Il Partito democratico ha vinto le elezioni in cinque regioni su sette

Il partito del premier Matteo Renzi ha mantenuto con difficoltà l’Umbria e ha conquistato la Campania. Il forzista Giovanni Toti ha vinto in Liguria e il leghista Luca Zaia ha mantenuto il Veneto. L’affluenza si è fermata al 52,2 per cento

Che effetti avrà la lista degli “impresentabili” sulle elezioni regionali

29 maggio 2015 17:02

Cos’è la lista dei cosiddetti “impresentabili” pubblicata dalla commissione antimafia? La commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi ha presentato una lista di 17 candidati alle elezioni regionali di domenica 31 maggio, considerati “impresentabili” secondo il codice di autoregolamentazione approvato da tutti i partiti che fanno parte della commissione il 23 settembre 2014. Nella lista sono presenti soltanto candidati nelle regioni Puglia (4) e Campania (13), dove “la presenza del potere mafioso è più forte e più condizionante”, ha spiegato Bindi in conferenza stampa. Tra questi, sono presenti il candidato alla presidenza della regione Campania per il Partito democratico, Vincenzo De Luca, e Sandra Lonardo, candidata con Forza Italia nella circoscrizione elettorale di Benevento.

Chi riguarda il codice etico? Il codice etico della commissione non ha valore di legge ma chiede a partiti e movimenti di non candidare o sostenere anche in modo indiretto, attraverso il collegamento ad altre liste, persone rinviate a giudizio, indagate, sottoposte a misure cautelari o condannate – anche non in via definitiva – per i reati di stampo mafioso (previsti dall’articolo 416 bis del codice penale) e per i cosiddetti reati spia: racket, usura, riciclaggio, traffico di esseri umani, traffico di rifiuti. Il codice riguarda anche i latitanti o “coloro che hanno ricoperto la carica di sindaco o di componente delle rispettive giunte in comuni o consigli provinciali” sciolti per mafia. “Non troverete reati per violenza sessuale: sono odiosi ma non riguardano il lavoro di questa commissione” ha confermato la presidente Bindi.

Che effetti avrà l’indagine della commissione antimafia? L’adesione dei partiti e movimenti, come precisa il codice, era volontaria “e la mancata osservanza delle disposizioni o anche la semplice mancata adesione allo stesso non dà luogo a sanzioni, semmai comporta una valutazione di carattere strettamente etico e politico nei confronti dei partiti e formazioni politiche”. Sui candidati presenti nella lista, quindi, pesa esclusivamente un giudizio etico e politico. Le loro candidature restano valide a tutti gli effetti perché il codice non ha alcun valore legale. “Con questo codice non si dichiara l’incandidabilità di nessuno - ha sottolineato Bindi - si comunica soltanto agli elettori qual è la qualità del personale politico che andranno a votare”.

Che differenze ci sono tra il codice etico della commissione antimafia e la legge Severino? Il codice di autoregolamentazione voluto dalla commissione antimafia è una cosa diversa dalla legge 190/2010 (”Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”), meglio conosciuta come legge Severino, entrata in vigore alle fine del 2012. Questa legge disciplina l’incandidabilità e la decadenza dei politici eletti, imponendo “l’immediata sospensione dall’incarico su richiesta del prefetto e del ministero dell’interno per un periodo di almeno 18 mesi” nei confronti degli amministratori pubblici condannati anche solo in primo grado per una serie di reati, tra cui quelli contro la pubblica amministrazione.

Chi è incandidabile per la legge Severino? In base alla legge 190/2010 un candidato incompatibile può candidarsi e può essere eletto, e poi semmai decadere. L’incandidabilità alle elezioni regionali (regolata dall’articolo 7) è prevista solo in caso di condanna in via definitiva per vari reati, compreso l’abuso d’ufficio. Su alcuni articoli della legge ci sono dubbi di legittimità costituzionale, che hanno consentito per esempio il reintegro sia del sindaco di Napoli Luigi De Magistris sia di quello di Salerno, Vincenzo De Luca. È la questione della retroattività, il fatto cioè che la legge sia stata approvata dopo il presunto reato commesso. La stessa che Silvio Berlusconi sollevò inutilmente riguardo la sua decadenza da senatore.

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