Il 5 novembre, quando Joe Biden è passato in vantaggio su Donald Trump in Georgia, molte persone sono rimaste senza parole. Ma Stacey Abrams e la sua rete di attivisti si preparavano a questo momento da dieci anni. Conoscevano le ragioni che avevano impedito alla sinistra di vincere negli stati del sud: la tradizionale influenza dei repubblicani nella regione, le leggi per impedire ai neri di votare e l’incapacità dei democratici di coinvolgere le persone che non avevano mai votato.
Qualcosa ha cominciato a cambiare nel 2018, quando Abrams ha perso di pochissimo le elezioni per diventare governatrice dello stato. In quel momento si è capito che i cambiamenti demografici nei sobborghi residenziali ai margini delle grandi città erano sul punto di determinare una svolta politica. Abrams si è rivolta ai leader nazionali del partito spiegando una cosa semplice: per vincere bisognava puntare sugli elettori neri che di solito non andavano a votare e smettere di concentrarsi su quelli indecisi, moderati e quasi sempre bianchi.
La strategia ha funzionato. In vista delle elezioni presidenziali il Fair fight e il New Georgia project, due organizzazioni fondate da Abrams, sono riuscite a registrare nelle liste elettorali 800mila persone, il quadruplo rispetto a due anni fa. Molti nuovi elettori erano giovani neri, che hanno permesso a Biden di conquistare un vantaggio di più di diecimila voti (ci sarà un riconteggio, ma il risultato finale non dovrebbe cambiare).
Oggi, mentre la Georgia si prepara alle elezioni straordinarie di gennaio che potrebbero permettere ai democratici di ottenere la maggioranza in senato, l’infrastruttura costruita da Abrams e dai suoi collaboratori è fondamentale. E la loro speranza è che in futuro il partito usi la stessa strategia per vincere in altri stati del sud tradizionalmente conservatori.
La composizione demografica della Georgia sta cambiando rapidamente soprattutto nei sobborghi intorno ad Atlanta. La partecipazione dei neri, degli statunitensi di origine ispanica e di origine asiatica – unita al contributo dei bianchi che si avvicinano al Partito democratico – ha permesso di creare un fronte solido. Inoltre l’ostilità nei confronti di Trump ha dato l’opportunità unica di trasformare la frustrazione in un successo elettorale.
Per la vittoria dei democratici, in Georgia e nel resto del paese, sono state determinanti le donne afroamericane. Secondo gli exit poll, il 91 per cento di loro ha votato per Biden. A motivarle è stato il disprezzo per Trump e l’ammirazione per Kamala Harris, la senatrice di origini giamaicane e indiane scelta da Biden come vicepresidente.
Sempre in moto
Eppure, per molto tempo i democratici hanno ignorato i consigli degli attivisti. Jessica Byrd, che fa parte del movimento Black lives matter e ha diretto la campagna elettorale di Abrams, ricorda che nel 2018 i vertici del partito si erano rifiutati di aumentare le risorse per contrastare la soppressione del voto e avevano definito “folle” la strategia di Abrams. La candidata perse con un margine molto ridotto, anche perché i repubblicani avevano cancellato più di centomila elettori dalle liste elettorali. “Molti hanno detto che Abrams aveva perso perché è una donna nera, perché è troppo di sinistra o perché non aveva abbastanza fondi. Ma non è così”.
Due anni dopo il messaggio di Abrams è stato finalmente recepito. Nelle settimane prima delle elezioni Biden, Harris e l’ex presidente Barack Obama hanno concentrato molti sforzi sulla Georgia. Abrams sottolinea l’affluenza senza precedenti tra gli elettori neri e tra quelli di origine latinoamericana e asiatica, e conclude: “Non ci siamo mai fermati. Abbiamo provato in tutti i modi a convincere i vertici del partito che impegnarsi qui sarebbe stato estremamente utile”. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1384 di Internazionale, a pagina 42. Compra questo numero | Abbonati




