Come la maggior parte dei settori dell’economia, anche il traffico di droga è stato colpito dalla pandemia di covid-19. Ma questo non ha impedito alle organizzazioni criminali di trovare nuovi modi per aggirare le misure di sicurezza imposte in vari paesi e le operazioni delle forze di polizia.

Il 1 luglio la marina colombiana e quella statunitense hanno intercettato un carico di cocaina da 7,5 tonnellate diretto a Panama e proveniente dal porto caraibico di Cartagena, in Colombia. È stato uno dei più consistenti sequestri di droga degli ultimi anni.

La cocaina era stata spedita da un gruppo paramilitare colombiano e avrebbe dovuto finire nelle mani di alcune organizzazioni centroamericane ed europee. Il ministro della difesa colombiano ha dichiarato che il valore del carico, sul mercato al dettaglio, era di 294 milioni di dollari. La cocaina era stata chimicamente mescolata alla caolinite, un’argilla grigia usata nel settore edile, ed è stata individuata soltanto grazie alle analisi molecolari in laboratorio.

“Questo modus operandi è molto sofisticato, perché c’è bisogno di un procedimento chimico per estrarre la cocaina dopo l’arrivo a destinazione”, spiega Bob Van den Berghe, del programma Container control dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodc). “Finora abbiamo notato raramente il fenomeno in altre regioni, ma questo non esclude la possibilità che sia in atto”.

I recenti sequestri dimostrano che le organizzazioni hanno continuato a spedire i loro prodotti in modi sempre più ingegnosi

Secondo l’unità investigativa antidroga colombiana è probabile che i trafficanti intendessero separare la cocaina dall’argilla attraverso la gascromatografia, un processo che solitamente serve ad analizzare e separare le sostanze composte.

I blocchi introdotti per ostacolare la diffusione del covid-19 hanno creato grandi problemi ai cartelli latinoamericani. La riduzione del traffico stradale e dei volumi di carico nelle navi-container ha reso più difficile nascondere la droga tra i prodotti legali, mentre la carenza di agenti chimici dovuta alla pandemia ha complicato la produzione degli stupefacenti. Eppure, nonostante l’aumento del rischio, il mercato non si è fermato.

I recenti sequestri dimostrano che le organizzazioni più grandi e sofisticate hanno continuato a spedire la loro merce in modi sempre più ingegnosi, trafugandola in cassette di crostacei, nelle scatole contenenti mascherine protettive e perfino all’interno degli avocado, mettendoli al posto del nocciolo dopo averli impacchettati in un involucro di lattice. In Europa, durante il lockdown, gli spacciatori si sono travestiti da driver o da operatori sanitari, presentandosi come “lavoratori essenziali”.

I cartelli si avvalgono anche di conoscenze chimiche per ingannare la polizia. La cocaina viene spesso sciolta in solventi come la benzina o l’acetone, e una volta ridotta allo stato liquido può essere infusa in diversi materiali. Successivamente viene riportata allo stato originale attraverso il calore o alcune sostanze chimiche.

All’inizio di giugno l’unità antidroga della polizia di Bogotá ha trovato quasi cinque tonnellate di cocaina mescolata a gomma sbriciolata. A maggio la polizia spagnola ha sequestrato un carico sospetto di ananas e lime provenienti dalla Colombia, ma la cocaina non si trovava all’interno dei frutti: era il cartone a esserne impregnato, e la droga sarebbe stata successivamente estratta dai chimici delle organizzazioni criminali.

Negli ultimi anni si registra un aumento dei laboratori per la lavorazione della cocaina al di fuori dei tre principali paesi produttori (Bolivia, Colombia e Perù). Secondo Angela Me, direttrice del settore ricerca dell’Unodc, questo fenomeno potrebbe essere legato a una diffusione delle strategie di contrabbando più sofisticate.

“Alcuni laboratori, specialmente quelli in America Latina, si occupano delle fasi finali della raffinazione, per ottenere la cocaina idrocloride (completamente lavorata). Altri, soprattutto in Europa, si occupano “dell’estrazione secondaria” della cocaina che è stata mescolata o infusa in materiali come plastica, gomma, tessuti o cartone”.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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