Amici e parenti di alcune delle vittime della sparatoria nel locale gay di Orlando, in Florida, il 12 giugno 2016. (Steve Nesius, Reuters/Contrasto)

La strage di Orlando vista dalla stampa statunitense

Amici e parenti di alcune delle vittime della sparatoria nel locale gay di Orlando, in Florida, il 12 giugno 2016. (Steve Nesius, Reuters/Contrasto)
13 giugno 2016 12:53

All’indomani della sparatoria nella quale un uomo che si era dichiarato vicino all’Isis ha ucciso 50 persone e ne ha ferite altre 53 in un locale gay di Orlando (Florida), i principali giornali degli Stati Uniti si stringono intorno alle vittime, chiedono di non alimentare l’ostilità nei confronti dei musulmano, ma anche di aumentare la sorveglianza sui presunti terroristi.

“Restiamo uniti per riprenderci dalla sparatoria di Orlando”
Orlando Sentinel, Orlando

“Le parole non possono esprimere in modo adeguato l’intensità dell’orrore e del lutto nella Florida centrale all’indomani di quella che è ormai la più grave sparatoria della storia degli Stati Uniti”, esordisce l’editoriale pubblicato sulla prima pagina del principale giornale della città. “Mentre il terrorismo ha colpito altre città nel mondo negli ultimi mesi – Parigi, Bruxelles, San Bernardino – il nostro choc e la nostra rabbia si mescolano a una crescente sensazione sgradevole. Orlando, una delle destinazioni più popolari e note per i viaggiatori di tutto il mondo e una comunità che coltiva con fierezza le sue diversità, è considerata da tempo un bersaglio privilegiato dai potenziali terroristi. Sembra ora che i nostri peggiori timori si siano avverati. […] Facciamo sì che la nostra comunità si distingua attraverso la sua risposta inequivocabile: rimanendo unita.”

“Frutto dell’odio”
Miami Herald, Miami

“Con questo massacro, ci siamo resi conto nel peggiore dei modi che anche noi abitanti della Florida siamo le vittime fisiche e psicologiche di questa orrenda ondata di violenza, questa volta ispirata alla devozione all’Isis”, scrive l’editoriale della redazione: “In questo attacco pianificato con cura contro un club gay durante la Notte latina, l’assassino non ha colpito solo la comunità lgbt, ma anche la comunità dei musulmani statunitensi, inorriditi come tutti gli altri dal massacro compiuto nel nome dell’islam. E in un momento in cui i musulmani, tra gli altri, sono bersaglio di una retorica politica dell’odio. Lasciare che essa alimenti i sentimenti omofobi o antimusulmani non farebbe altro che aumentare questa tragedia nazionale.”

“Un’idea chiara della strage di Orlando”
Usa Today, McLean

“Ancora una volta alcuni statunitensi si uniranno a Obama nel denunciare, giustamente, quanto sia facile per chiunque negli Stati Uniti entrare in possesso di un’arma da guerra e compiere un omicidio di massa”, recita l’editoriale della redazione. “Altri se la prenderanno a torto contro tutti i musulmani, considerandoli responsabili in solido per gli atti odiosi compiuti da un pugno di loro. Per ora la cosa più importante è che gli statunitensi di ogni fede e orientamento sessuale stiano uniti, rendano omaggio alle vittime, che condannino la violenza e che prendano le misure adeguate, nel paese e fuori, per evitare nuove Orlando.”

“Invocando Isis, un uomo armato attacca una discoteca gay, uccidendo 50 persone nella più grave sparatoria sul suolo americano”
The New York Times, New York

“Che sia chiaro: questo non era un attacco solo contro la comunità lgbt, come il massacro negli uffici di Charlie Hebdo a Parigi non era un attacco solo contro i vignettisti satirici”, scrive Frank Bruni: “Entrambi sono attacchi contro la libertà in sé. Entrambi hanno per bersaglio delle società che, per la loro parte migliore, integrano e mettono in risalto diversi punti di vista, diverse credenze, diversi modi di amare. E parlare di un massacro dal significato meno ampio significa perdere di vista il vero messaggio, il pericolo più minaccioso e la vera posta in gioco.”

The New York Times, il 13 giugno 2016.

“Cinquanta persone uccise in un club gay in Florida”
The Washington Post, Washington D.C.

Nel suo editoriale, il giornale della capitale scrive che “la sparatoria di Orlando, la più grave nella storia degli Stati Uniti, sembra fatta apposta per scatenare le passioni più violente in un paese che è già al limite a causa di un’orrenda campagna elettorale. Terrorismo di matrice islamica, omofobia, disponibilità di armi da guerra – sono tutti possibili fattori. In una situazione del genere la tentazione di trarre numerose conclusioni o di trarle in modo affrettato è forte. Ma sarebbe anche sbagliato voltare le spalle ai fatti che abbiamo davanti. […] Viviamo in un’epoca pericolosa, in un mondo pericoloso. Abbiamo bisogno di leader che capiscano la complessità della sfida, non di quelli che inseguono il potere sfruttando e alimentando i pregiudizi.”

The Washington Post, il 13 giugno 2016.

“La strage di Orlando ci ricorda che viviamo ancora nell’era del terrore”
Chicago Tribune, Chicago

“Il massacro di domenica in una discoteca di Orlando è un sequel grottesco di quella che gli statunitensi conoscono come l’era del terrore. L’11 settembre non sapevamo quanto sarebbe durata. Ma ora sembra che la fine sia ancora lontana”, si legge nell’editoriale della redazione. “Orlando e gli interi Stati Uniti sono in lutto oggi. Ricordiamo i morti. Così come ricordiamo le vittime innocenti del terrorismo a Bruxelles e a Parigi. La battaglia è lunga. La fine non è ancora in vista. Oggi sappiamo quello che sapevamo il 12 settembre 2001: questa guerra mette alla prova la nostra determinazione, la nostra perseveranza contro un nemico che uccide gli innocenti. L’America vincerà.”

Chicago Tribune, il 13 giugno.

“Dopo Orlando possiamo finalmente toglierci i guanti?”
New York Post, New York City

“Stanno arrivando. Il gruppo Stato islamico (Is) pubblica degli ‘elenchi dei bersagli’ statunitensi. Ognuno di noi è su quegli elenchi”, scrive Matthew Hennessey. Per l’editorialista, “sarebbe tempo di toglierci i guanti. Lasciamo che l’Fbi e la polizia di New York sorveglino le moschee. Lasciamo che queste agenzie facciano quello che devono senza aver paura di offendere le organizzazioni per i diritti umani e i progressisti laici il cui primo pensiero quando sentono parlare di attacchi come questo è ‘Oh no. Questo aiuterà Trump’”.

A cura di VoxEurop.

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