06 luglio 2021 16:24

Prima è arrivata la “calotta di caldo” con temperature che hanno superato i 45 gradi in molte zone occidentali del Nordamerica (49,6 la massima registrata a Lytton, nella provincia canadese della British Columbia). Poi, quando i boschi erano completamente secchi, è stato il turno degli incendi (che hanno travolto Lytton). Dal nord della California al nord della British Columbia, ogni giorno sono stati stabiliti nuovi record.

Temperature così estreme non hanno precedenti, ma i meteorologi hanno proposto una spiegazione: la “cupola di caldo”, appunto, avrebbe intrappolato l’aria calda nella stessa zona per un periodo prolungato, mentre la temperatura ha continuato a salire.

Nessuno ha approfondito la questione, perché porterebbe a una nuova e non ancora dimostrata ipotesi. Tuttavia molti meteorologi ritengono che questo potrebbe essere il primo assaggio di una nuova normalità in cui le ondate di caldo letali saranno eventi regolari.

Le onde
Il nome proposto per questi lunghi periodi di caldo estremo è Onda-7, oppure Onda-5, in base alle macroregioni del pianeta interessate. Onda-7 colpisce contemporaneamente il Nordamerica occidentale, l’Europa occidentale o centrale e l’Asia occidentale.

Onda-7 è ancora un’ipotesi, non un fatto acclarato, ma ne abbiamo avuto un esempio a giugno. Per quattro giorni, nel Canada occidentale e nel nordovest degli Stati Uniti, le temperature hanno superato i 45 gradi. In Europa occidentale e centrale, come da tradizione, le temperature non sono state così elevate, ma hanno comunque raggiunto i 35-40 gradi nell’Europa centrale e nei Balcani (inoltre, in Repubblica Ceca c’è stato un tornado, mentre nel Mediterraneo la temperatura dell’acqua è aumentata di 3-5 gradi rispetto ai livelli soliti).

In Asia occidentale il caldo ha toccato i 45 gradi in gran parte del Pakistan e sfiorato i 40 gradi in Siberia, con picchi di 48 gradi a Jacobabad e Verchojansk (nel circolo polare artico).

L’Artico si sta riscaldando a velocità doppia rispetto al resto del pianeta

Temperature record durante l’estate erano previste come conseguenza del surriscaldamento globale, ma non prima di un decennio. Il fatto è che i modelli climatici sono utili per analizzare enormi quantità di dati, come quelli sulla temperatura media globale, ma non riescono ancora a prevedere cosa succede al livello regionale. Per questo motivo il modello delle onde è stato una sorpresa.

Una volta emerso, i climatologi si sono precipitati a studiarlo. I ricercatori avevano già capito come funziona la corrente a getto, tutto quello che hanno dovuto fare è stato valutare in che modo una grande quantità di calore può alterare gli effetti del sistema.

È possibile che il nuovo fenomeno sia determinato dalla corrente a getto, un “fiume” d’aria ad alta velocità che soffia ad altitudine elevata da ovest a est sul pianeta. Un tempo questa corrente era così forte e dritta che gli aerei diretti a est la cavalcavano, accorciando di un’ora la rotta transatlantica o transpacifica. Ma oggi accade sempre più raramente, perché la corrente ha rallentato e non si muove più in linea retta.

Differenze con il passato
Il flusso d’aria ha ridotto la sua velocità perché trae energia dalla differenza di temperatura tra la massa d’aria artica e quella più calda delle zone temperate. La corrente a getto segna il confine tra le due. Ma l’Artide si sta riscaldando a velocità doppia rispetto al resto del pianeta, dunque la differenza di temperatura (e la quantità di energia) è inferiore rispetto al passato.

Rallentando, la corrente a getto finisce in flussi sempre più grandi, come quelli di un fiume enorme in una pianura. Questi grandi flussi – chiamati onde di Rossby oppure onde planetarie – tendono a restare “bloccati” per molto tempo. Alcuni portano l’aria artica molto a sud e la trattengono lì, causando fenomeni come il grande gelo in Texas di quest’inverno. Altri prelevano l’aria calda del sud e la portano verso nord, dove resta per lunghi periodi, com’è successo il mese scorso.

Questi due flussi si alternano lungo la corrente a getto settentrionale, intorno al pianeta. Il secondo diventa “caldo” quando il meccanismo si innesca, dunque le ondate di calore si verificano contemporaneamente in diversi continenti. Esattamente ciò che sembra stia accadendo in questo momento.

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Queste interpretazioni scientifiche sono innovative e ancora da verificare, ma è innegabile che negli ultimi vent’anni lo stesso schema di sette picchi di temperatura (massima e minima) bloccati e sparsi nei diversi continenti – l’Onda-7 – si sia protratto per più di due settimane per sette volte. Prima del 2000 non era mai successo.

Se l’ipotesi delle onde è corretta, questi periodi di caldo letale diventeranno sempre più comuni nell’emisfero nord con il progressivo aumento delle temperature dell’Artide e il rallentamento della corrente a getto, estendendosi dai 30 ai 60 gradi di latitudine nord.

Un tempo credevamo che il riscaldamento del clima avrebbe colpito i paesi ricchi delle zone temperate molto dopo rispetto ai tropici e alle aree subtropicali. Ma a quanto pare ci sbagliavamo. Con un aumento della temperatura globale limitato a 1,1 gradi registriamo già ondate mortali di caldo. Il problema è che se anche facessimo tutto ciò che è in nostro potere da questo momento in avanti, l’aumento della temperatura raggiungerà comunque gli 1,5 gradi.

(Traduzione di Andrea Sparacino)