José Lezama Lima, Paradiso
Sur, 794 pagine, 25 euro

Torna un classico del novecento poco frequentato dall’italica cultura, da rileggere o da leggere o, per la sua lunghezza, da gustare a brani, nella sua prosa squisitamente barocca. Lezama Lima (L’Avana, 1910-1976) non fu molto amato dal castrismo, per la sua borghese estraneità a una vocazione politica e, si dice, perché omosessuale. Ma è possibile, come fecero i castristi, preferirgli Alejo Carpentier, altro grande borghese e grande barocco, tutto da riscoprire, che seppe dialogare abilmente col regime.

Romanzo di una vita, Paradiso è e resta un capolavoro che proustianamente racconta in una prosa immaginosa l’infanzia e l’adolescenza del borghese Comì nei primi trent’anni del novecento, accompagnato nella sua introduzione al “paradiso” da un Virgilio cui il padre l’ha raccomandato in punto di morte. È anche una storia d’amicizia tra coetanei altamente spirituale e un apprendistato alla vita, una storia di formazione che si confronta col tempo e con la morte, con la natura e con le umane passioni. Sperimentale e classico allo stesso tempo, memore della grande cultura ispanica messa a confronto con il fulgore del Caribe e debitore in qualche modo anche al surrealismo, ci parla di sogni e di desideri e ci ricorda che ogni educazione sentimentale è educazione della mente ma anche educazione dei sensi. Una copia di Paradiso dovrebbe figurare in ogni biblioteca decente.

Questa rubrica è stata pubblicata il 2 dicembre 2016 a pagina 100 di Internazionale. Compra questo numero| Abbonati

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