Kiran Desai
La solitudine di Sonia e Sunny
Adelphi, 762 pagine, 25 euro

In questa settimana di mare ho pensato che il nuovo libro di Kiran Desai è proprio da estate sotto l’ombrellone, fatta salva la difficoltà di gestione dell’enorme numero di pagine. Non è estivo per la leggerezza dei temi, quanto per una capacità narrativa di costruire un romanzo-universo. Sonia e Sunny provengono da due famiglie indiane molto agiate, studiano negli Stati Uniti e s’incontrano quasi a pagina 300. Prima, ne sono narrate le solitudini: quella di Sonia in un college del Vermont, dove trova rifugio tra le braccia di un amore violento; quella di Sunny in una relazione con una ragazza bianca del mid-west, e appesantita dallo scontro tra le rispettive culture. Intorno a loro si muovono sottotrame e personaggi indimenticabili, sintetizzati nel fitto albero genealogico di almeno tre famiglie, compresa la relativa schiera di domestici. Su tutti, Mina Foi, zia divorziata di Sonia, ma anche Babita, madre di Sunny, spassosa nella sua intransigenza: emergono figure femminili complesse che incarnano modi diversi di attraversare il mondo in quanto donne. La scrittura di Kiran Desai ha il pregio e la capacità di alternare pagine di grande comicità a passaggi dolorosi sulla solitudine in terra straniera, nella propria, dentro la famiglia e fuori, in un mondo globalizzato. Il ritorno di Desai, vent’anni dopo la sua ultima opera, porta con sé un romanzo travolgente ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1671 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati