30 marzo 2020 14:17

Gentile bibliopatologo,
spensierata mi ero incamminata verso le prime righe del primo capitolo di Parla, ricordo di Vladimir Nabokov, quando d’improvviso sono inciampata in: “(a circa quattrocentocinquanta battiti cardiaci orari)”. Turbata son tornata sui miei passi, forse si è trattato di una svista. Ho contato e ricontato, si tratta senz’altro di un refuso: non sono quattrocentocinquanta, ma quattromilacinquecento battiti all’ora. Cerco conferma nella versione originale; ma, orrore, leggo: “(at some forty-five hundred heartbeats an hour)“. Come, mi dico, Nabokov è così attento ai dettagli, ai particolari! Non mi do pace. Non voglio abbandonare il cammino, ma non riesco più a fare un passo. Come fare? Mi può aiutare?
-Roberta Walsera

Cara Roberta,
poco dopo mezzogiorno, quando il mare è calmo, Robinson Crusoe si toglie i vestiti di dosso e raggiunge a nuoto la nave arenata, per issarsi a bordo e approvvigionarsi alle scorte di viveri. Scopre con sollievo che sono ancora asciutte e intatte, così corre alla dispensa e si riempie le tasche di biscotti. Un momento: quali tasche, se era nudo?

Anche i romanzi hanno i loro bloopers, nonché i loro lettori con l’hobby della caccia alla papera. Sono dei simpatici guastafeste, ma per quanto possano guastarle non hanno il potere di farle fallire. Credo che questo si debba a due ragioni distinte ma concomitanti. La prima è che il nostro desiderio di sospendere l’incredulità davanti alla finzione è così forte da trovare in sé la generosità di perdonare le sviste; la seconda è che in noi opera tuttora, non foss’altro per inerzia e atavismo, il modello imperioso del testo sacro. Insomma, a farci sorvolare sulle sviste sono, in combutta, la piccola fede e la grande fede.

(Carlos Caicedo, Getty Images)

L’incongruenza delle tasche non è sfuggita ai lettori di Daniel Defoe, ma che io sappia non ne sono nate chissà quali controversie interpretative. Al contrario, quando si tratta della Bibbia o dei suoi più riconoscibili eredi secolari, non siamo disposti a mollare l’osso altrettanto facilmente: pensa alle congetture esoteriche – a volte giocose, altre volte di una serietà plumbea – sulle misure impossibili del Tempio di Salomone fornite dal profeta Ezechiele o sulle falle architettoniche della Biblioteca di Babele immaginata da Borges. La nostra mente è fatta in modo tale che dietro alla più umana delle cose umane – l’errore – s’impunta a scorgere un piano soprannaturale. Nascono così molte teorie del complotto.

Ora, hai davanti a te tre vie. Puoi perdere la fede e rinnegare il libro: discorso chiuso, e avanti il prossimo, speriamo più accurato. Oppure, puoi abbracciare la grande fede, e dal battito rallentato del personaggio di Nabokov costruire un’ingegnosa teoria: la sua vita si svolge su un piano temporale diverso e dilatato rispetto alla vita dei suoi compagni di finzione, una sfasatura – calcolabile in bpm (beats per minute), e illustrabile in un diagramma – che genera un’alterazione della sequenza narrativa e impone una rilettura integrale del romanzo… che ci fa, tra gli umani, questo semidio dal cuore paziente?

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Infine – ed è la cosa che ti consiglio – puoi abbracciare la piccola fede che richiede il romanzo, riconoscerne la genesi umana e fallibile, posare la penna rossa e cooperare con il demiurgo pasticcione. “Lo so benissimo che questi libri sono pieni zeppi di imprecisioni tecniche”, spiega Georges Simenon alla sua creatura più famosa, nel dialogo immaginario di Le memorie di Maigret. “Inutile star lì a elencarle. Sappia che sono volute e gliene spiegherò la ragione”. Te ne consiglio la lettura, anzi te la prescrivo: è una fervente apologia della religione romanzesca.

Post scriptum. Mi scrive Caterina, che ringrazio per la segnalazione: “Gentile bibliopatologo, nella lettera di Roberta riguardo i battiti cardiaci mal calcolati da Nabokov, temo che la lettrice abbia mal interpretato l’originale inglese: ‘forty-five hundred’ significa esattamente 4.500, letteralmente ‘45 volte cento’. Non è raro questo modo di esprimere i numeri da mille in su soprattutto negli Stati Uniti e in Australia. Quindi penso che in questo caso l’errore sia solo nella traduzione e non un’imprecisione tecnica dell’autore”.

Il bibliopatologo risponde è una rubrica di posta sulle perversioni culturali. Se volete sottoporre i vostri casi, scrivete a g.vitiello@internazionale.it.