28 dicembre 2022 09:54

Roger García Ordaz ha 34 anni e vive a Baracoa, un villaggio di pescatori a ovest dell’Avana. Racconta senza problemi che ha provato a lasciare il paese undici volte e che ha un tatuaggio per ogni tentativo fallito: tre naufragi e otto volte in cui è stato recuperato dalla guardia costiera statunitense e riportato a Cuba.

“Ovviamente continuerò a tentare la traversata per tutta la vita finché non ci riuscirò. E se la mia vita se la prenderà il mare non importa”, dice Ordaz al New York Times. Nel 2022 dalla costa di Baracoa sono partite centinaia di imbarcazioni costruite con materiali di fortuna, legno o resina, al punto che gli abitanti del posto hanno ribattezzato il paese “Terminal 3”.

Le condizioni di vita a Cuba negli ultimi anni sono drasticamente peggiorate, a causa delle pesanti sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti durante l’amministrazione Trump e delle conseguenze della pandemia di covid-19, che ha colpito un settore vitale per l’economia dell’isola: l’industria del turismo. Oggi i generi alimentari sono molto più scarsi e più cari che in passato, i medicinali si trovano con difficoltà, per procurarseli i cubani affrontano ore di fila davanti alle farmacie, e in molte zone del paese ci sono interruzioni di corrente elettrica frequenti e durature. Inoltre, dopo le manifestazioni antigovernative dell’11 luglio 2021, L’Avana ha reagito con una repressione durissima, arrestando centinaia di persone e condannandole in processi sommari e a porte chiuse a pene molto lunghe. Molti artisti e giornalisti hanno scelto l’esilio. Quelli che sono rimasti hanno ricevuto condanne pesanti, come l’artista Luis Manuel Otero Alcántara e il rapper Maykel ‘Osorbo’ Castillo condannati rispettivamente a cinque e nove anni di carcere.

Marcia indietro
Nell’ultimo anno quasi 250mila cubani, più del 2 per cento circa degli undici milioni degli abitanti dell’isola, sono emigrati negli Stati Uniti. In maggioranza arrivano alla frontiera meridionale via terra, secondo i dati del governo degli Stati Uniti. Si tratta dell’esodo più grande dal trionfo della rivoluzione castrista nel 1959, più dell’esodo di Mariel nel 1980 e della cosiddetta crisi dei balseros nel 1994, finora i due maggiori episodi migratori di massa della storia recente cubana. La situazione rischia di aggravarsi nei prossimi mesi.

Secondo molti esperti, con la loro politica gli Stati Uniti stanno favorendo la stessa crisi migratoria che vorrebbero combattere. Per attirare gli elettori cubano-americani nel sud della Florida, l’amministrazione Trump aveva cancellato la politica di apertura del presidente Obama, che prevedeva il ripristino delle relazioni diplomatiche con L’Avana e l’aumento dei viaggi verso l’isola. Trump l’aveva sostituita con una campagna di “massima pressione” inasprendo le sanzioni e limitando fortemente la quantità di soldi che i cubani potevano ricevere dalle loro famiglie negli Stati Uniti, una fonte di reddito fondamentale.

“Se si devasta un paese a meno di duecento chilometri dal proprio confine imponendo sanzioni pesanti, le persone arriveranno alla vostra frontiera in cerca di opportunità”, ha detto Ben Rhodes, che è stato vice consigliere per la sicurezza nazionale durante l’amministrazione Obama ed è stato anche la persona di riferimento per i colloqui diplomatici con Cuba.

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Il presidente Biden ha cominciato a fare marcia indietro rispetto alle politiche del suo predecessore, ma si muove con molta lentezza. Non sembra imminente la revoca delle sanzioni, tuttavia i due governi stanno prendendo delle misure comuni per affrontare la straordinaria ondata migratoria. Washington ha annunciato che a gennaio riavvierà i servizi consolari all’Avana e rilascerà almeno ventimila vistiai cubani l’anno prossimo, come prevedono gli accordi in vigore tra i due paesi anche se durante l’amministrazione Trump i visti rilasciati erano stati in media quattromila all’anno. La mossa, sostengono i funzionari, potrebbe scoraggiare alcune persone dal tentare di intraprendere viaggi pericolosi verso gli Stati Uniti.

L’Avana, inoltre, accetterà di nuovo i voli dagli Stati Uniti dei cubani che vengono espulsi mentre l’amministrazione Biden, da parte sua, ha revocato il limite massimo di denaro che i cubani americani possono inviare ai parenti a Cuba. Nonostante questi sforzi, conclude il New York Times, il futuro per l’isola caraibica rimane preoccupante: a partire sono soprattutto persone giovani e in età lavorativa, un dato preoccupante per un paese che a malapena può permettersi di pagare le magre pensioni su cui fa affidamento la popolazione più anziana.
Cuba si sta spopolando.

Questo articolo è tratto dalla newsletter di Internazionale Sudamericana, che racconta cosa succede in America Latina. Ci si può iscrivere qui.