I preparativi per il vertice del 21 marzo a Bruxelles, Belgio, 20 marzo 2019. (Sean Gallup, Getty Images)

La Brexit è una doccia fredda per gli euroscettici

I preparativi per il vertice del 21 marzo a Bruxelles, Belgio, 20 marzo 2019. (Sean Gallup, Getty Images)
22 marzo 2019 15:57

Attenzione, tutto è cambiato nell’Unione europea e tutto continua a cambiare intorno a lei. Non ci si fa ancora molta attenzione, ma il fallimento della Brexit ha già portato la quasi totalità dei partiti euroscettici a cambiare posizione.

Fino a ieri tutti proponevano i britannici come esempio. Si doveva fare come loro, votare per la libertà e saltare il muro di cinta dell’Unione, di questa prigione dei popoli, per ritrovare la felicità delle svalutazioni competitive. Viva Frexit! Viva Italexit! Viva Deutchexit! Viva Polonexit! Viva le 27 uscite dall’Unione, e un radioso futuro di nuove frontiere, di monete nazionali e di svalutazioni competitive si sarebbe riaperto a noi.

Ma ben presto ci si è resi conto che il dibattito sulla Brexit era cominciato solo dopo il referendum e non prima, che nessuno si era posto la questione della frontiera irlandese e che al di fuori dell’Ue il Regno Unito aveva come unica alternativa quella di uscire da un mercato unico che garantisce la maggior parte dei suoi scambi o di restarvi ma applicando le norme e le direttive sulle quali però non poteva più dire nulla perché non apparteneva all’Unione.

Tre smentite
L’alternativa è così esaltante che la camera dei comuni non sa più che fare e che gli stessi partiti euroscettici hanno difficoltà a chiedere di seguire la via britannica.

Così, dicendolo senza dirlo, mormorandolo ma sempre più rumorosamente, questi partiti che fino a poco tempo fa chiedevano di ritrovare le nostre sovranità nazionali uscendo dall’Unione, adesso parlano solo di modificare i suoi trattati e di cambiare le sue politiche, esattamente come fanno la destra, la sinistra, i Verdi e i liberali, tutti i partiti che hanno sempre difeso l’unità dell’Europa.

Si crede e si dice che l’Unione sia agonizzante ma adesso – colpo di scena – la sua unità la contestano solo gruppuscoli provenienti da ex partiti sovranisti. Questo è il primo dei tre grandi cambiamenti in corso. Il secondo è che purtroppo non ci si può più interrogare sull’utilità di serrare le file.

La Cina e gli Stati Uniti ci considerano come rivali economici di cui bisogna rompere l’unità per divorarci meglio

Sentivamo dire che la pace era garantita. Lo sentivamo dire a torto e questa certezza era talmente forte che lo sentivamo ovunque, molte persone erano convinte che potevamo e anzi dovevamo permettere la disunione, chiave della libertà. Questo è stato il ragionamento dei brexiter ma osserviamo meglio l’ambiente che ci circonda.

A sud il disordine dei mondi musulmani continua a svilupparsi e il riscaldamento climatico aggraverà ancora di più questa situazione. A est Vladimir Putin cerca di ricostituire l’impero degli zar perso nel crollo sovietico. A ovest Trump ci ha chiaramente detto che la nostra sicurezza non lo preoccupa più di tanto. Di conseguenza non solo non abbiamo più l’ombrello statunitense e una valida difesa in un momento in cui sta ridiventando indispensabile, ma la Cina e gli Stati Uniti ci considerano come dei rivali economici di cui bisogna rompere l’unità per divorarci meglio.

Decisioni da prendere
Ultimo punto ma di certo non il meno importante, senza la potenza pubblica europea, saremo incapaci di far rispettare le nostre norme fiscali e ambientali alle multinazionali della nuova tecnologia.

A meno di non voler diventare un museo, l’Europa deve unirsi. Anche un bambino capirebbe che questa necessità è ancora più importante oggi di quanto lo sia mai stata in passato. Infine il terzo cambiamento in corso è rappresentato dal mutamento globale dei termini del dibattito europeo.

Si può rimanere difensori dell’Europa federale, si può continuare a sostenere l’Europa delle nazioni, ma indipendentemente dalle scelte di lungo termine, abbiamo oggi delle decisioni da prendere: gettare le basi di una difesa comune; accettare immediatamente la proposta tedesca di una portaerei comune; sviluppare a 27, a 6, a 9 o a 12, in altre parole con chi lo vorrà, una ricerca militare e civile comune; trasferire il parlamento a Bruxelles e fare di Strasburgo la sede permanente della concertazione franco-tedesca e il campus di una Harvard europea intorno al quale sviluppare la Silicon valley dell’Unione; esplorare con la Russia le possibilità di un nuovo accordo di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa; avviare infine con i paesi dell’Africa e del Medio Oriente che lo vorranno uno sviluppo economico comune senza il quale rischiamo tutti di correre verso la catastrofe.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

Sfida di nervi tra gli Stati Uniti e l’Iran
Pierre Haski
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.