Piazza San Pietro, il 27 ottobre 2013. (Dorothea Schmid, Laif/Contrasto)

Il Vaticano apre un’indagine interna sul riciclaggio di denaro sporco

Piazza San Pietro, il 27 ottobre 2013. (Dorothea Schmid, Laif/Contrasto)
04 novembre 2015 16:10

Il Vaticano ha aperto un’inchiesta sull’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica (Apsa), un dipartimento preposto al controllo del patrimonio immobiliare e degli investimenti vaticani, perché sospetta che in passato l’istituto sia stato usato per riciclaggio di denaro, attività di insider trading e manipolazione del mercato.

Una fonte vaticana, intervistata dalla Reuters, ha detto che le informazioni contenute nel documento confidenziale, relativo a fatti avvenuti tra il 2000 e il 2011, sono state trasmesse agli inquirenti italiani e svizzeri per fare altri controlli, perché pare che alcune attività legate ai conti si siano svolte nei loro paesi.

Per decenni l’attenzione rivolta alle torbide finanze del Vaticano si è incentrata sulla sua banca ufficiale, l’Istituto per le opere di religione (Ior), mentre un dipartimento chiamato Amministrazione del patrimonio della sede apostolica (Apsa) fungeva da sua centrale finanziaria.

L’Apsa, una sorta di ufficio della contabilità generale, gestisce le proprietà immobiliari del Vaticano a Roma e altrove in Italia, paga gli stipendi dei dipendenti vaticani e ha anche funzioni di ufficio acquisti e dipartimento delle risorse umane.

Una delle sue due sezioni gestisce anche il portafoglio finanziario e azionario del Vaticano. Nell’inchiesta di 33 pagine si ipotizza che l’Apsa sia stata usata da persone esterne al Vaticano per affari che non riguardano la Santa Sede, probabilmente con la complicità del personale dell’Apsa, che avrebbe violato i suoi stessi regolamenti.

L’indagine interna è parte di un’iniziativa avviata da papa Francesco per concedere alle autorità finanziarie vaticane la massima libertà di andare a fondo nelle indagini, imponendosi su alcuni cardinali che preferirebbero dimenticare il passato adesso che il Vaticano ha avviato grandi riforme e istituito controlli per ostacolare le pratiche irregolari.

Con papa Francesco, il Vaticano ha riorganizzato la sua banca colpita dagli scandali, ha dato più potere all’autorità che ha il controllo delle attività finanziarie, ha nominato il suo primo revisore generale e ha istituito un nuovo ministero per controllare le attività economiche di tutti i dipartimenti, che in precedenza amministravano i propri bilanci senza controlli.

Non è chiaro se questo basterà a garantire trasparenza alle attività finanziarie del Vaticano, che si sono svolte sempre con modalità riservate.

Un consulente vaticano al centro dell’inchiesta

Il rapporto degli ispettori si concentra sull’attività di Giampietro Nattino, presidente della banca Finnat Euroamerica, un istituto di credito italiano, privato e a conduzione familiare.

Stando al documento, gli inquirenti sospettano che Nattino usasse i conti dell’Apsa per svolgere operazioni strettamente personali sul mercato azionario italiano. Inoltre più di due milioni di euro sono stati trasferiti in Svizzera alla chiusura dei conti, pochi giorni prima che il Vaticano introducesse nuove normative contro il riciclaggio di denaro, che sottoponevano a un controllo più stretto i trasferimenti di fondi.

Dal 22 marzo 2000 al 29 marzo 2011 Nattino, presente nel consiglio di amministrazione di molte aziende italiane e consulente della prefettura degli affari economici della Santa Sede, è stato il titolare per l’Apsa del “portfolio 339”, che consiste in quattro diversi conti correnti. Riguardo alla loro chiusura l’inchiesta parla di fondi di “provenienza e destinazione finale dubbie”, e chiede come mai Nattino potesse avere conti presso l’Apsa, una circostanza che sembrerebbe costituire una violazione dei regolamenti di quell’organismo.

Questi regolamenti, pubblicati sul sito del Vaticano e di cui si parla nel rapporto interno, dicono che il dipartimento può eseguire operazioni finanziarie per conto terzi solo “in via eccezionale” e solo previo permesso accordato dal cardinale in carica.

Martedì notte, Nattino ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che il suo lavoro è stato “caratterizzato sempre dalla massima trasparenza e correttezza, nel rispetto dei regolamenti in vigore” e in cui “confida che la faccenda si possa chiarire definitivamente nel più breve tempo possibile”.

Una fonte vaticana attendibile ha detto che gli ispettori hanno fornito gli esiti delle loro indagini al promotore di giustizia del Vaticano, il pubblico ministero capo, l’avvocato Gian Piero Milano, aggiungendo che questi aveva avviato una sua indagine.

Alla fine del loro rapporto, che contiene una trentina di grafici e tabelle con dettagli sulla partecipazione azionaria, le transazioni e i bonifici bancari relativi ai conti di Nattino, gli inquirenti hanno chiesto al legale di indagare se si possano ravvisare gli estremi dei reati di riciclaggio di denaro, insider trading e manipolazione del mercato.

Stando al documento, gli investigatori sospettano che in un’occasione, quando la banca di Nattino si occupò di un collocamento di azioni, furono usati i conti dell’Apsa per comprarne delle quote prima di assegnarle ad altri investitori.

Hanno chiesto inoltre al pubblico ministero di indagare la “potenziale corresponsabilità” del personale dell’Apsa nella gestione dell’attività dei conti e di verificare se le procedure seguissero le “regole e le prassi interne” al dipartimento.

Paola, la figlia di Nattino, che ha il ruolo di portavoce della società, non ha voluto commentare sul “portfolio 339” né sui sospetti di irregolarità nei conti, scrivendo in una email inviata alla Reuters che “è nostra consuetudine non rilasciare dichiarazioni”.

L’ufficio del pubblico ministero Milano non risponde al telefono sul caso in questione, in passato ha detto che non rilascia commenti sulle indagini in corso.

Anomalia vaticana

Dal 2002 al 2011, nove degli undici anni presi in esame dall’indagine, il cardinale in carica dell’Apsa è stato l’arcivescovo italiano Attilio Nicora. Il rapporto non lo nomina esplicitamente, ma fa riferimento al regolamento dell’Apsa, secondo il quale solo il suo dirigente può autorizzare in via eccezionale operazioni finanziarie per conto terzi. Rispondendo alle domande dalla Reuters, Nicora ha detto solamente che l’Apsa non è una banca “perché non presta denaro”, ma non ha voluto rispondere ad altre domande.

Nel 2012 Moneyval, un organismo del Consiglio d’Europa che ha il compito di giudicare la conformità rispetto agli standard internazionali della attività di riciclaggio di denaro, ha fornito una valutazione sul Vaticano; in essa si riportano dichiarazioni di funzionari dell’Apsa secondo cui nel 2001 il dipartimento aveva deciso di eliminare gradualmente i titolari di conti individuali e da allora non sarebbe stato più possibile versare altri fondi in quei conti.

Però il rapporto confidenziale esaminato dalla Reuters dice che ancora nel 2009 da fonti esterne erano stati depositati dei soldi proprio in quei conti dell’Apsa.

L’Apsa ha fatto parlare di sé nel giugno del 2013, quando è stato arrestato Nunzio Scarano, che per 22 anni è stato capo contabile dell’organismo e oggi è sotto inchiesta in due procedimenti. Un capo d’accusa è associazione a delinquere: avrebbe introdotto illegalmente in Italia dalla Svizzera 20 milioni di euro in contanti per aiutare degli amici a eludere le tasse; l’altra imputazione è di aver usato la banca del Vaticano per riciclaggio di denaro sporco. L’interessato nega ogni illecito.

(Traduzione di Alessandro de Lachenal)

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

Le notizie di scienza della settimana
Claudia Grisanti
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.