Gli astronauti Buzz Aldrin e Neil Armstrong si esercitano per imparare a usare alcuni strumenti sulla superficie lunare nel John F. Kennedy space center a Cape Canaveral, Florida, il 22 aprile 1969. (Nasa)

Com’è nata la teoria del complotto che nega lo sbarco sulla Luna 

Gli astronauti Buzz Aldrin e Neil Armstrong si esercitano per imparare a usare alcuni strumenti sulla superficie lunare nel John F. Kennedy space center a Cape Canaveral, Florida, il 22 aprile 1969. (Nasa)
15 luglio 2019 12:00

Bill Kaysing, ex ufficiale della marina statunitense, aveva lavorato per uno dei produttori dei razzi impiegati dalla Nasa nelle missioni Apollo e aveva dichiarato di essere a conoscenza di informazioni di prima mano riguardo una cospirazione governativa per simulare lo sbarco sulla Luna. Molte delle teorie della cospirazione sugli allunaggi delle missioni Apollo che hanno resistito fino a oggi sono riconducibili al libro da lui pubblicato nel 1976 Non siamo mai andati sulla luna. Una truffa da 30 miliardi di dollari.

La teoria della cospirazione si basa sull’assunto che la Nasa alla fine degli anni sessanta non fosse assolutamente in grado di far sbarcare degli uomini sulla Luna, come aveva promesso il presidente John F. Kennedy, quindi avrebbe solo potuto mandare gli astronauti nell’orbita terrestre. I teorici del complotto sostengono inoltre che la Nasa abbia girato le scene degli allunaggi in uno studio cinematografico e che esistano dei segnali rivelatori, individuabili nelle registrazioni e nelle foto che svelerebbero l’arcano. La Nasa, stando a questi teorici, avrebbe poi coperto la truffa da allora fino ai giorni nostri.

Gli scettici dell’allunaggio indicano delle ipotetiche prove, come per esempio foto in cui si vedrebbe il reticolo inciso sul vetro della fotocamera davanti agli astronauti, oppure una misteriosa lettera C visibile su una roccia lunare. Nonostante queste e molte altre ipotetiche anomalie siano state smascherate, le teorie complottiste sugli allunaggi hanno mantenuto la loro posizione nell’immaginario collettivo.

Un cambiamento di pensiero
Alcuni sondaggi effettuati negli Stati Uniti indicano che una percentuale tra il 5 e il 10 per cento degli americani dubita della versione ufficiale degli eventi. Nel Regno Unito un’inchiesta del 2012 condotta da YouGov ha rivelato che il 12 per cento dei cittadini britannici credeva nelle teorie della cospirazione. Alcune ricerche effettuate recentemente in Italia rivelano che il 20 per cento degli italiani crede che gli allunaggi fossero un bluff, mentre un sondaggio del 2018 effettuato in Russia ha registrato il 57 per cento di scettici: dato che non sorprende, considerata la grande popolarità di cui le teorie complottistiche antioccidentali godono in quell’area.

Il successo della teoria della cospirazione di Kaysing negli Stati Uniti è dovuto soprattutto alla grande crisi di fiducia che si viveva nel paese a quei tempi. Nel 1971 i cittadini lessero i documenti del Pentagono (i Pentagon papers) che mostravano come l’amministrazione Johnson avesse mentito in maniera sistematica riguardo alla guerra in Vietnam. Ogni sera si sintonizzavano per seguire l’andamento del caso Watergate e il suo successivo insabbiamento.

Il presidente uscente Lyndon B. Johnson e il vicepresidente Spiro T. Agnew assistono al lancio della missione Apollo 11 nel John F. Kennedy space center a Cape Canaveral, Florida, il 16 luglio 1969. (Nasa)

In una serie di relazioni del congresso furono dettagliatamente descritti gli abusi operati dalla Cia sia all’interno del paese sia al di fuori, e nel 1976 la commissione sui casi di assassinio (House of representatives select committee on assassinations, istituita per indagare sugli omicidi del presidente John Fitzgerald Kennedy e del reverendo Martin Luther King) concluse, in contrasto con i risultati della commissione Warren più di dieci anni prima, che vi fosse un alto grado di probabilità che dietro l’omicidio di Kennedy ci fosse un complotto.

Queste rivelazioni hanno favorito e alimentato un cambiamento nel pensiero cospirazionista a partire dalla fine degli anni sessanta con un passaggio dalla convinzione che esistessero nemici esterni, come i comunisti, al sospetto che lo stesso stato americano cospirasse contro i propri cittadini.

Una realtà costruita
Le teorie della cospirazione sugli allunaggi hanno fatto presa in maniera duratura. Per capire la loro popolarità dobbiamo considerare il contesto culturale in cui sono nate, così come la predisposizione psicologica dei loro sostenitori.

Così come è successo con l’omicidio Kennedy, i teorici del complotto hanno dato forma a nuove teorie che reinterpretavano le prove accessibili al pubblico, andando a individuare le incongruenze all’interno dei documenti ufficiali piuttosto che svelare notizie tenute segrete.

Le prove di carattere visivo sono fondamentali: nonostante il loro scetticismo, per loro il punto di partenza è che vedere è credere. Nell’ambito delle prove fotografiche, il presupposto è che chiunque può essere un detective. Nelle comunità di teorici del complotto lunare nate alla fine degli anni sessanta la figura del genio autodidatta divenne centrale.

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Le teorie cospirazioniste portarono anche a un nuovo punto di vista: gli avvenimenti di grande importanza spesso non sono ciò che sembrano, ma sono realizzati ad arte come parte di una campagna di disinformazione.

L’idea che eventi tragici siano creati da “attori di crisi” al soldo dei governi è diventata la spiegazione di fondo per molti eventi contemporanei, a partire dall’11 settembre fino alle stragi con armi da fuoco. Questo tipo di teoria cospirazionista può essere particolarmente pericolosa – per esempio i genitori dei bambini uccisi nella sparatoria all’interno della scuola elementare Sandy Hook sono stati vessati da troll che su internet li accusavano di essere comparse pagate dal governo.

Comunque la storia che gli allunaggi sarebbero stati girati in uno studio poggia anche sull’ipotesi, decisamente più plausibile, secondo cui la corsa alla conquista dello spazio fu allo stesso tempo uno degli atti della guerra fredda e il trionfo del progresso umano.

Nel 1978 il film Capricorn One contribuì significativamente al successo delle teorie di cospirazione riguardo agli sbarchi sulla Luna.


Nel film, basato sul libro di Kaysing, un immaginario sbarco su Marte è totalmente inscenato all’interno di uno studio cinematografico e si fanno continui rimandi alle voci secondo cui a dirigere le scene dello sbarco sulla Luna sarebbe stato lo stesso Stanley Kubrick. Questo mito molto suggestivo si basa in parte sull’ottimo livello raggiunto dagli effetti speciali nel film di Kubrick 2001: odissea nello spazio del 1968, benché si fosse ancora ben lontani dai livelli di sofisticazione presupposti dalle teorie complottiste.

Pur bizzarre e poco attendibili, le teorie cospirazioniste sugli sbarchi lunari hanno comunque il merito di farci riflettere sulla possibilità che nella nostra epoca dominata dai mezzi di comunicazione la realtà stessa possa essere costruita ad arte, se non del tutto falsificata.

(Traduzione di Mariachiara Benini)

Questo articolo è stato pubblicato dal sito The Conversation.

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