Ibombardamenti che il 10 ottobre hanno colpito diverse città in Ucraina hanno in qualche modo riportato il paese ai giorni bui seguiti all’inizio dell’invasione russa, il 24 febbraio. A Kiev, mentre i medici soccorrevano i feriti sui marciapiedi del centro, le ambulanze percorrevano le strade della capitale e i vigili del fuoco spegnevano gli incendi, migliaia di abitanti sono tornati a nascondersi, passando le cinque ore e più di raid aerei nelle stazioni della metropolitana e nei rifugi sotterranei.

Ci sono però due differenze notevoli tra i primi giorni di guerra e l’attacco del 10 ottobre: la prima è che non ci sono colonne corazzate russe lanciate verso Kiev e le altre città del paese, anzi all’origine dell’operazione punitiva contro la popolazione civile ucraina ci sono proprio le recenti sconfitte militari di Mosca. La seconda è che in questo ottavo mese di guerra, la fiducia degli ucraini nella vittoria è incrollabile. “Putin sta avendo una crisi di nervi, ma noi andiamo avanti come prima”, borbotta a bassa voce un poliziotto di Kiev, appostato ai piedi della Torre 101, uno dei più importanti grattacieli della città, la cui facciata di vetro è appena stata distrutta da un missile russo. La strada è disseminata di pezzi di lamiera e frammenti di vetro.

Un marciapiede sta lentamente assorbendo una densa pozza di sangue. “Credo che il tizio che era lì sia morto. Aveva le gambe recise”, racconta Michail, un elettricista che lavora nell’edificio di mattoni rossi ai piedi della torre. “Io sono stato fortunato. Le schegge mi hanno lacerato i pantaloni, ma non mi sono fatto niente”, continua. “Ho sentito l’onda d’urto, poi mi sono ritrovato in una nuvola di polvere. Fortunatamente ero lontano dalla torre e i vetri non mi hanno colpito”. Dietro di lui una decina di feriti, tutti in stato di shock: seduti, accovacciati e sdraiati vicino a un muro di fronte alla torre. Le unità di emergenza stanno cominciando a prendersi cura di loro.

Massima calma

“Stiamo affrontando la situazione. La cosa principale è sbarazzarsi dell’invasore”, continua Michail, la cui officina è rimasta distrutta nell’esplosione. “Putin vuole terrorizzarci, ma noi non abbiamo più paura. Presto avremo nuovi sistemi antimissile e tutto questo sarà solo un brutto ricordo”.

“Non abbiamo più paura” è una frase che risuona in continuazione per le strade di Kiev. Molti abitanti della capitale mostrano la stessa determinazione dell’elettricista. “La Russia non può intimidirci”, ha scritto in un tweet l’avvocata Oleksandra Matvijčuk, direttrice del Centro per le libertà civili, che ha appena ricevuto, insieme a un dissidente bielorusso e a un’ong russa, il premio Nobel per la pace.

È vero, il 10 ottobre le strade di Kiev si sono nuovamente svuotate, come succedeva a febbraio e a marzo, ma con la massima calma. Alcuni si sono rifugiati nelle stazioni della metropolitana, dove hanno cantato l’inno nazionale e canzoni tradizionali ucraine, a dimostrazione della loro determinazione. Ma subito dopo le esplosioni, in tanti hanno approfittato della bella giornata per sedersi ai tavolini all’aperto di un caffè che non aveva chiuso i battenti, per incontrare gli amici in un parco o per starsene seduti, come innamorati, su qualche panchina.

Su Kiev sono stati scaricati ottantaquattro missili, quarantatré dei quali abbattuti in volo, e ventiquattro droni esplosivi, tredici dei quali intercettati. Il bombardamento russo non ha preso di mira nessun obiettivo militare noto. Secondo le autorità ucraine, i morti sono stati almeno diciannove e i feriti più di cento. I principali bersagli dei missili russi erano le infrastrutture civili della rete elettrica.

Il sindaco di Kiev, Vitalij Klyčko, ha dichiarato che gli attacchi hanno preso di mira “infrastrutture fondamentali per la città”, mentre il primo ministro ucraino, Denys Šmyhal, ha fatto sapere che, oltre a quelle di Kiev, sono state danneggiate undici infrastrutture in otto regioni del paese. Le autorità hanno confermato che quattro regioni sono rimaste al buio. L’elettricità è stata interrotta, in particolare nelle città di Leopoli e Charkiv.

L’altra motivazione dietro all’attacco di Mosca sembra essere semplicemente quella di ricordare all’Ucraina che, nonostante i successi ottenuti sul terreno, la Russia resta più forte dal punto di vista militare e in grado di punire la popolazione civile a proprio piacimento. A parte la minaccia di un inverno al freddo e senza elettricità, le bombe sganciate sul centro di Kiev, intorno al parco Taras Ševčenko o contro il ponte pedonale Klyčko, luoghi dove i cittadini di Kiev amano passeggiare, possono essere spiegate solo con la strategia di creare un clima di terrore. Dei due missili caduti nelle vicinanze del parco, uno è finito vicino all’università, l’altro accanto a un parco giochi per bambini.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj non ha atteso il tradizionale video­messaggio notturno per rivolgersi ai cittadini. È sceso in strada per registrare all’aperto. “È una mattinata difficile. Abbiamo di fronte dei terroristi”, ha detto. Secondo Zelenskyj, Mosca ha “due obiettivi”: da un lato le infrastrutture energetiche, colpite per seminare “caos e panico”, dall’altro la popolazione. “Ma noi siamo ucraini. Ci aiutiamo a vicenda. Crediamo in noi”, ha continuato. “Potranno esserci interruzioni momentanee di corrente, ma non perderemo mai la fiducia nella vittoria”.

I bombardamenti contro le città ucraine arrivano pochi giorni dopo l’attacco al ponte sullo stretto di Kerč, che collega la Russia alla Crimea, un’azione che Putin ha definito “atto terroristico”, attribuendone la responsabilità ai servizi di sicurezza ucraini. In realtà, gli attacchi russi sembrano soprattutto una risposta alla serie di successi militari che le truppe ucraine stanno ottenendo da quando, il 29 agosto, hanno lanciato la loro controffensiva, nel sud e poi nel nordest del paese. La provincia di Charkiv e città strategiche come Izjum e Lyman sono state riconquistate, e i soldati ucraini stanno continuando ad avanzare nelle province di Cherson, Luhansk e Donetsk.

“Putin è disperato a causa delle sconfitte sul campo di battaglia, e sta usando i missili come strumento di terrore per cercare di cambiare il corso della guerra a suo favore”, ha dichiarato il ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba, che ha anche ricordato come il bombardamento delle città non sia una novità, ma “una costante” nella strategia russa in Ucraina.

Oltre a Kiev, tra febbraio e marzo erano state colpite con regolarità città come Charkiv, Dnipro, Zaporižžja, Mykolaïv e altre località della regione orientale del Donbass. Anche in quel caso non erano stati presi di mira obiettivi militari.

Il presidente ucraino, che durante la giornata del 10 ottobre ha parlato con capi di stato e di governo stranieri, ha dichiarato dopo un colloquio con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden che “la difesa antiaerea è attualmente la priorità numero uno della cooperazione tra i due paesi”.

Armi di difesa

Contrariamente a quanto annunciato poche ore dopo l’inizio della guerra, la Russia non ha ancora il controllo del cielo ucraino e l’aeronautica di Kiev continua a essere operativa, con la difesa antiaerea che abbatte regolarmente aerei ed elicotteri russi. Tutto questo, però, non cancella il fatto che Mosca è ancora padrona della situazione quando lancia i suoi missili sull’Ucraina.

Dopo il fallimento della campagna diplomatica condotta in primavera da Zelenskyj per convincere gli alleati statunitensi ed europei a chiudere lo spazio aereo ucraino, ora Kiev sta facendo pressioni per ottenere la consegna di moderni sistemi di difesa antiaerea. L’Ucraina sogna uno scudo aereo che le permetta di riportare la battaglia sul terreno, dove il suo esercito ha già dimostrato un’abilità innegabile. ◆ ff

Da sapere
Ultime notizie
Fonte: Institute for the study of war

◆ L’8 ottobre 2022 un’esplosione ha seriamente danneggiato il ponte di Kerč, che collega la Russia alla Crimea, annessa da Mosca nel 2014. Il ponte è importante dal punto di vista strategico perché è usato dalla Russia per rifornire il suo esercito nel sud dell’Ucraina. Come rappresaglia, il 10 ottobre Mosca ha cominciato a bombardare le principali città dell’Ucraina, anche quelle che non sono sul fronte del conflitto, come la capitale Kiev. Sono caduti più di quaranta missili, che hanno colpito principalmente obiettivi civili, causando almeno 19 morti e più di cento feriti.

◆ Il 5 ottobre 2022 il New York Times ha scritto che l’attentato in cui il 20 agosto è stata uccisa a Mosca la giornalista russa Darya Dugina sarebbe stato ordinato da apparati del governo ucraino. I funzionari dei servizi segreti che hanno parlato con il giornale sospettano che l’obiettivo dell’attacco fosse il padre della donna, Aleksandr Dugin, politico e filosofo di estrema destra.


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Questo articolo è uscito sul numero 1482 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati