Sostenitrici del diritto all’aborto protestano davanti al parlamento irlandese prima del voto che depenalizza l’interruzione di gravidanza solo se è in pericolo la vita della madre. Dublino, 10 giugno del 2013.

Perché le irlandesi parlano delle loro mestruazioni su Twitter

Sostenitrici del diritto all’aborto protestano davanti al parlamento irlandese prima del voto che depenalizza l’interruzione di gravidanza solo se è in pericolo la vita della madre. Dublino, 10 giugno del 2013.
06 novembre 2015 17:08

“Se decidi sul mio apparato riproduttivo, allora devi conoscerne i dettagli”. È questo il senso della campagna a favore del diritto all’aborto a cui stanno aderendo migliaia di donne irlandesi su Twitter. Da lunedì scrivono al primo ministro Enda Kenny, aggiornandolo con notizie e commenti sul loro ciclo mestruale, in segno di protesta contro le norme in vigore in Irlanda: l’emendamento 8 della costituzione, approvato con un referendum nel 1983, equipara la vita del feto a quella della madre e stabilisce quindi che interrompere una gravidanza costituisce reato.

A cominciare la protesta su Twitter è stata l’attrice comica Grainne Maguire, che il 2 novembre ha mandato una serie di messaggi al taoiseach (il capo del governo) per chiedergli di convocare una consultazione popolare che cancelli l’emendamento.

“Visto che sappiamo quanto lo stato irlandese si interessi al nostro apparato riproduttivo, nomino il mio ventre ambasciata d’Irlanda”, e quindi – segue Maguire – “penso sia giusto che le donne d’Irlanda informino il leader @EndaKennyTD dei particolari del loro ciclo mestruale”. A seguire, in un terzo Tweet, ha fornito per davvero questi dettagli: “Hey, Enda Kerry, giusto perché tu lo sappia, mi sono venute due giorni fa. All’inizio flusso abbastanza intenso, ma ora solo un po’ di perdite”.

Molte donne irlandesi hanno seguito l’esempio della cabarettista e hanno twittato con l’hashtag #repealthe8th, cioè “abrogare l’ottavo emendamento”.

In Irlanda le modifiche alla costituzione possono essere apportate soltanto tramite referendum. Sono state raccolte più di 47mila firme a favore della petizione promossa da Amnesty International per chiedere l’abrogazione del testo.

A giugno l’organizzazione non governativa ha pubblicato un rapporto intitolato “Lei non è una criminale. Gli effetti della legge sull’aborto in Irlanda”, in cui ha documentato casi di donne incinte alle quali le autorità hanno negato le opportune cure mediche per dare priorità alla vita del feto. Negli ospedali irlandesi, infatti, una donna può interrompere una gravidanza solo se corre grave pericolo di morire in caso la portasse avanti.

“Il recente referendum sull’uguaglianza dei matrimoni ha messo in luce una nazione orgogliosa di essere una società aperta e inclusiva, ma in Irlanda non tutto va bene. I diritti umani delle donne e delle ragazze sono violati su base quotidiana a causa di una costituzione che le tratta come recipienti” - ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International. Anche le Nazioni Unite hanno più volte richiamato i governi irlandesi, preoccupate “per le circostanze molto restrittive in base alle quali le donne possono legittimamente avere un aborto nel paese”.

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