03 marzo 2020 18:02

Gran parte delle emissioni di metano nell’atmosfera è dovuta all’uso dei combustibili fossili. La percentuale è maggiore rispetto a quanto si pensava, spiegano alcuni ricercatori in uno studio pubblicato su Nature.

Il metano, un gas serra che contribuisce al cambiamento climatico, può essere di origine biologica, come quello emesso dalle zone umide o dagli allevamenti di bestiame, oppure di origine fossile, quindi legato all’estrazione e all’uso dei combustibili fossili, tra cui il petrolio e il gas naturale. I due tipi di metano hanno caratteristiche diverse.

I ricercatori hanno estratto delle carote di ghiaccio dai ghiacciai della Groenlandia per analizzare le piccole bolle d’aria presenti all’interno. L’obiettivo era studiare i mutamenti nell’atmosfera dalla metà del settecento a oggi, distinguendo il metano di origine biologica da quello di origine fossile. Hanno scoperto così che fino al 1870 tutto il metano emesso era di origine biologica, ma da quel momento è cominciata ad aumentare la quota di origine fossile. Secondo i ricercatori, le emissioni di metano dovute ad attività antropiche sono del 25-40 per cento superiori rispetto alle stime. È quindi importante mettere a punto delle strategie a livello globale per contenere le emissioni.

Il metano è un idrocarburo formato da un atomo di carbonio e quattro di idrogeno, presente in natura sotto forma di gas. Fu scoperto da Alessandro Volta alla fine del settecento.

Questo articolo è uscito sul numero 1347 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati

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