I miltari caricano sull’elicottero tende e aiuti da distribuire nelle zone terremotate a Peshawar in Pakistan, il 27 ottobre 2015. (Fayaz Aziz, Reuters/Contrasto)

Più di 300 morti nel sisma che ha colpito Afghanistan e Pakistan

I miltari caricano sull’elicottero tende e aiuti da distribuire nelle zone terremotate a Peshawar in Pakistan, il 27 ottobre 2015. (Fayaz Aziz, Reuters/Contrasto)
27 ottobre 2015 12:41

Continuano i soccorsi e le ricerche di sopravvissuti dopo il terremoto di magnitudo 75 che lunedì 26 ottobre ha colpito l’Afghanistan e il Pakistan, uccidendo più di 300 persone. Gli esperti hanno confermato che, se non fosse stato per la profondità dell’epicentro – circa 200 chilometri sotto la superficie terrestre – il sisma che ha scosso una vasta e impervia regione delle montagne dell’Hindu Kush, la propaggine occidentale delle catene del Pamir, del Karakorum e dell’Himalaya, avrebbe potuto provocare ancora più vittime.

All’indomani dell’appello lanciato ai governi e le organizzazioni internazionali dall’amministratore delegato del governo afgano, Abdullah Abdullah, anche i taliban hanno chiesto pubblicamente alle ong di non risparmiare gli sforzi per assicurare riparo, cibo e assistenza medica alle vittime del terremoto. “I combattenti islamici assicureranno ogni aiuto possibile nelle zone colpite”, ha annunciato il movimento in un comunicato. Il maltempo e le temperature particolarmente rigide sulle montagne stanno ostacolando le operazioni di soccorso a ridosso del Khyber pass, tra Afghanistan e Pakistan.

Il centro più vicino al sisma, a soli 82 chilometri dall’epicentro, è Feyzabad, in Afghanistan vicino al confine tra Pakistan e Tagikistan. In Pakistan le autorità hanno già confermato 228 morti mentre in Afghanistan le persone rimaste uccise sono più di 8o e ci sono centinaia di feriti tra le province di Nangarhar, Badakhshan e Takhar: qui dodici ragazzine ieri sono morte calpestate durante la fuga da una scuola. Almeno quattromila tra abitazioni e palazzine sono andate distrutte, secondo Abdullah Abdullah, e il bilancio delle vittime e dei danni peggiora man mano che vengono ristabilite le comunicazioni con i villaggi più isolati.

Dal comando della Nato nella capitale Kabul hanno fatto sapere che i militari stanno aiutando le forze di sicurezza afgane a organizzare e pianificare gli aiuti ala popolazione. Il Pakistan, che ha un esercito meglio equipaggiato, ha mandato i militari nelle regioni montuose del nord dove le piogge pesanti, gli smottamenti e la neve avevano già causato negli ultimi giorni parecchi disagi a residenti e turisti.

Un portavoce militare ha spiegato che alcune avanguardie sono state mandate sul posto a valutare i danni e che i soldati sono al lavoro per riaprire l’autostrada del Karakoram che collega il Pakistan alla Cina, rimasta bloccata dalle frane. Due elicotteri e un aereo militare hanno preso parte a una missione di salvataggio nella regione del Chitral, dove 29 persone sono morte e più di duecento sono rimaste ferite.

L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha) ha riferito che le strade tra le città afgane di Taloqan e Kunduz nel nord e tra Jalalabad nell’est e la capitale Kabul sono state interrotte dalle frane. Gli Stati Uniti e l’Iran sono stati tra i primi paesi a offrire assistenza umanitaria all’Afghanistan, che già dipende pesantemente dagli aiuti internazionali dopo l’impatto di decenni di guerra sulle infrastrutture e l’economia.

Il terremoto è stato avvertito anche negli studi dell’emittente televisiva Ariana a Kabul. Le scosse e il conduttore che abbandona lo studio, nelle immagini distribuite dall’Afp.


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