24 giugno 2021 12:08

Per la prima volta da oltre un anno, questo mese piccoli gruppi di bambini sono entrati, con i loro zaini e il loro chiacchiericcio, in alcune scuole di Città del Messico. Si tratta di una riapertura molto cauta. La scelta è affidata alle scuole e solo una minoranza ha deciso di farlo. Solo una parte della classe frequenta tutti i giorni. Questo vale per diciotto dei trentuno stati del Messico. Negli altri le scuole restano chiuse. Con la pandemia neanche lontanamente finita, la precauzione potrebbe essere comprensibile. Ma tra i sopravvissuti i bambini continuano a essere le sue vittime principali, in Messico e in tutta l’America Latina.

La regione è stata colpita in modo particolarmente duro dal covid-19 per tre ragioni. Con l’8 per cento della popolazione mondiale ha subìto circa un terzo del totale dei decessi ufficialmente attribuiti al covid-19 (e molti altri sono quelli non registrati). Nel 2020 le sue economie hanno perso in media il 7 per cento, un dato peggiore rispetto a quello globale. Una cosa di cui si parla molto meno è il fatto che le scuole dell’America Latina sono rimaste chiuse molto più a lungo di quelle di qualsiasi altra regione. Gli effetti si faranno sentire a lungo dopo che la pandemia sarà conclusa e l’economia si sarà ripresa.

Restare indietro
Tranne che in sei paesi più piccoli, quasi tutte le scuole dell’America Latina hanno chiuso nel marzo 2020 e molte non hanno più riaperto. L’Argentina o la Colombia, all’inizio del 2021 avevano cominciato a riaprirle, ma con l’arrivo della seconda ondata le hanno subito richiuse.

La perdita prolungata di apprendimento non farà che peggiorare standard educativi già drammatici. Nel 2018 i test internazionali Pisa per i quindicenni rilevavano come in lettura, matematica e scienze i partecipanti latinoamericani fossero in media tre anni indietro rispetto ai coetanei nel gruppo di paesi prevalentemente ricchi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).

Con le scuole chiuse per 13 mesi, secondo la Banca mondiale circa il 77 per cento degli studenti potrebbe collocarsi al di sotto dei risultati minimi previsti per la loro classe di età, un dato che nel 2018 si fermava al 55 per cento. Questo potrebbe avere effetti sul lungo periodo. Con soli dieci mesi di lezioni perse, secondo la Banca mondiale uno studente medio potrebbe perdere l’equivalente di 24mila dollari in entrate nel corso della sua vita lavorativa. I più poveri, gli studenti delle aree rurali e le bambine sono le categorie più colpite dalle chiusure delle scuole, un dato che va ad aggravare le disuguaglianze già enormi in America Latina.

Le chiusure delle scuole hanno avuto un enorme costo in termini emotivi e hanno provocato un forte incremento della dispersione scolastica

Molti paesi latinoamericani hanno compiuto grandi sforzi per organizzare lezioni a distanza. Tuttavia una consistente minoranza di scuole non ha accesso a internet per scopi didattici. Se il 98 per cento del quinto più ricco di studenti nella regione ha internet a casa, nel caso degli studenti più poveri la percentuale è del 45 per cento. In Brasile i telefoni cellulari rappresentano l’unica possibilità di accesso a internet per più del 60 per cento di studenti neri e indigeni. Molti governi usano canali tradizionali come la televisione, la radio e i materiali stampati. Il Messico ha offerto a 25 milioni di studenti lezioni a distanza con questi strumenti.

Tutto questo non sostituisce la didattica in presenza. “Non tutti gli studenti hanno gli stessi ritmi di apprendimento”, afferma Marco Fernández, esperto di didattica dell’università messicana di Monterrey Tech. “Non possono fare domande o avere riscontri come avverrebbe in classe”. Oltre alla perdita di apprendimento, le chiusure delle scuole hanno avuto un enorme costo in termini emotivi e hanno provocato un forte incremento della dispersione scolastica.

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In molti paesi di altre regioni le scuole hanno riaperto già da mesi grazie al distanziamento sociale, ai tamponi e a un’igiene accurata. Al di là della gravità della pandemia, in America Latina questo non è accaduto per diverse ragioni.

I genitori in generale non sono stati propensi a rimandare i figli a scuola. In Messico, finché la maggior parte delle persone non sarà vaccinata “purtroppo non ci sono le condizioni per un rientro in massa a scuola”, afferma Luis Solís dell’Unione nazionale dei genitori, un gruppo di volontariato. Anche i sindacati degli insegnanti sono stati riluttanti. In Argentina, quando il sindaco di Buenos Aires ha cercato di riaprire le scuole a marzo ha dovuto affrontare l’opposizione dei sindacati e del governo nazionale, loro alleato. “Non ci sono pressioni” sui governi per riaprire le scuole, si lamenta Fernández.

I governi potrebbero fare molto di più per promuovere una riapertura in sicurezza, con l’informazione e il coinvolgimento di tutte le parti. “A questo punto tutti i paesi dovrebbero almeno aver fatto un tentativo concreto di riaprire le scuole”, dice Emanuela Di Gropello della Banca Mondiale. “Non dovremmo trovarci in questa situazione”. Recuperare sarà una sfida enorme. Le scuole devono rapidamente valutare il livello di ogni studente, organizzare lezioni di recupero e compensare il tempo perduto con lezioni di sabato e orari più lunghi. Per poterlo fare occorreranno soldi e un grande sforzo. Molti governi durante la pandemia hanno speso di più per la sanità e gli aiuti alle famiglie e alle imprese. Anche l’istruzione dovrà essere una priorità se l’America Latina vuole evitare di deludere un’intera generazione.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

Questo articolo è stato pubblicato dal settimanale britannico The Economist.

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