17 novembre 2021 16:14

“Non vedo come Nicolás Maduro possa restare al governo per molto tempo”, aveva dichiarato nel 2013 Henrique Capriles, ex candidato presidenziale. “La fine per Maduro è vicina”, aveva sentenziato nel 2017 l’analista politico Ian Bremmer. “Maduro ha i giorni contati”, era stato nel 2019 il verdetto del segretario di stato americano Mike Pompeo.

Il presidente del Venezuela ha avuto la soddisfazione di smentirli tutti. In questi giorni si presenta estremamente calmo nelle trasmissioni televisive. A ottobre ha condotto i telespettatori all’interno del palazzo presidenziale per mostrare le sgargianti decorazioni natalizie. “Che bellezza!”, ha esclamato indicando una renna di plastica.

Questo buonumore, però, è piuttosto raro fuori del palazzo. Maduro ha dovuto affrontare una delle peggiori recessioni nella storia del paese. Durante il suo governo l’economia del Venezuela si è contratta del 75 per cento. Sei milioni di persone hanno lasciato il paese, più di un quinto della popolazione. Se si tenessero delle regolari elezioni presidenziali, una sua vittoria sarebbe quasi impensabile. Nei sondaggi d’opinione la sua popolarità non supera il 15 per cento. Negli ultimi cinque anni il suo governo è passato da una posizione vagamente autoritaria a una che lo è in modo palese. Quando i venezuelani voteranno per le elezioni locali, in programma il 21 novembre, è improbabile che l’opposizione (che stavolta parteciperà) faccia molta strada. Ecco le tappe percorse da Maduro sulla strada dell’autoritarismo.

Le tappe
Prima di tutto ha proseguito e intensificato il processo di sovvertimento delle istituzioni cominciato con Hugo Chávez, presidente dal 1999 al 2013.

Dopo che il Partito socialista unito di Maduro ha perso il controllo del parlamento, nel 2015, in quelle che molti osservatori considerano le ultime elezioni regolari, sono state introdotte diverse misure per impedire all’opposizione di ottenere ulteriori risultati. La corte suprema è stata riempita di giudici leali al governo.

Nel 2017 il parlamento eletto è stato sciolto e sostituito con una docile assemblea costituente. Successivamente il parlamento è stato ricostituito dopo un’elezione irregolare che ha regalato la maggioranza ai socialisti. L’autorità elettorale che avrebbe dovuto sorvegliare su tutti questi cambiamenti è di parte.

Nel frattempo il governo ha rafforzato la sua presa sui mezzi d’informazione. I canali privati sono gestiti da simpatizzanti o da persone che si sono rassegnate a eseguire gli ordini. Il governo ha chiuso quasi tutte le redazioni dei giornali. I partiti d’opposizione dovrebbero ricevere un accesso paritario ai mezzi d’informazione in vista delle elezioni, ma all’atto pratico sono quasi del tutto esclusi.

Un’analisi della recente copertura della tv di stato ha riscontrato che l’opposizione non è mai stata citata in tre dei nove giorni presi in considerazione. Negli altri giorni è stata definita, brevemente e con disprezzo, con aggettivi come “radicale” ed “estremista”. Vari siti internet critici verso Maduro sono bloccati.

Forse la mossa più sorprendente di Maduro è stata la sua autorizzazione all’uso del dollaro statunitense

Avendo ereditato la carica da un uomo dell’esercito che nel corso degli anni è stato sia il promotore (1992) sia la vittima (2002) di un golpe, Maduro vorrebbe evitare un destino simile. Quando era presidente, Chávez aveva creato un esercito che era fedele a lui, non al Venezuela. Oggi Maduro è aiutato dalle spie cubane a sbarazzarsi degli ufficiali potenzialmente problematici. “Credetemi, sa essere spietato quando è necessario”, conferma un ex funzionario del governo.

Secondo le accuse, decine di ufficiali sarebbero stati torturati. Il mese scorso il generale Raúl Baduel è morto all’interno di un centro di detenzione gestito dai servizi di sicurezza. Ex ministro della difesa che aveva contribuito a riportare Chávez al potere dopo il golpe del 2002, Baduel era entrato in rotta di collisione con il suo capo nel 2007. È rimasto in carcere per accuse di corruzione non dimostrate, nonostante le richieste di grazia avanzate dalla sua famiglia. La figlia di Baduel sostiene che sia stato assassinato (il governo afferma che la morte sia stata causata dal covid-19).

Sotto Maduro le forze armate hanno assunto il controllo dell’estrazione dell’oro e dei diamanti. L’industria petrolifera venezuelana non è più redditizia come in passato, a causa delle sanzioni e della cattiva gestione. Ma il governo può contare su altri metodi per premiare la fedeltà. Per esempio assegnare ai suoi uomini concessioni edilizie per costruire all’interno dei parchi nazionali. Si sospetta che alcuni ufficiali e funzionari siano proprietari delle ville di lusso che sono state costruite in aree teoricamente vietate, tra cui l’arcipelago Los Roques e le montagne protette che si affacciano su Caracas.

Qualcuno riteneva che distruggendo l’economia Maduro avrebbe provocato una rivolta, ma così non è stato. I venezuelani più delusi e intraprendenti sono emigrati e oggi inviano rimesse per aiutare i parenti a sopravvivere. Quelli che sono rimasti sono diventati sempre più dipendenti dallo stato. Se si ribellassero, potrebbero soffrire la fame. Nel 2016 Maduro ha introdotto un sistema bimestrale per la consegna di generi alimentari. Per averne diritto i cittadini devono esibire una carta d’identità che gli uomini del partito solitamente esaminano nelle giornate elettorali. Il messaggio è chiaro: la fedeltà dà da mangiare.

Sfiducia nella democrazia
Forse la mossa più sorprendente di Maduro è stata la sua autorizzazione all’uso del dollaro statunitense. Dopo aver denunciato in passato la valuta come uno strumento imperialista, oggi “ringrazia dio” della sua esistenza. La svolta è arrivata nel 2019, durante un’interruzione di corrente elettrica di sei giorni che ha reso impossibili i pagamenti elettronici. I commercianti sono stati costretti ad accettare i dollari, tecnicamente violando la legge. Da allora il governo ha abbandonato il controllo dei prezzi e il tasso fisso, spalancando le porte ai dollari. A giugno circa il 70 per cento delle transazioni era effettuato con valuta statunitense. Un approccio che ha ridotto l’inflazione annuale da 2.000.000 per cento del 2019 a meno del 2.000 per cento. Per gli standard di Maduro è un successo.

L’uso dei dollari ha contribuito a semplificare l’invio delle rimesse e ha reso più tollerabile l’esistenza per la classe media. In tutto il paese i casinò sono in fase di riapertura. Nella bolla relativamente ricca di Caracas orientale gli esercizi che operano in valuta forte vendono prodotti di lusso, dall’abbigliamento sciistico firmato allo sciroppo d’acero biologico.

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Diversamente dall’Arabia Saudita e dall’Afghanistan, il Venezuela è ancora formalmente una democrazia. All’inizio dei 24 giorni di campagna elettorale in vista delle elezioni di novembre, Maduro ha invitato la popolazione a votare, un gesto che secondo lui è “la migliore dimostrazione d’amore per la democrazia venezuelana”.

Ma il governo ha anche dimostrato che, davanti al rischio di perdere le elezioni, è disposto a imbrogliare, a ignorare i risultati o entrambe le cose. Questa tattica non solo gli ha permesso di sopravvivere, ma sembra anche aver convinto molti venezuelani del fatto che la democrazia non funzioni. In un sondaggio condotto a ottobre dall’università cattolica Andrés Bello di Caracas, solo metà degli intervistati ha indicato la democrazia come sistema di governo preferibile, con un calo del 18 per cento rispetto a quando Maduro è arrivato al potere.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Questo articolo è uscito sul settimanale britannico The Economist.

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