Feist al festival Way out west di Göteborg, Svezia, 2012.

Il nuovo singolo di Feist e le altre canzoni per il weekend

Feist al festival Way out west di Göteborg, Svezia, 2012.
17 marzo 2017 18:52

Feist, Pleasure
Leslie Feist è l’autrice di Metals, uno degli album di musica leggera più intensi e riusciti dell’ultimo decennio. Lei, probabilmente, lo sa. E non sarà stato facile mettersi a lavorare sul nuovo disco, sapendo che alzare ancora l’asticella non era per niente facile. Probabilmente, come ha scritto in modo efficace Paolo Panzeri su Rockol sei anni fa, avrà fatto lo stesso ragionamento quando ha scritto lo stesso Metals, visto che anche il precedente The reminder era stato accolto con entusiasmo da pubblico e critica. Insomma, il discorso sulle aspettative, il cosiddetto hype, è un gatto che si morde la coda. Tanto vale non pensarci e buttarsi sulle canzoni. La forza della musica di Feist è che non è folk, non è pop, ma è solo il risultato del suo talento cristallino. Il nuovo disco s’intitola Pleasure e uscirà il 28 aprile. Il primo singolo sembra seguire il solco tracciato dal disco precedente, anche se le chitarre sono un po’ più aggressive. A tratti, sembra un brano di Pj Harvey, il che non è certo un insulto.


Sleaford Mods, Just like we do
“Punk’s not dead”, cantano gli Sleaford Mods nel loro nuovo album English tapas. Che il punk sia vivo oppure no, alla band inglese non gliene frega niente. Perché gli Sleaford Mods sono punk nell’attitudine, nel gusto fai da te dello scrivere canzoni. Al gruppo, arrivato ormai al suo nono album, non interessa allargare il suo spettro sonoro, né sperimentare. Le basi elettroniche di Andrew Fearn e la voce di Jason Williamson, che è a metà strada tra Paul Weller e Mark E. Smith, sono efficaci nella loro semplicità, rappresentano la colonna sonora ideale della working class bianca del Regno Unito contemporaneo. I testi sono spesso abrasivi e ricchi di quella tagliente ironia tipicamente britannica. Questo pezzo, per esempio, è una perfetta satira nei confronti della critica musicale e di tutti gli appassionati un po’ snob di musica, quelli che apprezzano solo “il noise registrato negli anni ottanta nella Foresta nera tedesca”.

Nan Kolè, Bayefal
Nan Kolè, al secolo Francesco Cucchi, è nato a Roma e vive da qualche anno a Londra. Fa musica elettronica e nel 2015 ha scoperto il gqom, una musica elettronica proveniente dalle periferie di Durban, in Sudafrica, che viene scritta e suonata dai ragazzini dei quartieri popolari. Nan Kolè ha diffuso il gqom nel resto del mondo, pubblicando la compilation Gqom oh! The sound of Durban. Ispirato da questa esperienza, Cucchi ha cominciato a lavorare all’ep Malumz, in uscita il 14 aprile. Il primo estratto, Bayefal, è basato su un campionamento della musicista senegalese Aby Ngana Diop, già portata alla luce dalla casa discografica Awesome tapes from Africa. È un brano vibrante, dal ritmo contagioso, che sembra far tesoro della lezione fondamentale del gqom: ritmo, ritmo e ancora ritmo.

Kasabian, You’re in love with a psycho
Nel 2016 Leicester, città inglese delle Midlands orientali, è diventata famosa nel mondo per la squadra di calcio che ha vinto la Premier League, il più ricco e competitivo campionato del pianeta. È stata un’impresa sportiva storica, perché ottenuta da una squadra di underdog (in italiano potremmo tradurre questa parola con sfavoriti, ma non rende l’idea). Leicester è famosa anche per la musica, perché ha dato i natali ai Kasabian, la band guidata da Tom Meighan e Sergio Pizzorno, che non a casa ha scritto una canzone intitolata proprio Underdog. Il nuovo disco del gruppo, For crying out loud, uscirà il 28 aprile ed è stato anticipato dal singolo You’re in love with a psycho. Di solito, anche nei loro album meno riusciti, i Kasabian azzeccano sempre un paio di singoli. Questo non sembra uno di quei casi, purtroppo. La melodia non è niente di particolare, le chitarre sono troppo annacquate.


Priscilla Ermel, Corpo de vento
Nel 1985, la giunta militare brasiliana autorizzò le prime elezioni libere dal colpo di stato del 1964. Da quel momento, dopo anni di spietata censura (la stessa che costrinse all’esilio Caetano Veloso e Gilberto Gil), ci fu una rinascita dalla musica brasiliana, che permise a molti artisti di esprimersi liberamente e di entrare in contatto con le tribù dell’Amazonia. Alcuni musicisti andarono nella giungla minacciata dalla deforestazione per interagire con queste antiche tradizioni e mescolarle con le musiche del mondo intero. Questa scena è in parte ben rappresentata dalla compilation Outro tempo, recentemente ristampata dalla casa discografica olandese Music From Memory, che raccoglie il meglio della musica elettronica e sperimentale brasiliana tra il 1978 e il 1992. Ci sono brani splendidi e immersivi come questo, nel quale la compositrice Priscilla Ermel usa strumenti come il bombo, tipico della musica andina, e l’ocarina.


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