20 gennaio 2022 15:23

Gentile bibliopatologo,
ho cinquantadue anni e sono il padre di un ragazzo tredicenne. Quando avevo dodici o tredici anni ho scoperto il sesso leggendo Porci con le ali di Lidia Ravera che i miei genitori avevano lasciato in giro. Avevo le idee un po’ confuse su cosa potessero fare insieme maschi e femmine, maschi e maschi e femmine e femmine e Porci con le ali mi ha aperto gli occhi. Della parte politica del libro mi interessavo poco perché c’erano già i miei genitori sessantottini a catechizzarmi. Ho un ricordo molto dolce di quei primi turbamenti letterari: secondo te dovrei lasciare anche io per caso in giro una copia di Porci con le ali perché mio figlio lo trovi? Può avere ancora un senso come introduzione letteraria al sesso? O è il relitto di un’epoca dimenticata nell’epoca di YouPorn?

–Giuseppe, Monza

Caro Giuseppe,
detesto cordialmente lo slogan “il personale è politico”, con le sue implicazioni intolleranti e le sue risonanze sottilmente totalitarie, ma mi tocca riesumarlo per risponderti – o meglio, per spiegarti come mai non sono in grado di risponderti. Sono cresciuto in una casa che i tuoi genitori sessantottini avrebbero probabilmente definito “borghese”, in cui era sottinteso che l’iniziazione sessuale non passasse di padre in figlio o di madre in figlia, ma che implicasse uno iato generazionale. In altre parole, non avrei mai attinto all’immaginario erotico di mio padre; tutt’al più, saltando una generazione, avrei trovato eccitanti, che so, delle cartoline maliziose del primo novecento o delle stampe libertine conservate in un baule da un nonno o da un trisavolo. Se la sera, cenando davanti alla televisione, ci imbattevamo in una scena pornografica (e poteva capitare, ai tempi selvaggi delle reti locali) calava su di noi un imbarazzo glaciale, dovuto non tanto alla scena in sé quanto al fatto che ci costringeva a condividere un momento comune di retropensieri allusivi che ci saremmo volentieri risparmiati.

Ma appunto, il personale è politico e il politico è personale, e io sono figlio di una borghesia meridionale laica – padre repubblicano, madre socialista – che antropologicamente aveva ben poco a che spartire con il sessantotto, i movimenti, i collettivi, il gergo della “riappropriazione”, l’introspezione sessuopolitica da tinello o da assemblea, i libri di Reich o di Marcuse. Per gli amici cresciuti in famiglie sessantottine era diverso, e tra l’immaginario erotico di genitori e figli poteva esserci continuità, se non addirittura esplicita condivisione. Mi pare di capire che questo sia anche il tuo caso. I tuoi genitori trovavano conturbante Porci con le ali, tu l’hai ripreso in mano e non hai avuto inibizioni a ripercorrere le stesse vie dell’iniziazione erotica. Ora ti chiedi se questo passaggio del testimone possa coinvolgere anche tuo figlio. Non so risponderti, perché nella mia famiglia sarebbe stato impossibile. Avrei potuto trovare quel libro intrigante solo se mi avessero proibito di leggerlo, o se lo avessero nascosto… Ma di nuovo, sono cresciuto in una di quelle case borghesi piene di stanze interdette, cassetti chiusi a chiave e solai misteriosi, e quel che era impossibile nella mia famiglia non è detto che lo fosse, o lo sia, in altre.

Piuttosto, fai bene a chiederti se quel libro sia oggi un relitto. Sospetto fortemente che lo sia (per quel che conta, quando lo lessi a vent’anni già mi sembrò un reperto archeologico di un’epoca arcaica e indecifrabile). Non ho figli, non conosco molti adolescenti e rischio platealmente di attirarmi addosso un coro di OK BOOMER, ma credo che una conoscenza dettagliata di ciò che possono “fare insieme maschi e femmine, maschi e maschi e femmine e femmine” oggi si diffonda tra i ragazzini per mille altre vie, molto più precoci e molto meno letterarie. Anche Houellebecq, probabilmente, è un rottame ai loro occhi.

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Ho inoltre l’impressione che il fulcro dell’iniziazione erotica si sia spostato, e non riguardi tanto le cose che si possono fare, quanto le cose che si possono essere – l’esplorazione della propria identità e la navigazione nell’arcipelago delle mille definizioni di genere. Da questo punto di vista, Porci con le ali è un libro troppo carnale-dionisiaco (basta leggerne le prime tre righe per constatarlo), forse poco congeniale a una sensibilità emergente che è invece tutta gnostico-cartesiana, e che tende a considerare il corpo come un hardware su cui far girare la fantasmagoria immateriale dei più vari software identitari. Cosa potrà mai dire Porci con le ali a degli angeli con le setole?

Il bibliopatologo risponde è una rubrica di posta sulle perversioni culturali. Se volete sottoporre i vostri casi, scrivete a g.vitiello@internazionale.it.