07 settembre 2006 10:40

Stiamo gironzolando per il mercato di Incheon, in Corea del Sud. Jean mi dice che oggi è piuttosto tranquillo. Di solito i venditori ti urlano quanto sia buono il loro cibo. I coreani somigliano abbastanza agli italiani.

Passiamo vicino a una bancarella che vende pesci essiccati: alcuni, grandi, mi osservano con gli occhi incavati come mummie marine; altri, piccoli e argentati, sembrano schegge di metallo infilate in un sacco. Christine indica dei gamberetti microscopici. Vengono tenuti a lungo nel sale, in modo da fargli perdere tutto il succo, e il sapore è squisito.

Li mangiamo insieme a frittelle di kimchi. Avvicino la faccia a un secchio pieno di vongole immerse nell’acqua di mare. Dalle conchiglie sporgono lingue semiopache; una sale silenziosamente in superficie come un periscopio e spruzza un getto d’acqua verso di me.

La bancarella successiva vende dolci e torte di compleanno preparate con riso appiccicoso e decorate con torrette e colori vivaci. Assaggio un pezzo di dolce di riso, che è delicato, colloso e marrone scuro. Una donna infila in una stufa panciuta delle pagnottine ultrapiatte che con il calore si gonfiano come bolle. Le bancarelle di medicinali vendono barattoli contenenti radice di ginseng immersa in un liquido inquietante: sembrano arti conservati in formaldeide. In alcuni pentoloni bolle della minestra di zucca, in altri un impasto di fagioli dolci.

Poi notiamo un bar russo. L’insegna è in cirillico e tutte le pareti sono coperte da graffiti. È la tana dei marinai russi e filippini. Ci accomodiamo e ordiniamo fagottini e frittelle di kimchi. Il cavolo fermentato e piccante ti fa subito sudare. Con questa umidità, è quasi piacevole. La tv trasmette le immagini tremolanti di un canale russo. Il trailer di un programma d’azione. Un uomo che si preme convulsamente una ferita alla fronte.

Una Lada che parte dall’estremità di un ponte. Un uomo in tuta da lavoro arancione ed elmetto che grida contro qualcosa. Un’altra Lada che investe l’uomo in tuta da lavoro. Non c’è lo splendore di Hollywood ad attenuare la brutalità. Un marinaio con i capelli a spazzola biondi guarda fisso davanti a sé. Jean fuma una sigaretta dei monopoli di stato. Io do un altro morso, evaporando in silenzio.

Internazionale, numero 658, 7 settembre 2006