(Xavier Arnau, Getty Images)

Le smart tv sono stupide

(Xavier Arnau, Getty Images)
09 febbraio 2019 10:12

Il problema è sorto in maniera misteriosa. Ho acceso la mia smart tv Samsung per guardare la partita di basket dei Golden State Warriors e, dopo circa venti secondi, l’app di Cbs News si è aperta da sola per alcuni secondi in un piccolo rettangolo nell’angolo in alto a sinistra. Poi la tv si è spenta, come succede a volte alle tv, e lo schermo è diventato nero.

La cosa mi ha spiazzato perché non avevo mai usato l’app di Cbs News. Non l’avevo mai installata, né sapevo che esistesse sulla mia tv.

Ho provato a fare le cose più logiche. Spegnere e riaccendere la tv. Non è cambiato niente. Staccare e riattaccare la spina. La stessa cosa. Riavviare il decoder, tanto per provare. Niente. Fare il segno della croce. Controllare se il software era aggiornato. Lanciare il telefono. Urlare nel vuoto. Ma. Non. È. Cambiato. Nulla.

Alla fine mi sono affidato alla solidarietà dei consumatori disponibile nei forum in rete. A giudicare dalle risposte indignate di altri possessori di televisione della stessa marca, il problema è cominciato verso lo scorso settembre. Nessuno sa come risolverlo. E dal momento che si tratta di un accordo che l’azienda ha stretto con i produttori di app, non è possibile cancellare l’app dalla televisione.

Benvenuti nell’esaltante nuovo mondo del cord-cutting (la rinuncia ai servizi di pay tv). Per fornire l’amata esperienza over-the-top, le televisioni oggi devono connettersi a internet, usare le app, e funzionare come piattaforme per servizi video tipo Netflix, Hulu, Prime Video, YouTube e Disney+. Invece di guardare attraverso una seconda scatola, come succede per Apple Tv, basta premere tre bottoni e possiamo guardare cose come la serie d’animazione per bambini Octonauts.

Un dispositivo connesso a internet genera informazioni che l’azienda può usare o rivendere ad altri

Oggi gli analisti stimano che il 70 per cento delle nuove vendite di televisori sia costituito da smart tv. La tv non è più un semplice schermo, ma un computer a tutti gli effetti, nel bene e nel male. E che cos’è un computer oggi? Da un lato, è un bene che le aziende vendono ai consumatori in cambio di denaro. Ma dopo aver comprato un qualunque dispositivo connesso a internet, questo comincia a generare informazioni che l’azienda può usare direttamente o rivendere a terzi.

All’inizio di gennaio, il direttore tecnologico di Vizio, Bill Baxter, ha dichiarato al sito The Verge che il motivo per cui la sua azienda può vendere televisori a un prezzo così basso è che recupera denaro vendendo porzioni di dati e di accesso alle nostre televisioni, dopo che queste sono state acquistate. Baxter la definisce “monetizzazione post-vendita”.

“Il nostro è un settore spietato”, ha dichiarato. “Un settore con un margine di guadagno del 6 per cento, giusto? La strategia migliore è non aver bisogno di guadagnare dalla vendita dei televisori”.

È per questo che i nostri televisori sono così economici. Ma la cosa cambia anche il rapporto dei produttori di televisori con i loro clienti, che non sono più l’unica fonte di reddito, ma uno tra i tanti. Per il successo della loro attività, Cbs e Netflix sono più importanti dei telespettatori.

A questo si aggiungono due nuovi problemi.

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Il primo è che i produttori di televisori non avevano bisogno di un “supporto clienti” simile a quello della Comcast. Quando si rompeva un televisore serviva un tecnico che lo riparasse, non un supporto digitale.

Il secondo è che sviluppare app per le smart tv è molto più complicato che creare software per i telefoni. Oggi decine di aziende forniscono alle televisioni i loro software. Il mio Samsung, per esempio, usa il sistema operativo Tizen, che è una forma di Linux ed è legato a una serie di altri software di cui non avete mai sentito parlare: MeeGo, LiMo, SLP e Bada.

Ovviamente il mio problema specifico non riguarda la tecnologia di Tizen. Le altre app funzionano benissimo. E quindi, come ha suggerito una persona che lavora al servizio clienti di Samsung: “Forse dovreste contattare gli sviluppatori di Cbs all access per ricevere assistenza”.

Questa risposta ha provocato un coro di “buu” da parte delle persone nel forum, visto che è Samsung a impedire agli utenti di cancellare l’app, a causa dei suoi accordi economici con Cbs. “Con tutto il rispetto, questa è una risposta ridicola e totalmente inaccettabile. Come hanno già fatto notare altri utenti che hanno avuto questo problema, se la questione riguarda un’app imposta agli utenti delle smart tv Samsung, e che non può essere rimossa o cancellata, allora tocca a Samsung affrontarla e risolverla”, ha scritto un utente esasperato. “L’azienda è stata informata della questione da mesi, ma non ha fatto niente”.

La tv è mia, più o meno
Inoltre, non esiste un modo diretto di contattare gli sviluppatori dell’app. Non è chiaro, dalle informazioni disponibili pubblicamente, se Cbs abbia sviluppato l’app o l’abbia affidata a uno sviluppatore esterno. Né Samsung né Cbs hanno risposto alla mia richiesta di un’intervista.

E quindi ora, come molte altre persone, ogni volta che accendo la tv, qualunque cosa cerchi di guardare, l’app di Cbs news prende il controllo della situazione, e devo spegnere e riaccendere la televisione più volte prima di poter guardare qualcosa. Tutto succede perché anni fa ho accettato di passare a un sistema assurdo, che ha cambiato il nostro modo di possedere una tv.

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La tv è mia, ma non del tutto, più o meno come tutte le cose che si collegano a internet. La cosa è chiaramente spiegata al paragrafo 5.4 dei termini di utilizzo. “Alcuni servizi potrebbero automaticamente scaricare e installare, di quando in quando, alcuni aggiornamenti da Samsung”, è scritto. “Simili aggiornamenti potrebbero avere varie forme, come correzioni di bug, nuove o migliorate funzioni o caratteristiche, nuovi moduli software e versioni completamente nuove”. Finché tutto funziona, nessuno si accorge che i televisori hanno cambiato natura. Neppure le aziende.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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Questo articolo è uscito su The Atlantic. Leggi la versione originale.
© 2019. Tutti i diritti riservati. Distribuito da Tribune Content Agency.

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