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Quest’anno Heather Hund e la sua famiglia si riuniranno in Texas il 25 dicembre e consolideranno una tradizione natalizia: ogni familiare offrirà un regalo solo a un altro familiare e a un animale domestico. “La regola prevede un regalo riciclato per il familiare e uno da dieci dollari per l’animale”, spiega Hund. “Stavolta anche mio figlio di 18 mesi riceverà il regalo da dieci dollari. Quindi i beneficiari sono i piccoli umani e gli amici animali”.

Hund e la sua famiglia hanno ridimensionato lo scambio dei regali di Natale sei anni fa, dopo essersi resi conto di quanto fosse stressante cercarli. “All’ultimo minuto correvo in un centro commerciale o su internet per vedere cosa potevo far arrivare a casa in tre giorni”, spiega Hund, che ha 35 anni e lavora nel settore tecnologico a San Francisco.

Oggi, nel tempo liberato dal pensiero dei regali lei e la sua famiglia possono dipingere la ceramica, cucinare, andare a correre o giocare a carte. Inoltre i regali riciclati sono più significativi, come il disco dei Led Zeppelin che Hund ha ricevuto da suo padre e che lui aveva comprato da giovane. Il nuovo protocollo ha portato grande gioia in famiglia. “All’inizio pensavo che sarebbe stato triste, ma non lo è affatto”.

Hund è una delle tante persone ad aver messo in discussione tradizioni di lunga data. I motivi per cui scelgono di farlo sono diversi, ma ci sono dei temi ricorrenti: opporsi al consumismo, ripristinare il valore religioso delle feste, evitare di danneggiare l’ambiente. Soprattutto, vogliono spendere meno e trascorrere più tempo gli uni con gli altri.

Calma e austerità
Secondo un sondaggio di Bankrate, un sito internet di gestione delle finanze, quasi la metà degli statunitensi sente la pressione di spendere più di quanto vorrebbe per i regali di Natale. Messi di fronte a una serie di opzioni in grado di alleggerire la pressione economica, gli intervistati erano più propensi ad accarezzare l’idea di fare dei regali solo ai parenti più stretti oppure di sfruttare buoni sconto e saldi: rispettivamente il 64 e il 57 per cento delle persone intervistate era favorevole a questa scelta. Tra le alternative giudicate meno allettanti ci sono offrire regali fatti in casa, riciclare i doni o comprarne di seconda mano. All’ultimo posto della lista c’è la possibilità di evitare del tutto di fare dei regali, che ha ricevuto un tasso d’approvazione del 13 per cento.

Eppure alcune persone stanno sperimentando anche questa possibilità. Raagini Appadurai, un’educatrice e attivista di 26 anni che vive a Toronto, mi ha raccontato che quest’anno lei e la sua famiglia hanno deciso di non scambiarsi regali. “Invece di essere ossessionati dalle compere e dal consumo, siamo obbligati a ripensare il nostro contributo a questa festività, individualmente e collettivamente”, spiega. “La risposta è stata chiara: possiamo contribuire dando più di noi stessi”. Mi ha spiegato che la mattina di Natale la sua famiglia si riunirà intorno a un albero come sempre, indipendentemente dal fatto che sotto ci siano dei regali.

Alcune persone considerano lo scambio di doni una distrazione rispetto al significato religioso delle festività. Tricia e Alex Koroknay-Palicz vivono a Hyattsville, nel Maryland, con la loro figlia di venti mesi. Sono cattolici e non si scambiano doni per Natale, limitandosi a fare dei piccoli regali ai loro genitori. “L’avvento dovrebbe essere un periodo di calma, sobrietà e riflessione, durante il quale prepararsi a celebrare una cosa incredibile: Dio ha inviato suo figlio sulla Terra”, dice Tricia. “La cosa si coniuga male con la spinta al consumismo”.

Alcuni genitori sono consapevoli che i loro bambini potrebbero non apprezzare troppo l’idea

Alcune famiglie hanno ideato delle alternative fantasiose. Nel 2015 gli Orzechowski, che vivono a Washington, hanno cominciato a visitare ogni anno un posto diverso, dividendo tra i parenti le spese della vacanza invece di comprare regali. Jennifer Knepper, un’infermiera di 39 anni, ha inaugurato una “fiera del regalo alternativo” a Lancaster, in Pennsylvania. La fiera, che va avanti da più di dieci anni, offre anche cibo proveniente dal commercio equo e solidale e la possibilità di fare donazioni alle organizzazioni benefiche.

Naturalmente offrire meno regali o meno costosi spesso non è una scelta, ma una necessità. Nel sondaggio di Bankrate le persone che guadagnano meno di trentamila dollari all’anno sono più inclini, rispetto a tutte le altre fasce di reddito, a dire che non faranno regali di Natale.

Molte delle persone con cui ho parlato per questo articolo dicono di aver ripensato il loro modo di fare regali in risposta alle pressioni del consumismo che circonda le festività. David Tucker, un ingegnere di 33 anni che lavora per un’azienda di software e vive a Harrisonburg, in Virginia, mi ha detto che lui e sua moglie hanno smesso di scambiarsi doni tre anni fa. “È stato un misto di tante cose”, mi ha spiegato, “ma entrambi abbiamo cominciato a condividere un senso di insofferenza per le festività e per il marketing che ci gira intorno”, soprattutto dopo un paio di anni difficili dal punto di vista economico. Hanno capito di non aver bisogno di tutti gli oggetti di cui si erano circondati.

Quindi hanno cominciato a donare in beneficienza il denaro del loro bilancio annuale per i regali, il che significa che i loro acquisti per le feste oggi durano solo pochi minuti. Questo ha cambiato le sue abitudini anche durante l’anno: adesso lui e sua moglie fanno i volontari presso un banco alimentare locale.

Un anno luminoso
Alcune associazioni incoraggiano le persone a ripensare il loro modo di scambiarsi doni, seguendo la strada intrapresa da Tucker e da sua moglie. Una si chiama Buy Nothing Christmas ed è stata creata da alcuni mennoniti canadesi che si fregiano di non avere soci, quote d’iscrizione, targhette o tessere d’appartenenza. Il suo obiettivo è “decommercializzare il Natale e ripensare uno stile di vita cristiano più ricco di significato, che abbia un minore impatto sul pianeta e sia più generoso verso le persone meno fortunate”.

Un’altra organizzazione, New Dream, da 13 anni porta avanti la campagna “semplificare le feste”. Cinque anni fa ha lanciato SoKing, un registro dei doni online che permette di condividere con i propri cari il loro desiderio non solo di oggetti ma anche di doni non materiali, come lezioni di musica, pasti cucinati in casa e donazioni a enti benefici.

Altre persone pensano all’ambiente quando si tratta di decidere cosa donare. Keya Chatterjee, un’abitante di Washington che gestisce un’organizzazione contro il riscaldamento climatico, insieme a suo marito regala solo oggetti usati e fatti con materiali riciclati. “Molte delle persone che hanno a cuore la riduzione delle emissioni hanno apprezzato regali come lampadine led a luce morbida, insieme a un biglietto con scritto ‘per un anno luminoso’”, mi ha scritto via email. Altri regali che ama offrire sono dei caricatori di cellulari a luce solare, libri della biblioteca (con un biglietto d’auguri e la data di restituzione prevista) e borse dell’acqua calda (per riscaldare solo il letto invece che tutta la casa). “Ma non tutti li apprezzano”, dice.

Altre persone che pensano intensamente alle spese per le festività sono gli affiliati al movimento “Indipendenza finanziaria, pensione anticipata”, che predica la riduzione delle spese a livelli spartani per poter smettere di lavorare molto prima di aver raggiunto i sessant’anni. Alcuni commenti su Reddit e sul blog di gestione delle spese personali Mr. Money Mustache documentano i tentativi di alcuni risparmiatori di conciliare il loro proposito di non spendere troppo denaro con quello di non essere troppo spilorci.

Tutte le persone con cui ho parlato per quest’articolo sembravano convinte delle loro nuove abitudini, anche se alcuni genitori e futuri genitori sono consapevoli che i loro bambini potrebbero non apprezzare troppo l’idea. Heather Hund afferma di voler “restare davvero fedele all’idea” quando il suo bambino crescerà, e David Tucker ha ammesso che se lui e sua moglie avranno dei bambini sarà una “grossa sfida” mantenere la loro politica di rinuncia ai regali.

Quest’anno Tricia e Alex Koroknay-Palicz regaleranno alla figlia alcuni libri da colorare usati, avuti da un vicino, e forse una piccola calza di Natale. Avendo solo venti mesi, non è stata informata della filosofia dei doni che anima i suoi genitori. Se in seguito “si lamenterà del fatto che altre persone ricevono un sacco di cose”, dice Tricia, “credo che le risponderemo, semplicemente, che ‘la vita è dura’”.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito su The Atlantic. Leggi la versione originale.
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