Migranti in fila per il controllo dei biglietti alla stazione di Budapest, in Ungheria, il 1 settembre 2015.

La crisi dei profughi è solo all’inizio

Migranti in fila per il controllo dei biglietti alla stazione di Budapest, in Ungheria, il 1 settembre 2015.
04 settembre 2015 13:06

L’Europa sta assistendo a un afflusso senza precedenti di profughi che scappano dalle guerre in Medio Oriente. Lo stesso vale per i migranti economici che arrivano dall’Africa e dai paesi balcanici che non appartengono all’Unione europea (Serbia, Bosnia, Albania eccetera), alcuni dei quali cercano a loro volta asilo politico. Arrivano a un ritmo di circa tremila al giorno, perlopiù in Grecia, attraverso la Turchia, o in Italia, attraversando il Mediterraneo, e l’Unione non sa bene cosa fare di loro.

L’emergenza non è poi così grande: al massimo un milione di persone quest’anno, ovvero lo 0,5 per cento della popolazione dell’Unione europea, che conta cinquecento milioni di abitanti. Un paese piccolo come il Libano, che ha 4,5 milioni di abitanti, ha già accolto un milione di profughi, e lo stesso ha fatto la Giordania, che ha una popolazione di 6,5 milioni di persone. Ma se è vero che alcuni dei 28 paesi dell’Unione si stanno comportando bene, sono molti di più quelli che si sono fatti prendere da una paura incontrollata di essere “invasi”.

Angela Merkel lo ha detto senza mezzi termini: ‘Se l’Europa fallisce sulla questione dei rifugiati non sarà l’Europa che avevamo immaginato’

Siamo davvero di fronte a una situazione da buoni, brutti e cattivi. Il migliore tra i buoni è la Germania. La cancelliera Angela Merkel lo ha detto senza mezzi termini: “Se l’Europa fallisce sulla questione dei rifugiati non sarà l’Europa che avevamo immaginato”. Alle parole ha fatto seguire i fatti: due settimane fa ha previsto che quest’anno la Germania avrebbe accettato 800mila richieste d’asilo.

Merkel ha anche annunciato di voler sospendere gli accordi di Dublino, secondo cui i profughi devono chiedere asilo nel primo paese dell’Unione in cui mettono piede. Una regola che è chiaramente ingiusta nei confronti di Grecia e Italia. Berlino permetterà quindi a tutti i siriani di chiedere asilo in Germania, a prescindere da quale sia il paese dal quale sono entrati nell’Unione. Inoltre considererà la cittadinanza siriana una condizione sufficiente per richiedere asilo.

Anche la Francia, l’Italia e i Paesi Bassi sono stati abbastanza generosi verso i profughi, mentre la calma e nobile Svezia sta accettando più rifugiati per abitante di qualsiasi altro paese dell’Unione. Ma le buone notizie finiscono qui. Quasi tutti gli altri paesi europei si rifiutano di accogliere una quota equa di profughi, o addirittura non ne vogliono neanche uno.

Definiamo dunque come cattivi quei governi che sanno bene che dovrebbero fare di più, ma si sottraggono ai loro doveri per ragioni di politica interna. I più illustri rappresentanti della categoria sono il Regno Unito e la Spagna, che lo scorso luglio hanno avuto un ruolo chiave nel far fallire il tentativo di raggiungere un accordo su una distribuzione equa dei rifugiati tra i paesi dell’Unione.

Il problema del primo ministro britannico David Cameron è che l’immigrazione complessiva nel Regno Unito è alta (330mila persone lo scorso anno), il che ha fatto infuriare la stampa di destra. In realtà più della metà dei nuovi arrivati erano cittadini di altri paesi dell’Unione (che hanno il diritto di attraversare i confini interni in cerca di lavoro) e solo 25mila erano profughi, ma una distinzione così sottile non trova spazio nel dibattito pubblico. In Spagna, invece, il problema è che si avvicinano le elezioni.

Come farà l’Unione a mettersi d’accordo su una politica comune per dividersi i costi dell’accoglienza?

E infine ci sono i brutti: i paesi che semplicemente non vogliono accogliere i rifugiati perché sono diversi. Come la Slovacchia, che ha dichiarato che potrebbe accogliere qualche centinaia di profughi, ma solo se cristiani, o l’Ungheria e la Repubblica Ceca, che stanno pensando di schierare l’esercito ai loro confini per tenere fuori i migranti.

Tutti questi paesi hanno vissuto sotto la dominazione sovietica per due generazioni, il che era più o meno come vivere in una caverna. Non hanno praticamente alcuna esperienza in fatto d’immigrazione, e al loro interno è frequente sentire gente che fa commenti razzisti o antisemiti senza la minima vergogna. In un certo senso, vivono ancora negli anni cinquanta. Non è una scusa, ma è una spiegazione.

In questa situazione come farà l’Unione a mettersi d’accordo su una politica comune per dividersi i costi dell’accoglienza? “Dobbiamo far approvare politiche d’asilo europee uniformi”, sostiene Angela Merkel, ma l’Unione funziona in base al consenso, e ci sono poche possibilità che una cosa simile venga accettata. In pratica, quindi, il peso continuerà a essere sostenuto da chi è disposto a farlo.

L’anno prossimo un altro milione di persone rischierà la vita per superare le frontiere

Nel tentativo di alleggerire questo peso, la cancelliera tedesca ha proposto una lista di paesi “sicuri” (come quelli balcanici, da cui proviene circa il quaranta per cento delle richieste d’asilo presentate in Germania), dove è presumibile che la maggior parte dei richiedenti siano davvero migranti economici. Le persone provenienti da paesi “insicuri” come Siria, Libia e Afghanistan, dove sono in corso dei veri e propri conflitti, sarebbero considerati profughi. Ma anche così facendo, ogni caso deve essere esaminato individualmente.

“La Germania è un paese forte, e il suo motto dev’essere: ‘Abbiamo risolto tante cose, possiamo farcela anche stavolta’”, ha dichiarato Merkel, e sicuramente potrà mantenere questa linea almeno fino alla fine dell’anno. Ma è verosimile che l’anno prossimo un altro milione di persone rischierà la vita per superare le frontiere dell’Unione europea, e probabilmente sarà così per molti anni. E le cose potrebbero anche peggiorare.

A lungo termine, anzi, è quasi sicuro che peggioreranno, anche se le attuali guerre in Medio Oriente dovessero per miracolo finire. Dietro la crisi odierna avanzano inesorabili i cambiamenti climatici, che colpiranno duramente il Medio Oriente e l’Africa. Nessuno ha la minima idea di quante persone saranno costrette a fuggire, ma potrebbero essere molte di più di quelle che arrivano oggi.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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