La pace ha ancora una possibilità. Il cambio di tono delle autorità russe, secondo cui la diplomazia può ancora trovare una soluzione alla crisi in Ucraina, è un passo minimo ma significativo nella direzione giusta. Per settimane la Russia ha giocato al rialzo con una mobilitazione militare e una retorica pericolosa. Gli Stati Uniti hanno risposto con un allarmismo altrettanto rischioso. Una spirale che poteva e può ancora far temere il peggio: molti conflitti, come la prima guerra mondiale, sono stati innescati dalla mobilitazione militare e da una dinamica delle alleanze divenuta impossibile da controllare.

Il tentativo russo di aprire una crepa nell’unità dell’occidente per ora è fallito. Anche la Germania, che molti consideravano l’anello debole dell’Unione europea a causa dell’ambivalenza dei suoi interessi politici ed economici con la Russia, non ha tentennato. Il cancelliere Olaf Scholz ha riaffermato l’inviolabilità delle frontiere dell’Ucraina e ha fatto capire che Russia e Germania hanno tutto l’interesse a trovare una soluzione diplomatica. La sospensione del gasdotto Nord stream2 potrebbe rientrare fra le sanzioni che europei e statunitensi approverebbero in caso d’invasione dell’Ucraina. Una minaccia che Putin, nonostante il suo avvicinamento alla Cina, deve prendere sul serio. Il suo sistema di potere dipende anche dai ricchi guadagni dell’esportazione di gas e petrolio in Europa.

E ora? Niente è ancora risolto. Forse Putin non ha ricevuto le garanzie che si aspettava in materia di sicurezza, ma solo un primo riconoscimento che gli permette di non perdere la faccia. Il suo ricatto sull’Ucraina ha provocato un balletto diplomatico di capi di stato e ministri in visita al Cremlino, e questo dimostra che la Russia è un elemento del quale si dovrà tenere conto nei futuri calcoli sulla sicurezza dell’Europa. ◆ ff

Questo articolo è uscito sul numero 1448 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati