Sulle pensioni i giudici scavalcano la politica

15 maggio 2015 11:57

La sentenza della corte costituzionale, che dopo quattro anni ha bocciato il blocco delle pensioni deciso dal governo Monti, ha suscitato molte critiche. Non solo per il suo contenuto discutibile, ma anche per com’è stata raggiunta. La bocciatura è infatti passata – a parità di sei giudici contrari e sei favorevoli – grazie al voto del presidente Alessandro Criscuolo, che vale doppio. Un giudice che probabilmente si sarebbe opposto era assente per malattia. Inoltre la corte era incompleta perché due giudici non sono ancora stati nominati.

Le polemiche non si sono fatte attendere. Un solo giudice può assumersi la responsabilità di una decisione che condanna il governo a spendere una decina di miliardi? Da solo può danneggiare pesantemente un governo potenzialmente sgradito? Molti costituzionalisti l’hanno definita una scelta inopportuna. Secondo Romano Prodi, con questa decisione la corte “è intervenuta nella discrezionalità della politica”. Il governo ufficialmente non commenta, ma Matteo Renzi nasconde a stento la rabbia per una decisione che di fatto scarica sui successori le scelte di governi dimessi da anni.

L’esecutivo cerca di correre ai ripari con un decreto che restituisce subito ai pensionati 2,5 miliardi di euro. Ma ora si teme che altre decisioni imprevedibili possano uscire dal cilindro della consulta. Solo pochi mesi fa i giudici hanno bocciato dopo sette anni la “Robin tax” dell’ex ministro delle finanze Giulio Tremonti, decidendo che il prelievo era contrario alla costituzione. In quel caso è stato stabilito che la sentenza non dovesse essere applicata retroattivamente. Ma il governo è già in apprensione per altre due sentenze attese a breve.

La decisione sul blocco degli stipendi del pubblico impiego, congelati dal 2011, comporta un rischio di 12 miliardi di euro per i conti pubblici. Un’altra questione riguarda la legittimità del prelievo di un aggio del 3 per cento sulle cartelle esattoriali da parte di Equitalia: se la risposta fosse no, si creerebbe un altro buco di tre miliardi nei conti dello stato. Infine si attende un’altra sentenza sul contributo di solidarietà fino all’8 per cento imposto dal governo Letta alle pensioni superiori a 90mila euro, un prelievo simile alla misura del governo Monti già bocciata dall’alta corte.

Ma non è solo la consulta a invadere il mondo della politica e a creare processi di delegittimazione permanente. L’invadenza dei giudici si estende in ogni campo. In Italia non c’è decisione che non venga impugnata davanti al Tar. E così le scelte politiche vengono spesso sottratte all’autorità dei governi nazionali o regionali e dei comuni. È un dato di fatto: il giudizio dei magistrati, anche se spesso discutibile, conta più di ogni decisione politica.

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