Alcune attiviste somalo-statunitensi hanno di recente riportato una vittoria contro Amazon e contro il “colorismo”, ossia il pregiudizio basato sulla preferenza per le persone con la pelle più chiara. Le aderenti all’organizzazione non profit The beautywell project si sono unite al movimento ambientalista Sierra club per convincere il gigante del commercio online al dettaglio a interrompere la vendita di prodotti schiarenti che contengono mercurio.

Dopo più di un anno di proteste questa coalizione di attiviste antirazziste, salutiste e ambientaliste ha persuaso Amazon a eliminare dal suo sito una quindicina di prodotti contenenti livelli tossici di mercurio. Questa decisione infligge un piccolo ma significativo colpo al commercio globale di prodotti per schiarire la pelle, il cui giro di affari si stima possa arrivare a 31,2 miliardi di dollari (28 miliardi di euro) entro il 2024.

Quali sono le radici di questo considerevole commercio? E come fare per eliminare gli elementi più tossici?

La vendita online di prodotti schiarenti per la pelle è un fenomeno relativamente nuovo, ma la loro commercializzazione è antica: nel mio libro Beneath the surface: a transational history of skin lighteners esamino questa storia stratificata da un punto di osservazione privilegiato, quello del Sudafrica.

Una storia profonda
Come in altre parti del mondo colonizzato dalle potenze europee, le politiche basate sul colore della pelle in Sudafrica sono state plasmate in modo significativo dalla storia del suprematismo bianco e dalle istituzioni della schiavitù, del colonialismo e della segregazione.

Tuttavia il razzismo da solo non basta a spiegare le pratiche dello schiarimento della pelle. Ci sono dinamiche di classe e di genere che s’intersecano tra loro, il cambiamento degli ideali di bellezza e l’espansione del capitalismo consumistico.

Per secoli, se non millenni, le élite di alcune parti del mondo hanno usato colori e polveri per ottenere un aspetto più levigato e pallido, non contaminato dalla malattia e dagli effetti del sole, che scurisce e rende ruvida la pelle.

Nell’antica Mesopotamia, in Egitto, in Grecia e a Roma, le donne usavano i cosmetici per avere sembianze teatrali, abbinando sbiancanti per la pelle contenenti piombo o gesso con trucco nero sugli occhi e coloranti rossi per le labbra. Anche in Cina e in Giappone le donne e alcuni uomini delle élite usavano preparati a base di biacca e polvere di gesso per ottenere un incarnato somigliante alla giada bianca e al litchi fresco.

I colonizzatori associavano il colore chiaro della pelle a bellezza, intelligenza e potere

La melanina è il composto biochimico che rende la pelle colorata. Funge da schermo solare naturale per il corpo. Gli schiarenti della pelle generano un aspetto meno “dipinto” rispetto agli sbiancanti perché rimuovono la pelle macchiata o ricca di melanina invece che coprirla.

Gli ingredienti attivi dei prodotti che schiariscono la pelle vanno da componenti acidi come succo di limone e latte a sostanze chimiche più aggressive come zolfo, arsenico e mercurio. Alcuni popoli dell’Africa meridionale usavano preparati minerali e botanici per illuminare – piuttosto che sbiancare o schiarire – capelli e pelle. Nell’era della tratta transatlantica degli schiavi il colore della pelle e le differenze fisiche che vi erano associate erano utilizzate per distinguere gli schiavi dalle persone libere e per giustificare l’oppressione dei primi. I colonizzatori associavano il colore chiaro della pelle a bellezza, intelligenza e potere, mentre le tonalità ricche di melanina erano l’incarnazione della bruttezza e dell’inferiorità. In un simile ordine politico razzista, in cui piccole differenze avevano un significato enorme, alcune persone cercavano di sbiancare e schiarire la loro carnagione.

Nel ventesimo secolo le creme per schiarire la pelle prodotte in serie sono entrate nella lista dei cosmetici più popolari. A usare gli schiarenti per la pelle in commercio erano donne bianche, nere e brune.

Negli anni venti e trenta molte donne bianche hanno abbandonato gli schiarenti a favore delle lozioni abbronzanti quando il tempo trascorso a prendere il sole e a giocare all’aperto è diventato il segno di uno stile di vita salutare e agiato. L’abbronzatura stagionale incarnava nuove forme di privilegio bianco.

Gli schiarenti per la pelle sono diventati cosmetici associati soprattutto alle persone di colore. Per le donne nere e scure vivere in posti come gli Stati Uniti e il Sudafrica, in cui il razzismo e il pregiudizio basato sul colore della pelle hanno prosperato, perfino le più tenui differenze nel colore della pelle potevano avere notevoli conseguenze sociali e politiche.

L’effetto mercurio
I prodotti schiarenti possono essere dannosi per il corpo. Il mercurio, uno degli ingredienti attivi più comuni, schiarisce la pelle in due modi. Inibisce la formazione della melanina rendendo inattivo l’enzima della tirosinasi ed esfolia gli strati abbronzati e più esterni della pelle attraverso la produzione di acido cloridrico.

All’inizio del ventesimo secolo i manuali di farmacia e medicina raccomandavano il mercurio – di solito sotto forma di cloruro mercurico – per il trattamento delle infezioni della pelle e delle macchie scure pur segnalandone gli effetti nocivi. I produttori di cosmetici pubblicizzavano le creme contenenti mercurio come prodotti per eliminare le lentiggini o “candeggina per la pelle”.

Quando il congresso degli Stati Uniti ha approvato la legge sul cibo, i farmaci e i cosmetici nel 1938, queste creme sono state tra le prime a essere regolamentate.

Dopo la seconda guerra mondiale le conseguenze negative del mercurio sull’ambiente e la salute sono diventate più evidenti. Il caso devastante dell’avvelenamento da mercurio provocato dalle acque di scolo industriali a Minamata, in Giappone, ha costretto la Food and drug administration (Fda) a esaminare con più attenzione la tossicità del mercurio, anche nei cosmetici. Era un esempio eclatante di ciò che intendeva l’ambientalista Rachel Carson parlando delle piccole scelte domestiche che rendono il mondo inabitabile.

Nel 1973 la Fda ha vietato nei cosmetici la presenza di mercurio se non in quantità appena rilevabili. Altri paesi hanno seguito l’esempio poco dopo. Il Sudafrica ha proibito i cosmetici a base di mercurio nel 1975, la Comunità economica europea nel 1976 e la Nigeria nel 1982. Il commercio di prodotti schiarenti però non si è fermato e altri ingredienti attivi, in particolare l’idrochinone, hanno preso il posto del cloruro mercurico.

Nel frattempo in Sudafrica
Nel Sudafrica dell’apartheid il commercio era particolarmente fiorente. Gli schiarenti della pelle erano tra i prodotti più usati nelle famiglie nere che vivevano nelle città. Negli anni ottanta gli attivisti ispirati dal movimento della Black consciousness (Coscienza nera) e dallo slogan “Nero è bello” si sono uniti per inserire l’opposizione all’utilizzo degli schiarenti per la pelle nell’ambito del movimento antiapartheid.

All’inizio degli anni novanta gli attivisti hanno convinto il governo a proibire tutti i cosmetici per schiarire la pelle contenenti agenti noti per le loro proprietà depigmentanti e vietare che le pubblicità per i cosmetici parlassero di “candeggiare”, “schiarire” o “sbiancare” la pelle. Questo divieto è stato il primo nel suo genere e la normativa ha avuto l’effetto di far chiudere immediatamente il settore interno della produzione di prodotti schiarenti per la pelle.

Le normative sudafricane sono la testimonianza del più vasto movimento politico antirazzista dal quale sono scaturite. A trent’anni di distanza in Sudafrica è di nuovo presente un fiorente – anche se adesso illegale – commercio di prodotti per schiarire la pelle. Un elemento particolarmente inquietante di questo commercio è il ritorno dei prodotti a base di mercurio.

I ricercatori sudafricani hanno scoperto che più del 40 per cento degli schiarenti per la pelle venduti a Durban e a Città del Capo contengono mercurio. I prodotti per schiarire la pelle a base di mercurio tendono a rispuntare fuori in luoghi in cui le normative sono meno severe e i consumatori più poveri.

La recente vittoria delle attiviste contro Amazon suggerisce una possibile soluzione. Hanno acquistato uno spazio pubblicitario a tutta pagina su un quotidiano locale denunciando la vendita su Amazon di schiarenti per la pelle a base di mercurio ritenuti “pericolosi, razzisti e illegali”. Una petizione con 23mila firme è stata consegnata a mano negli uffici dell’azienda in Minnesota.

Combinando posizioni antirazziste, salutiste e ambientaliste, gli attivisti hanno costretto una delle aziende più potenti del mondo a rispondere delle sue azioni. Hanno inoltre fatto conoscere all’opinione pubblica la presenza tossica di prodotti per schiarire la pelle a base di mercurio, rendendone più difficile l’acquisto.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

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