Romano Benini e Paolo de Nardis, Capitale senza capitale

Donzelli, 197 pagine, 18 euro

Roma, proprio come l’Italia, non è solamente in crisi: è in declino. Non solo deve risolvere alcuni problemi, ma non riesce nemmeno a capire come affrontarli. La cosa è particolarmente strana se si considera che Roma, come l’Italia, non è una realtà povera, ma un territorio ancora ricco di risorse. Cos’è dunque che non funziona?

La scelta di puntare sulle rendite di posizione, di privilegiare lo sfruttamento immediato e selvaggio di ciò che è disponibile immediatamente, come le bellezze che attirano turisti, senza avviare alcuna riorganizzazione virtuosa dell’economia locale; la volontà di usare e rovinare il territorio senza pensare alle opportunità che potrebbe dare e considerarlo un bene da proteggere; la tendenza a non organizzare il mercato del lavoro favorendo gli impieghi precari e sottopagati.

Il risultato è una realtà in cui non c’è concorrenza, non c’è possibilità di verifica della qualità dei servizi, in cui le molte potenzialità esistenti (capacità attrattiva del territorio, presenza di università e di centri di ricerca, “indotto” portato dall’essere capitale) rimangono tali, non producono risultati, lasciando la maggior parte delle persone frustrate e insoddisfatte. Elaborando dati raccolti negli ultimi anni, Romano Benini e Paolo de Nardis usano Roma come immagine del paese in cui viviamo per riflettere sui meccanismi che lo inceppano e sui modi per liberarsene.

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