16 aprile 2020 13:58

Il 28 febbraio, mentre il covid-19 si diffondeva in tutto il mondo, il pastore Enoch Adejare Adeboye, supervisore generale della Redeemed christian church of god (Rccg), ha pubblicato un breve video indirizzato ai milioni di suoi seguaci in tutta la Nigeria. “Voglio garantirvi”, annunciava guardando la telecamera con il suo tipico fare calmo e altezzoso, “che nessun virus vi si avvicinerà. Credo che sia arrivata l’ora in cui Dio mostrerà con chiarezza la differenza tra chi lo serve incondizionatamente e chi no”.

In quei giorni la pandemia sembrava distante. In Nigeria erano stati registrati pochi casi e le autorità sanitarie confidavano di poter contenere i contagi. Un mese dopo ne sono un po’ meno sicure: sono stati individuati casi in diversi stati federali (Lagos, Osun, Oyo e Kaduna) e alcuni ministri del governo sono stati costretti a mettersi in isolamento volontario. Eppure tanti nigeriani confidano nella capacità del governo di tenere la situazione sotto controllo, ricordando il successo nel contenere l’epidemia di ebola nel 2014. Oppure pensano che la giovane età della popolazione proteggerà in qualche modo il paese e gli permetterà di raggiungere l’immunità di gregge.

Quest’ottimismo, però, si accompagna alla consapevolezza sempre più forte che decenni di tagli, privatizzazioni e miopia dei politici hanno indebolito il sistema sanitario e l’economia, pregiudicandone la capacità di affrontare una crisi così grave. La paura è che il servizio sanitario, che è stato in gran parte privatizzato e soffre per la penuria di finanziamenti, possa collassare. Altri mettono in discussione la sostenibilità delle misure di lockdown. Per la Nigeria sembra inevitabile una grave crisi, tenuto conto del peso dell’economia informale e della dipendenza del paese dalle esportazioni di petrolio, il cui prezzo è calato bruscamente.

In competizione con lo stato
Il nuovo coronavirus ha scosso anche le congregazioni di Adeboye, svuotando le megachurch dove di solito si riunivano migliaia di fedeli. Il culto si è trasformato. Com’è successo in altre religioni, le chiese pentecostali hanno trasferito le prediche quotidiane online, mentre la devozione si esprime in privato, con l’aiuto di Bibbie e liste di preghiere digitalizzate. Si trasmettono in streaming funzioni della durata di diverse ore, si twittano salmi motivazionali, e si accettano donazioni attraverso i sistemi di pagamento digitale. Mentre la chiesa di Adeboye rispetta il divieto di grandi assembramenti, altri pastori pentecostali hanno fatto resistenza alle misure di distanziamento sociale, sostenendo per esempio che, proprio perché la religione è così importante in Nigeria, chiudere le chiese sarebbe come chiudere gli ospedali.

Anche se ha dovuto spostare in rete il culto, la Rccg ha sfruttato l’emergenza per radicarsi ancora di più tra la popolazione

Allo stesso tempo la Rccg ha messo in dubbio la capacità dello stato di provvedere ai cittadini in questa situazione di emergenza. Gli aiuti pubblici alle famiglie si sono materializzati con lentezza e spesso i cittadini dubitano della buona fede del governo. Adeboye, consapevole della distanza tra stato e comuni cittadini, ha ampliato i suoi programmi sociali e ha cominciato a distribuire pacchi di prodotti alimentari, e dispositivi di protezione personale e ventilatori negli ospedali. Oltre a queste piccole iniziative che mirano a colmare le lacune di un sistema sanitario disfunzionale, la chiesa ha portato avanti una campagna per affermarsi come principale fonte di sicurezza sociale e guida per i nigeriani. Così, anche se ha dovuto spostare in rete il culto, la Rccg è riuscita a sfruttare l’emergenza per radicarsi ancora di più tra la popolazione.

Il messaggio di Adeboye è sempre lo stesso. In linea con le sue prime affermazioni, dichiara che la pandemia fa parte di un piano di Dio, una prova di fede nella quale il potere della preghiera proteggerà i veri credenti dal contagio. Descrivendola in questi termini, e non come una tragedia imprevista, il predicatore è riuscito a far passare la pandemia come una chiamata divina. “Dio”, ha detto a fine marzo, “sta usando il coronavirus per dimostrare al mondo che è ancora lui a controllare gli affari degli uomini”. In effetti, ha proseguito, Dio l’aveva avvertito mesi prima dell’arrivo della mortale pestilenza, ma lui ha preferito non informare i suoi seguaci per paura di essere interrogato dalle autorità dello stato.

La preghiera per guarire
Per Adeboye la pandemia è un’opportunità per mettere alla prova i fedeli. Il virus è una “vacanza pubblica proclamata dal paradiso”. I bravi cristiani dovrebbero approfittarne per digiunare, fare generose donazioni alla chiesa e pregare per la salvezza. “La vostra testimonianza”, ha detto Adeboye ai suoi seguaci il 30 marzo 2020, sarà che “mille sono caduti alla mia sinistra e diecimila alla mia destra, ma nessuno si è avvicinato a me”.

Invocando il potere della preghiera per combattere complessi problemi sociali, le chiese pentecostali pongono l’accento sulla responsabilità individuale. Attribuendo tanta importanza alla preghiera e alla disciplina personale piuttosto che alle lacune dello stato o alle disuguaglianze, le chiese pentecostali depoliticizzano la crisi provocata dal covid-19 e distolgono l’attenzione dalle realtà sociopolitiche.

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Anteponendo la preghiera alla politica, i leader pentecostali continuano a sviare l’attenzione dai problemi strutturali che acuiscono le crisi come quella causata dal nuovo coronavirus. Sorvolando sulle disparità di ricchezza, sull’inadeguatezza del sistema di sanità pubblica, sulle disuguaglianze globali e dell’assenza di uno stato sociale, e dando invece la priorità a soluzioni immediate, localizzate e superficiali, il movimento pentecostale fa ricadere gli effetti negativi di queste tragedie sulle persone più vulnerabili – tenendo al riparo chi invece ha i mezzi per superare la malattia e la crisi economica. Non sono solo i pentecostali a fare discorsi del genere, ma queste chiese si distinguono per l’enfasi data alla preghiera come strumento di cambiamento radicale.

Per i pentecostali nigeriani le azioni individuali, prese collettivamente, possono dare vita a una rivoluzione spirituale, che potrebbe avere conseguenze sul piano politico. Nella sua versione pentecostale, però, la rivoluzione politica è una rivoluzione neoliberista interiorizzata, che dà priorità all’agire dell’individuo piuttosto che al potere politico della collettività. Mano a mano che il covid-19 si diffonde, le chiese pentecostali continuano a presentare l’isolamento e la preghiera come il miglior vaccino contro la malattia. Come ha detto Adeboye nel corso di una funzione domenicale online: “Ancora una volta, figli miei, vi dico di rilassarvi, andrà tutto bene. Dovete solo rendere lode a Dio”.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

Quest’articolo è uscito su Africa is a Country.

Da sapere

  • La Nigeria ha registrato 254 casi di nuovo coronavirus, con cinque morti (dati del 16 aprile). Il 14 aprile il presidente Muhammadu Buhari ha prorogato di due settimane le misure di distanziamento sociale e il blocco degli spostamenti negli stati di Lagos e Ogun, e nella capitale Abuja.
  • La metà dei quasi duecento milioni di nigeriani è di religione cristiana. Tra loro, la grande maggioranza è protestante. La Redeemed christian church of god, fondata da Enoch Adeboye nel 1952, è una delle più grandi congregazioni pentecostali del paese e conta cinque milioni di seguaci.