I robot non potranno fare tutti i lavori al posto nostro

27 marzo 2017 16:21

Liberi dalla prospettiva della rielezione, i presidenti uscenti tendono a usare i loro ultimi discorsi per metterci in guardia dalle questioni che, secondo loro, rappresentano una minaccia per la società. George Washington parlò dei mali del debito eccessivo. Dwight Eisenhower denunciò il potere dell’industria militare.

Il presidente Barack Obama, nel suo ultimo discorso a Chicago, ha identificato un solo pericolo per quanto riguarda l’economia: “La prossima ondata di delocalizzazione non arriverà dall’esterno”, ha detto, “ma dall’avanzata inarrestabile dell’automazione, che renderà obsoleti molti buoni posti di lavoro tipici della classe media”.

Barack Obama ha dato voce a una paura che è comune a molte persone in tutto il mondo, e cioè che in futuro i robot svolgeranno tutti i nostri lavori.

Alcuni studi alimentano questa paura: da una ricerca è emerso che l’impiego di mezzi elettronici che escludono il controllo degli esseri umani minaccerà circa il 47 per cento dei posti di lavoro negli Stati Uniti e l’85 per cento nel resto del mondo. Secondo alcuni economisti, però, questa visione dell’automazione è parziale.

I bancomat non hanno provocato la disoccupazione dei cassieri, anzi. Tra il 1980 e il 2010 i posti di lavoro per i cassieri di banca sono aumentati

Se ci limitiamo a dire che l’automazione farà sparire posti di lavoro, ignoriamo del tutto il potenziale aumento di produttività. Secondo la Business Harvard Review, tra il 1995 e il 2005 la rivoluzione tecnologica ha determinato una crescita dello 0,6 per cento nella produttività della forza lavoro e una crescita complessiva dell’1 per cento in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone.

“È una questione di domanda”, dice Jim Bessen, docente di economia all’università di Boston. Se la crescita di produttività è tale da rilanciare la domanda, il risultato potrebbe essere la crescita di posti di lavoro. Questo è vero soprattutto quando le nuove tecnologie creano posti di lavoro che prima non esistevano, come per esempio i social media manager. In quei casi, qualsiasi posto di lavoro creato rappresenterà un contributo netto al mercato del lavoro.

Un esempio emblematico è l’arrivo degli sportelli bancomat negli Stati Uniti. Introdotti negli anni settanta, il numero di sportelli bancomat tra il 1995 e il 2010 è passato da centomila a 400mila. Gestire un bancomat è più economico che pagare lo stipendio di un cassiere, perciò a mano a mano che gli sportelli bancomat diventavano più numerosi dei cassieri, i costi delle filiali di banca si abbassavano.

Poiché la gestione di una filiale di banca diventava sempre meno costosa, sono state aperte nuove filiali con un incremento del 40 per cento tra il 1988 e il 2004. Questo significa che il numero di cassieri assunti è aumentato. I bancomat non hanno provocato la disoccupazione dei cassieri, anzi. Tra il 1980 e il 2010 i posti di lavoro per i cassieri di banca negli Stati Uniti sono in realtà aumentati. Questa crescita di posti di lavoro è stata possibile grazie all’aumento di produttività dovuto all’automazione.

Un altro esempio viene dall’industria tessile. Nonostante gran parte del processo di produzione di materiali sia ormai automatizzato, il numero di posti nel settore tessile è aumentato rispetto all’ottocento. Come nel caso dei bancomat, l’automazione ha contribuito a far abbassare il prezzo dei tessili, la domanda è cresciuta e alla fine i posti di lavoro sono aumentati.

È inoltre provato che l’automazione può portare alla sostituzione di un impiego con un altro. In altri termini: è vero che non c’è più richiesta di compositori tipografici, ma al loro posto servono i grafici. Un settore industriale può sparire, ma al suo posto potrebbe nascere un’altra occupazione più specializzata. C’è di più: i posti di lavoro che riguardano alti livelli di automazione, come lo sviluppo dei software e la contabilità, aumentano più rapidamente rispetto ad altri settori economici.

Le opportunità dell’automazione parziale
Gran parte del dibattito ignora il fatto che nella maggior parte dei casi l’automazione è solo parziale: non tutto il lavoro è stato affidato alle macchine. In realtà solo una delle 270 occupazioni elencate nel censimento del 1950 negli Stati Uniti è stata cancellata dall’automazione: il manovratore di ascensori.

È una distinzione importante. Se un tipo di lavoro viene completamente automatizzato, in quel caso i posti di lavoro saranno effettivamente eliminati. Se il processo è solo parziale, l’impiego per quel determinato tipo di lavoro potrebbe al contrario aumentare grazie alla maggiore efficienza e ai possibili effetti positivi sulla domanda. Vale inoltre la pena notare che meno del 5 per cento dei posti di lavoro negli Stati Uniti potrebbe essere totalmente automatizzato con la tecnologia attualmente disponibile.

David Autor, docente di economia all’Mit, fa notare che tutte le attività che non possono essere automatizzate “diventano più preziose”. Questo perché all’automazione con ogni probabilità saranno affidati compiti noiosi e ripetitivi, lasciando ai professionisti lo spazio per fare le cose che davvero hanno bisogno della loro competenza.

Per esempio, l’automazione aiuterà i consulenti dei mutui a sprecare meno tempo a rovistare tra le scartoffie mentre valutano le richieste di mutuo e gli permetterà di concedere un numero maggiore di mutui. Lo stesso vale per il settore sanitario: se la diagnosi della maggior parte dei disturbi può essere automatizzata, i pronto soccorso potranno individuare le priorità e fare le diagnosi, consentendo ai medici di concentrarsi sui casi più difficili e aumentando il numero complessivo di pazienti curati.

Questa tendenza è confermata anche nell’era dell’intelligenza artificiale. Nell’ambito legale, si pensava che la possibilità che un robot passasse al vaglio enormi quantità di documenti legali con un software durante la fase di “reperimento” in un processo avrebbe condotto a una riduzione degli assistenti legali e dei paralegali a cui tradizionalmente è affidata questa funzione. Riducendo il costo del reperimento, l’automazione ha invece determinato un aumento delle richieste. È per questo che dall’introduzione del software usato per il reperimento nel 1990 si è registrato un aumento del numero dei paralegali.

I limiti dell’automazione
Al momento l’automazione non sembra essere infinita. È limitata da quello che gli economisti definiscono “il paradosso di Polanyi”. Il paradosso deve il nome allo studioso ungherese Karl Polanyi, che nel 1966 affermò: “Conosciamo molto di più di quanto riusciamo a spiegare”. Il riferimento è alla difficoltà di automatizzare un’attività che possiamo comprendere solo in modo implicito: dipingere un quadro, scrivere un’argomentazione convincente o danzare, sono tutte attività che non possono essere descritte adeguatamente nemmeno dalle persone che le padroneggiano. Non possiamo programmare quello che non capiamo. È vero che ci sono prove del fatto che l’apprendimento automatico in grado di “comprendere” attività simili potrebbe eliminare questi ostacoli, ma per il momento professioni che richiedono flessibilità e creatività sono piuttosto difficili da eliminare.

Nel breve e medio periodo l’effetto principale dell’automazione non sarà necessariamente l’eliminazione di posti di lavoro, ma una loro ridefinizione. Di fronte al cambiamento delle competenze e delle attività richieste in ambito economico la nostra risposta non dovrebbe essere l’allarmismo o il protezionismo, ma un investimento strategico nell’istruzione che, guarda caso, è stato uno degli ultimi provvedimenti a essere sostenuto da Obama mentre era ancora in carica.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

Questo articolo è uscito su Quartz.

This article was originally published in Quartz. Click here to view the original. © 2017. All rights reserved. Distributed by Tribune Content Agency.

pubblicità

Articolo successivo

Le notizie di scienza della settimana
Claudia Grisanti