Una fiera di modellismo a Erfurt, in Germania, il 14 febbraio 2016.

La corsa agli armamenti arriva anche a Legoland

Una fiera di modellismo a Erfurt, in Germania, il 14 febbraio 2016.
25 maggio 2016 17:06

Un team di ricercatori neozelandesi ha constatato che gli allegri prodotti della Lego sono sempre più violenti in una sorta di “corsa agli armamenti” che i fabbricanti di giocattoli fanno per attirare l’attenzione dei bambini nell’era digitale. Secondo i ricercatori dell’università di Canterbury il giocattolaio danese, oltre ai mattoncini di plastica che lo hanno reso famoso, produce sempre più armi e nei suoi paesaggi gli scenari di guerra sono più frequenti.

“I prodotti Lego non sono più innocenti come un tempo”, ha dichiarato Christoph Bartneck, responsabile della ricerca neozelandese. “E la violenza sembra andare ben oltre il semplice arricchimento del gioco”. In uno studio pubblicato il 20 maggio dal giornale online Plos One, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che il fabbricante danese “ha dimostrato nel corso del tempo un aumento significativo ed esponenziale della violenza”.

La Lego produce mattoncini colorati dal 1949 e secondo lo studio le prime armi sono apparse nel 1978, in uno scenario medievale in cui figuravano spade, asce e lance. Da allora il numero di armi è aumentato in modo progressivo e attualmente sono presenti nel 30 per cento dei kit della Lego. Analizzando i cataloghi fra il 1973 e 2015 la ricerca ha comunque riscontrato il fatto che gli scenari presentati sono sempre più violenti.

“Attualmente circa il 40 per cento delle pagine del catalogo contiene un qualche tipo di violenza, in particolare sono aumentati nel corso degli anni gli scenari in cui figurano comportamenti potenzialmente minacciosi”, dice lo studio. I ricercatori tuttavia osservano che le scelte della Lego non fanno altro che riflettere la tendenza generale del mercato, non solo in direzione di personaggi e scenari violenti. Ma il dato di fatto rimane: “Per attirare i clienti, i produttori di giocattoli sono coinvolti in una metaforica corsa agli armamenti”, dice lo studio.

Conflitti e sviluppo

In un precedente studio pubblicato nel 2013, Bartneck era arrivato alla conclusione che i personaggi con un’espressione triste erano aumentati a scapito dei personaggi sorridenti. Il portavoce dell’azienda, Troy Taylor, ha sottolineato che la Lego offre tutta una serie di attività che possono fare ricorso alla costruzione, all’immaginazione e al conflitto.

“L’idea del conflitto è parte integrante dello sviluppo naturale del bambino”, ha precisato Taylor, spiegando che le armi sono state presentate in un contesto più largo, come strumenti utili all’obiettivo di salvare il pianeta. “Proviamo sempre a fare ricorso all’umorismo, quando è possibile, proprio perché l’umorismo permette di ridurre il livello del conflitto”.

In passato la Lego ha conosciuto dei momenti difficili. Vittima della concorrenza delle forme d’intrattenimento digitali e del suo stesso tentativo di diversificare l’offerta nel 2003-2004 si è trovata a un passo dal fallimento. Ma è stata capace di reinventarsi concentrandosi sui suoi tratti caratteristici, cioè i classici mattoncini da montare, associati a collezioni ispirate a film di grande successo come Star Wars, Batman o Harry Potter. Nel 2015 il gruppo ha annunciato il suo undicesimo anno di crescita consecutiva del fatturato.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

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