A Duma, città controllata dai ribelli siriani, il 25 ottobre 2015. (Sameer Al-Doumy, Afp)

Una speranza per la Siria

A Duma, città controllata dai ribelli siriani, il 25 ottobre 2015. (Sameer Al-Doumy, Afp)
29 ottobre 2015 09:10

La chiave per comprendere l’apertura di un negoziato reale sulla Siria l’ha fornita John Brennan. “I russi non vedono più la permanenza di Assad nel futuro della Siria, ma resta da capire come e quando riusciranno a farlo uscire di scena”, ha dichiarato martedì il capo della Cia.

Questa tesi è stata supportata dal numero due della diplomazia statunitense, Anthony Blinken, che mercoledì su France 24 ha spiegato che l’operazione di Mosca “non sta andando benissimo”. Secondo Blinken i russi rischiano di impantanarsi, e non potendo scontrarsi con l’intero fronte sunnita hanno tutto l’interesse a spingere Assad verso una transizione.

Gli Stati Uniti possono solo giocare la carta russa per aprire una vera prospettiva di compromesso

Washington ha pienamente ragione. Ora che il Cremlino ha capito di non poter ristabilire lo status quo in Siria, l’unica opzione che gli resta è quella di convincere Assad a farsi da parte, per trasformarsi in forza di pace e tornare al tavolo dei grandi, per di più alla pari con gli Stati Uniti.

Un ottimo risultato

Al momento opportuno i russi avranno la possibilità di operare questa svolta perché il presidente siriano è saldamente nelle loro mani. Anche gli Stati Uniti non possono fare altro (e infatti lo stanno facendo) che giocarsi la carta russa per aprire una vera prospettiva di compromesso. Per questo, venerdì, a Vienna, incontreranno insieme ai russi tutte le grandi potenze sunnite, gli europei e soprattutto l’Iran sciita, principale alleato di Assad.

Già questo è un ottimo risultato. Il vertice potrebbe davvero sancire un’apertura verso un accordo, ma anche nel migliore dei casi ci vorrà del tempo.

L’intesa non si troverà da un giorno all’altro, perché prima di arrivare a un cessate il fuoco, il regime siriano, l’insurrezione e i loro rispettivi sostenitori cercheranno di conquistare la migliore posizione possibile. È per questo che l’Arabia Saudita e il fronte sunnita stanno intensificando la consegna di armi ai ribelli mentre la Russia aumenta a dismisura l’intensità dei suoi bombardamenti.

Prima di compiere questo primo passo bisognerà inoltre definire gli aspetti costituzionali necessari per creare una sorta di federazione che tenga conto della realtà sul campo, della necessità di offrire garanzie alla minoranza alauita da cui proviene il clan Assad e di equilibrare l’influenza dei due fronti regionali, sunnita e sciita.

Per il momento siamo solo all’inizio di un processo in cui bisognerà trovare il modo di allontanare Assad senza che il capo del regime o la Russia perdano la faccia. Non sarà facile, perché l’insurrezione, i paesi sunniti e gli europei pretendono che la trattativa sia vincolata alla promessa di far uscire di scena Assad, mentre russi e iraniani non sono disposti a fare una simile concessione.

Tutto può ancora andare per il verso sbagliato, ma per citare John Kerry almeno c’è una possibilità di “uscire dall’inferno”.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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