Una famiglia nel quartiere di Shujaiyya, a Gaza, il 30 aprile 2016.

L’attacco silenzioso di Israele a Gaza

Una famiglia nel quartiere di Shujaiyya, a Gaza, il 30 aprile 2016.
20 giugno 2017 12:55

Israele e Gaza non si stanno affrontando in un’altra guerra né si stanno dirigendo verso un’altra “operazione” o un altro “round”. Questa terminologia è ingannevole e vuole addormentare quel che resta delle coscienze.

Oggi si rischia un nuovo massacro nella Striscia di Gaza. Controllato, misurato, non di massa, ma comunque un massacro. Quando politici, funzionari e opinionisti israeliani parlano del “prossimo round”, stanno parlando del prossimo massacro.

Nella Striscia non ci sarà una guerra, perché non c’è nessuno a Gaza che possa opporsi a uno degli eserciti meglio armati del mondo, anche se l’opinionista Alon Ben David, esperto di questioni militari, sostiene che Hamas può schierare quattro divisioni. E non ci sarà alcun atto di coraggio (israeliano) a Gaza, perché non c’è nulla di coraggioso nell’attaccare una popolazione indifesa. E, naturalmente, non ci sarà niente di morale né di giusto nell’attaccare una gabbia chiusa piena di prigionieri che non saprebbero neanche dove scappare, qualora potessero.

E quindi chiamiamo le cose con il loro nome, perché di massacro si tratta. È di questo che si discute in questi giorni in Israele. Chi è a favore di un massacro e chi è contrario? Servirà a Israele? Gioverà alla sua sicurezza e ai suoi interessi? Aiuterà la base del Likud? Israele ha scelta? Certo che no. Qualsiasi attacco a Gaza si risolverà in un massacro. Non c’è niente che possa giustificarlo, perché niente può giustificare un massacro. E quindi dobbiamo chiederci: siamo a favore di un nuovo massacro a Gaza? Oppure siamo contrari?

Israele ha cominciato a ridurre la già scarsa fornitura di elettricità ai due milioni di abitanti della Striscia di Gaza. I piloti israeliani si stanno già scaldando sulle piste, e lo stesso vale per l’artiglieria e per le soldate che controllano le cloche. Un’altra ora senza elettricità a Gaza e verrà lanciato il segnale di partenza: i razzi Qassam. Israele sarà di nuovo la vittima e milioni d’israeliani entreranno nuovamente nei rifugi. “Abbiamo lasciato Gaza e guardate cosa abbiamo ottenuto!”. “Oh, Hamas: i più cattivi e guerrafondai di tutti”.

E quale altro modo ha Gaza di ricordare al mondo la sua esistenza e le sue inumane sofferenze, se non i razzi Qassam? Sono rimasti calmi per tre anni e adesso sono oggetto di una caccia congiunta da parte d’Israele e dell’Autorità palestinese: un grandioso esperimento su cavie umane. Un’ora d’elettricità è sufficiente per la vita umana? E se bastassero dieci minuti? E cosa succederebbe a degli esseri umani totalmente privi di elettricità? L’esperimento è già in fase avanzata e gli scienziati tengono il fiato sospeso. Quando verrà lanciato il primo razzo? Quando comincerà il conseguente massacro?

Le bugie su Gaza
Questo sarà peggiore dei due che lo hanno preceduto. La storia ci insegna che ogni “operazione” israeliana a Gaza è peggiore delle precedenti. All’operazione Piombo fuso (inizio 2009), con 1.300 vittime palestinesi, tra cui 430 bambini e 111 donne, è seguita l’operazione Margine di protezione (estate 2014), con 2.200 vittime, 366 delle quali bambini, 180 dei quali neonati, e 247 donne. Viva il progresso e l’aumento del numero di bambini massacrati. La potenza israeliana aumenta a ogni operazione. Avigdor Lieberman ha promesso che stavolta ci sarà una vittoria decisiva. In altre parole, stavolta il massacro sarà più orribile di tutti i precedenti, ammesso che si possa prendere sul serio quanto detto dal ministro della difesa.

Non ha senso dilungarsi sulle sofferenze di Gaza, tanto a nessuno interessa. Per gli israeliani la Striscia era e rimane un nido di terroristi. I suoi abitanti non sono persone come loro. Queste sono le bugie che diciamo a proposito di Gaza. La sua occupazione è finita: sì, come no! Tutti i suoi abitanti sono degli assassini. Stanno costruendo dei tunnel del terrore invece d’inaugurare aziende high-tech. Diciamo la verità, come è possibile che Hamas non abbia permesso a Gaza di svilupparsi? Come mai non hanno creato un’industria mentre erano sotto attacco, un’economia agricola mentre erano in prigione o tecnologie avanzate mentre erano in gabbia?

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C’è un’altra bugia su Gaza che continuiamo a ripetere, quella secondo la quale “rovesceremo Hamas”. Non solo è impossibile: Israele non vuole davvero farlo.

Il numero dei morti scorre ogni giorno sui nostri schermi senza che a nessuno importi. Centinaia di bambini massacrati: chi può immaginare una cosa simile? L’assedio non è un assedio. Neppure l’interruzione dell’elettricità di un’ora e mezzo a Tel Aviv, in quest’estate torrida, smuoverà l’empatia di quanti, a un’ora di distanza, vivono praticamente senza elettricità.

E quindi continuiamo a fare quel che facciamo meglio: il gay pride o le agevolazioni per le giovani famiglie. Quando i razzi Qassam cadranno, fingeremo di essere sconvolti. E, in linea con la nostra sacra autovittimizzazione, gli eroici piloti spiccheranno il volo all’alba, diretti verso il prossimo massacro.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano israeliano Haaretz.

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