La Grenfell Tower, Londra, 26 giugno 2017.

L’incendio alla Grenfell Tower rivela il costo umano dell’austerità

La Grenfell Tower, Londra, 26 giugno 2017.
29 luglio 2017 08:35

Come si misura la malvagità umana? A volte è fin troppo facile. Quest’estate le città britanniche devono fare i conti con le conseguenze di diversi attentati terroristici ed episodi di razzismo. L’attentato di Manchester. Gli omicidi sul ponte di Westminster. L’orrore del London Bridge. L’attentato contro le persone che si trovavano fuori dalla moschea di Finsbury Park nella parte nord di Londra e in altre moschee. O gli uomini non identificati che sono ancora a piede libero nella capitale dopo aver spruzzato acido sui visi dei passanti, sfigurandoli.

Nel Regno Unito la resilienza che mostriamo di fronte a questi episodi è encomiabile. Tornando a Londra dopo aver passato un po’ di tempo fuori, mi sono sentita rinfrancata da un numero del magazine del London Evening Standard che celebrava le persone comuni che si erano fatte avanti per dare il loro aiuto dopo queste atrocità. I paramedici che hanno lavorato per tutta la notte. Il cuoco romeno che ha nascosto le persone nella sua panetteria. Il tifoso di calcio che si è scagliato sui terroristi del London Bridge urlando: “Fottetevi, forza Milwall!”. Lo studente che ha ospitato il coordinatore che organizzava l’assistenza alle vittime dell’inferno scatenatosi alla Grenfell Tower e alle loro famiglie.

Fermi tutti. Aspettate un secondo. Uno di questi episodi non è uguali agli altri. Il disastro della Grenfell Tower, nel quale sono morte almeno ottanta persone, non è stato un attacco terroristico o un atto doloso. È semmai il risultato di anni di decisioni sciagurate prese dagli amministratori di condominio e di investimenti inesistenti per le case popolari.

Si tratta di una stortura morale che nega le proprie responsabilità. Finché questa negazione prende fuoco

Il 14 giugno intere famiglie sono bruciate vive nelle loro case, in parte perché, a quanto pare, il Royal Borough of Kensington and Chelsea non ha voluto pagare le cinquemila sterline necessarie per i rivestimenti antincendio. Né è stato in grado di trovare i soldi, nonostante il bilancio positivo, per installare un efficace sistema di valvole antincendio all’interno di un edificio che stava andando in malora.

Kensington and Chelsea è un municipio governato dai conservatori che, per quanto riguarda il denaro investito, s’interessa poco o nulla ai cittadini più poveri che difficilmente voteranno per loro. Nel 2014, mentre ai residenti della Grenfell Tower erano negate semplici operazioni di manutenzione, gli amministratori hanno concesso delle riduzioni di cento sterline ai contribuenti più ricchi, sbandierando i risultati ottenuti nel “garantire costantemente una maggiore efficienza migliorando i servizi”. Questa efficienza aveva dei nomi, dei genitori e dei figli.

Si tratta di una stortura morale assoluta. Una stortura che nega le proprie responsabilità, fino a quando questa negazione finisce per prendere fuoco. Prendendo a prestito un’espressione di Friedrich Engels, John McDonnell ha descritto il disastro della Grenfell Tower come un “omicidio sociale”. Il cancelliere ombra ed ex voce critica della sinistra parlamentare non è mai stato famoso per la cautela delle sue dichiarazioni.

Naturalmente la stampa conservatrice ha fatto a gara per condannare McDonell, non perché avesse torto ma per la sua mancanza di discrezione. “In questo paese c’è una lunga tradizione di omicidi sociali”, ha detto, “nei quali le decisioni vengono prese senza curarsi delle conseguenze… E per questo motivo molte persone hanno sofferto”.

“È difficile negare la realtà di queste sofferenze quando non è ancora stato concluso il conto dei morti in questo cimitero a forma di torre che appare oggi come una ferita nello skyline londinese”. Come ha scritto la filosofa Hannah Arendt, “la triste verità è che le azioni peggiori sono commesse da persone che non si decidono mai a essere buone o cattive”.

Redistribuire grandi somme di denaro dai poveri ai ricchi non è solo un’infrazione morale astratta: è qualcosa che uccide

L’austerità di mercato non è meno brutale per il fatto che non produce vittime. Si tratta di un’ideologia calcolatrice, che misura il valore umano in denaro ed effettua tagli che colpiscono, anche se indirettamente, la vita delle persone. Redistribuire grandi somme di denaro dai poveri ai ricchi non è solo un’infrazione morale astratta: è qualcosa che uccide. Accorcia vite umane e ne peggiora milioni di altre.

Solitamente lo fa in una maniera mostruosamente flemmatica: il pensionato che muore prima per una malattia curabile, gli adolescenti che smettono di studiare, i disabili che vengono abbandonati mentre soffrono per le loro malattie fisiche e mentali senza avere qualcuno che si occupi di loro, le migliaia di persone morte mentre erano nelle liste d’attesa di sussidi che avevano pieno diritto di ricevere, i genitori il cui orgoglio va in frantumi nel vedere i loro bambini andare a scuola affamati.

Noi cittadini non siamo spinti a misurare il costo umano dell’austerità in questo modo, anche se esistono molte persone in oscuri uffici che fanno esattamente questo genere di calcoli. Quest’anno, quando i ricercatori del Journal of the Royal Society of Medicine hanno affermato che i costanti tagli al servizio sanitario potrebbero essere all’origine di quasi trentamila “morti supplementari” in Inghilterra e in Galles nel 2015, il governo ha denunciato un “trionfo dei pregiudizi personali sulla ricerca”. Comunque la si voglia vedere, si tratta di una risposta odiosa e arrogante di fronte a trentamila nuove morti.

La malvagità del mercato
Esiste un tipo di malvagità per cui un individuo permette agli angoli più oscuri della sua mente di fargli conficcare una lama nel ventre di un passante o di mettere una bomba in mezzo a una folla di ragazze adolescenti. Questa forma di mostruosità è tanto facilmente individuabile quanto fortunatamente rara, anche se meno rara di quanto fosse in periodi meno febbrili di quello attuale.

Ma esiste un’altra forma di malvagità di cui raramente parla la stampa. È quella che emerge quando qualcuno si siede con una calcolatrice in mano e calcola quanto costerebbe proteggere e nutrire la vita umana, deduce questa cifra dal costo di una riduzione fiscale per dei proprietari immobiliari o di una bella serata all’opera, e poi stabilisce una cifra. È una forma di malvagità ordinaria, diventata ormai di routine e automatizzata negli anni dell’austerità. È una forma di malvagità che, secondo le parole dello scrittore Terry Pratchett, “comincia quando cominci a trattare le persone come cose”.

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Il disastro della Grenfell Tower è l’infernale prova delle conseguenza di questa spietatezza fiscale, che nessuno può ignorare. Chi dice che la cosa non era prevedibile è stato smentito dalle vittime.

L’associazione dei residenti aveva scritto sul proprio sito web, dopo aver implorato per anni i direttori di condominio di migliorare le loro condizioni di vita: “È un pensiero davvero terrificante ma il Grenfell Action Group crede fermamente che solo un evento catastrofico sia in grado di mostrare pubblicamente l’inettitudine e l’incompetenza dei nostri padroni di casa”.

Questo catastrofico evento è arrivato. La consueta risposta dei britannici alla tragedia, una dignità coraggiosa e composta, è stavolta inappropriata. Quando cominceranno le indagini sulla Grenfell Tower, ad agosto, è importante che ogni cittadino esiga delle risposte e che chiami questa farsa con il suo nome: omicidio organizzato.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è apparso sulla rivista britannica New Statesman.

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