare una clinica all’estero”. Le cliniche tedesche, ceche e slovacche prevedono la sterilizzazione tra i propri servizi. E, come nel caso dell’aborto, forniscono informazioni in lingua polacca sulla procedura e sulle modalità dell’operazione. Il costo, a seconda del paese e della struttura, va dai cinquecento ai settecento euro.

In Polonia l’intervento, eseguito illegalmente, può costare anche il doppio. “Ho pagato settemila złoty, circa 1.500 euro”, racconta Ola, che ha 24 anni, vive a Poznań e lavora in una scuola di lingue. È riuscita a farsi operare senza andare all’estero, ma ha dovuto convincere il suo ginecologo a metterla in contatto con un medico disposto a praticare l’intervento clandestinamente. Nel referto rilasciato dopo l’operazione non si fa cenno alla legatura delle tube: “C’è scritto che ho fatto una raschiatura dell’utero. Mi aspettavo che il dottore mi chiedesse se ero sicura della decisione, che mi esortasse a rifletterci. Invece non c’è stato alcun tentativo di persuasione. La clinica era elegante, non una cantina. Ho l’impressione che ci siano andate molte altre donne che hanno fatto la mia scelta”.

Ola ha ereditato dal padre l’osteogenesi imperfetta, la malattia delle ossa fragili. Al momento della nascita ha riportato sei fratture, quindici quando era ancora molto piccola. Un calvario attraverso il quale non avrebbe mai voluto far passare i suoi figli. “Non so nemmeno se potrei sopravvivere a una gravidanza. Dovrei stare distesa per evitare il rischio di una frattura alla colonna vertebrale causato dall’aumento di peso”, spiega. “È da quando avevo diciott’anni che penso alla legatura delle tube, soprattutto perché ho la porfiria, sono allergica a molti farmaci e quindi non posso prendere pillole o usare cerotti contraccettivi. In teoria, in un caso come il mio, l’intervento dovrebbe essere eseguito su prescrizione medica, ma considerando quello che succede oggi in Polonia avrei dovuto lottare anni per farlo qui, andare in tribunale. E probabilmente non sarebbe bastato”.

Varsavia, 26 ottobre 2020 (Rafal Milach, Magnum/Contrasto)

Ma non si tratta solo di questo: Ola semplicemente non si sentiva portata per la maternità: “Non sopporto i bambini piccoli. E lo stesso vale per il mio compagno. Prima dell’intervento, ogni rapporto che avevamo era motivo di stress. Dopo la legatura è arrivato il sollievo. All’inizio ho avuto un po’ di mal di pancia, ma meno che durante il ciclo. Dopo due settimane mi sentivo come nuova. Le cicatrici non si vedono e sono così piccole che non riesco nemmeno a sentirle al tatto”.

“Io invece mi sono sottoposta all’intervento nel Regno Unito. I costi in Polonia erano proibitivi, almeno per me”, racconta Marta, che si è fatta legare le tube a 26 anni. Ha due figli, di uno e cinque anni. “Durante la seconda gravidanza sono stata molto male, ho avuto un’ernia, non volevo passarci un’altra volta”. Sostiene che in Polonia nessuno accetterebbe di sentir dire a una donna che non vuole più partorire. Il suo compagno lavorava nel Regno Unito e così si è rivolta a una clinica britannica: “Ho detto al medico che non avrei potuto avere un altro figlio, né fisicamente né mentalmente né economicamente. Non ha avuto la minima obiezione, mi ha prescritto subito l’intervento. E non ho pagato nulla”.

Ora Marta racconta la sua esperienza nei gruppi Facebook in cui le donne polacche cercano informazioni sulle strutture, i costi e le eventuali complicazioni di un intervento per la legature delle tube. Spiega che nel Regno Unito la procedura è legale, può essere eseguita privatamente in clinica o in un ospedale pubblico con i costi coperti dal servizio sanitario nazionale britannico. Racconta che ci vogliono circa quaranta minuti, che durante le prime due settimane non si è sentita bene, ma che poi è passato tutto e non c’è stata nessuna complicazione.

L’eccezione maschile

Molte donne polacche faticano sempre di più anche a trovare un medico che le prescriva una pillola contraccettiva. Zosia, che ha quasi vent’anni e non vuole figli, è già alla ricerca di una buona clinica all’estero. Sara, 18 anni, probabilmente andrà in Slovacchia, dove ha trovato una clinica che ricovera ragazze giovani come lei e offre un pacchetto da seicento euro per l’intervento e il pernottamento. Magda, 25 anni e senza figli, sostiene che lei e il suo partner, di 27, non vogliono assolutamente rischiare una gravidanza. Lui ha trovato in Polonia un medico disposto a fargli la vasectomia, lei ha deciso di rivolgersi all’estero per farsi sterilizzare il più presto possibile.

Varsavia, 8 marzo 2021 (Rafal Milach, Magnum/Contrasto)

“Le donne polacche invece di andare all’estero in vacanza ci vanno per abortire o farsi legare le tube. Per esercitare diritti che in patria sono negati”, afferma Nowic­ka. “Perché la sterilizzazione volontaria è legalmente garantita in altri paesi e non nel nostro? Dal momento che abbiamo leggi così restrittive sull’aborto, a maggior ragione lo stato dovrebbe consentire l’uso di metodi che impediscono le gravidanze indesiderate. Invece in Polonia rinunciare alla propria fertilità è considerato un crimine, anche se non ci sono leggi che lo vietano, ma solo una loro interpretazione arbitraria”. Nowicka aggiunge che questa interpretazione delle leggi è applicata soprattutto per le donne, mentre per gli uomini si tende a chiudere un occhio. Molte cliniche in Polonia aiutano chi non vuole diventare padre. Nelle grandi città ci sono cartelloni pubblicitari che incoraggiano la vasectomia, mentre su internet non mancano blog e siti che la promuovono, spesso con dei video. Nei giorni di Natale ci sono anche offerte speciali: si può fare un intervento per 1.799 złoty, poco meno di quattrocento euro.

In preda al panico

“Ci vorrebbe una ricerca sociologica approfondita per capire la situazione polacca”, dichiara il dottor Rudziński. Agli uomini è consentito fare quello che è formalmente proibito dalla legge, ma che in altri paesi si fa liberamente. Le donne invece non possono fare nulla. Il dottore non si stupisce che ragazze di appena diciott’anni vengano in clinica in Germania per farsi legare le tube. Sono terrorizzate dal pensiero di rimanere incinte. Le tedesche di solito ricorrono a questa operazione quando hanno quasi quarant’anni e non vogliono più figli.

Dalla Polonia arrivano invece ragazze giovani, senza figli e in preda al panico. Alla fine del 2020 non solo è stata inasprita la legge sull’aborto, ma è stata anche presentata in parlamento una proposta di legge per equiparare l’interruzione della gravidanza all’omicidio. Quel progetto non è andato in porto, ma ora ce n’è un altro in discussione: la costituzione dell’istituto polacco per la famiglia e la demografia. Secondo i piani del governo, l’istituto dovrebbe avere i poteri di una procura, tenere un registro delle gravidanze e avere accesso alla documentazione sui cittadini, forse anche quella riguardante le pratiche contraccettive. “I polacchi non hanno pari nel rendere un inferno la vita delle donne, nell’imporgli le scelte più crudeli. Quando parlo con i medici tedeschi non riescono a credere che in Polonia sia stata creata un’istituzione come gli ospizi perinatali”, dice Rudziński, riferendosi alle cliniche a cui possono rivolgersi le donne incinte nei casi di gravi malformazioni o problemi ai feti. “Pur sapendo che il figlio nascerà morto o morirà subito dopo il parto, una donna è costretta ad aspettare la morte del bambino e forse anche la sua. Non mi risulta che nessuno al mondo abbia concepito simili torture per le donne”.

Uno dei medici che praticano interventi solo sugli uomini racconta che “in caso di problemi con la legge, al procuratore spieghiamo che l’intervento ai dotti deferenti è reversibile, perché è possibile ripristinare la loro funzionalità, anche se quest’intervento, la vaso-vasostomia, è fatto raramente ed è circa dieci volte più costoso di una vasectomia. Anche nel caso della legatura delle tube la possibilità di procreare non è persa del tutto. Ripristinare la funzionalità delle tube è impossibile, però un ovulo può essere prelevato, fecondato in laboratorio e impiantato nell’utero. È difficile capire perché gli uomini polacchi possano usufruire di una contraccezione altamente efficace e le donne no”.

Eugeniusz Siwik è un ginecologo che in passato promuoveva il parto naturale e ora si dedica a sostenere la vasectomia. “Le donne polacche hanno bisogno d’aiuto”, dice. Quando ha cominciato a fare questa operazione, diciannove anni fa, era un po’ come farsi strada in una foresta a colpi di machete. All’inizio riceveva in uno studio modesto, mentre ora le sue cliniche sono in undici città del paese, tra cui Varsavia, Łódź, Gdynia, Poznań, Katowice, Cracovia e Stettino. Prima, racconta, gli uomini si rivolgevano a lui senza avere la minima idea di cosa fosse una vasectomia. Temevano di perdere la virilità, pensavano che il dottore gli avrebbe tagliato qualcosa, che non avrebbero avuto più erezioni o eiaculazioni.

Da sapere
L’offensiva dei conservatori

Nel 2015 in Polonia è tornato al governo il partito ultraconservatore cattolico Diritto e giustizia (Pis) guidato da Jarosław Kaczyński. Da allora l’aborto, e più in generale le politiche familiari, sono di nuovo al centro della lotta politica. Nel paese l’interruzione volontaria di gravidanza era regolata da una legge del 1993, che consentiva l’aborto solo in tre casi: pericolo di vita per la madre, gravi malformazioni del feto e stupro. Il Pis ha lanciato la sua prima offensiva per vietare ogni forma di aborto nel settembre 2015, ma l’iniziativa è stata bocciata dal parlamento. Pochi mesi dopo è stato presentato un nuovo disegno di legge, respinto dal parlamento nell’ottobre 2016 in seguito a una grande ondata di manifestazioni organizzate dalle donne polacche (la cosiddetta czarny protest, protesta nera). Nel 2017 una legge ha introdotto l’obbligo della prescrizione per contraccettivi d’emergenza. Tre anni dopo il Pis è tornato all’offensiva e con una sentenza dell’ottobre 2020 la corte costituzionale ha dichiarato contrarie alla costituzione le parti della legge del 1993 che consentivano d’interrompere la gravidanza in caso di gravi malformazioni del feto, cancellando di fatto ogni forma di aborto volontario. La decisione è stata seguita da nuove proteste, durate fino al gennaio 2021. Secondo diversi sondaggi realizzati nell’ottobre 2020, la maggioranza dei polacchi (tra il 66 e il 73 per cento) era contraria alla sentenza della corte.

Alla fine del 2021 il governo ha proposto di istituire un istituto per la famiglia e la demografia, e un registro delle gravidanze per controllare le scelte riproduttive delle donne e scoraggiare ogni tentativo di abortire. Il progetto è sospeso. Le proteste sono riprese nel novembre 2021, innescate dalla morte per shock settico di una donna di trent’anni a cui i medici si erano rifiutati di praticare l’aborto terapeutico per timore d’infrangere la legge. Un caso simile si è verificato alla fine del gennaio 2022, quando una donna di 37 anni è morta per il rifiuto dei medici di operarla dopo la morte di uno dei feti gemelli di cui era incinta. ◆ Gazeta
Wyborcza, Bbc


“Si tratta invece di un piccolo intervento, sicuro e in anestesia locale. Dura quindici minuti, non usiamo il bisturi, entriamo nel dotto deferente tramite una minuscola incisione cutanea. Raggiungiamo il dotto, lo incidiamo ed eseguiamo l’elettrocoagulazione”, spiega il dottore. “Mettiamo punti di sutura sulle parti inferiore e superiore. E dopo otto settimane il paziente esegue un’analisi dello sperma. Ci può essere un solo risultato: zero spermatozoi vivi. I rapporti sessuali sono esattamente come prima. C’è l’orgasmo, lo sperma, solo che non ci sono gli spermatozoi”.

Gli uomini più anziani che si rivolgono a Siwik hanno al massimo una settantina d’anni, e spesso stanno con donne più giovani. Ma la maggior parte dei pazienti ha tra i 25 e i 35 anni. “Ci sono persone di tutti i tipi e le provenienze”, assicura il medico. E spesso consigliano l’intervento ad amici e conoscenti, magari anche al cognato.

“Nella squadra di cinque persone con cui lavoro, tre hanno fatto la vasectomia”, afferma Jacek, che ha poco meno di quarant’anni e lavora nel settore informatico, a Varsavia. Lui e la moglie non volevano il quarto figlio. Non avevano molta scelta: o lei continuava a prendere la pillola o lui si sottoponeva a un veloce intervento chirurgico. “Lo consiglio a tutti. Recentemente ho convinto il mio vicino, che ha appena avuto un altro figlio e non ne vuole più. Ti costa una mattina di tempo e duemila złoty”, dice Jacek.

Grzegorz, 39 anni, lavora con Jacek. Dice che sua moglie non vuole avere figli e lui rispetta la sua decisione. “La contraccezione ormonale per le donne è molto pesante. Gli altri metodi sono scomodi, sgradevoli o è difficile averli. La vasectomia mi sembra la scelta migliore. Nella mia famiglia nessuno sa che l’ho fatta. Mia nonna avrebbe un infarto. I miei genitori sono liberali, ma sanno solo che non avremo figli. I particolari non li conoscono”.

Ola racconta che quando dice di essere riuscita a farsi legare le tube in Polonia le persone non le credono: “Siamo abituate a non avere scelta: o andiamo a farci operare all’estero o chiediamo al nostro partner di farsi la vasectomia”.

La situazione è difficile, eppure la deputata Wanda Nowicka dice di avere ancora la fragile speranza che si riesca “a regolare la questione in termini di legge”. Ma poi aggiunge: “Non sono ingenua. Alla luce di quello che sta succedendo in Polonia so che non sarà facile. Però dobbiamo agire, gridare, pretendere, perché tra poco non ci sarà permesso di fare più nulla”. E conclude: “Spero di poter vedere il giorno in cui lo stato non interferirà più nelle nostre decisioni personali. Deve smetterla di rovistare tra le lenzuola delle persone e lasciarci vivere in pace”. ◆ dp

Questo articolo è uscito sul numero 1447 di Internazionale, a pagina 50. Compra questo numero | Abbonati