Viktor Orbán in parlamento a Budapest, in Ungheria, maggio 2018.

Viktor Orbán vuole essere il portavoce della nuova destra europea

Viktor Orbán in parlamento a Budapest, in Ungheria, maggio 2018.
02 agosto 2018 09:48

Se volete capire cosa pensa la destra europea dell’Europa e del mondo vi basterà ascoltare il primo ministro ungherese Viktor Orbán. Diversamente da molti altri leader dell’estrema destra, Orbán vanta dei netti successi elettorali dovuti a un vasto consenso, e la sua sfacciataggine nasce da solide convinzioni piuttosto che dalla semplice intenzione di catturare il voto di protesta.

Ogni anno Orbán tiene un discorso in occasione di un campo estivo per i suoi giovani sostenitori. L’ultimo intervento, il 28 luglio, è stato diverso dai precedenti. Orbán ha indicato un nuovo approccio geopolitico a tutte le forze di estrema destra sparse per il continente. Tenete presente che stiamo parlando di un uomo che è stato definito da Steve Bannon, ex capo stratega di Donald Trump, “un Trump precedente a Trump”.

Orbán e Bannon hanno un nemico comune: il finanziere e filantropo George Soros, la cui Open society foundation quest’anno ha lasciato Budapest dopo che il partito del primo ministro, Fidesz, ha vinto le elezioni per la terza volta di fila. Dove altri vedono solo la follia di Trump, Orbán scorge del metodo. Per il leader ungherese, infatti, Trump sta agendo consapevolmente per trasformare l’ordine multilaterale in uno basato sugli accordi bilaterali.

L’ordine nuovo
“Dobbiamo riconoscere che Trump ha cominciato l’anno scorso, sta facendo progressi con la precisione di un ingegnere e sotto ai nostri occhi sta nascendo un ordine nuovo basato sugli accordi bilaterali”.

Nella prospettiva di Orbán, gli Stati Uniti “hanno solo una possibilità di successo” nello scontro con la Cina, che può contare su un vantaggio demografico e un’economia moderna e tecnologicamente avanzata: cambiare l’ordine mondiale. “Nessuno può dire oggi se ce la faranno e soprattutto se ce la faranno senza un conflitto armato”. Il premier ungherese è convinto che gli Stati Uniti continueranno a cercare di eliminare il deficit commerciale nei confronti di Unione europea e Cina e che proveranno a stringere un accordo per il controllo degli armamenti con la Russia.

Orbán ha proposto una nuova politica europea sulla Russia che annulli le sanzioni legate all’Ucraina

In questo sistema globale in via di cambiamento, per l’Unione europea – che nella visione del mondo di Orbán resta un’organizzazione multilaterale potenzialmente efficace – diventa importante stringere accordi con i vicini di peso, in particolar modo la Russia e i paesi mediorientali. Davanti ai suoi sostenitori, Orbán ha dichiarato che la Russia “non rinuncerà a fornire il gas all’Europa scavalcando l’Ucraina” e ha previsto che gli sforzi di Kiev per entrare nella Nato o nell’Unione europea si riveleranno fallimentari, spingendo il paese verso una “schiavitù del debito” nei confronti dei finanziatori occidentali. “L’obiettivo dei russi di riportare l’Ucraina alla sua condizione precedente non sembra irrealistico”.

Partendo da questo pessimismo a proposito della svolta filoccidentale dell’Ucraina, Orbán ha proposto una nuova politica europea sulla Russia. Secondo il premier ungherese, nonostante il timore giustificato di alcuni paesi (Polonia e stati baltici) che la Russia rappresenti una minaccia per la loro sicurezza, “è evidente che l’Ungheria non percepisce la stessa minaccia, così come la Slovacchia, la Repubblica Ceca e naturalmente l’Europa occidentale”.

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I sondaggi sono dalla parte di Orbán, convinto che “la Nato e l’Unione europea dovrebbero fornire maggiori garanzie di sicurezza alla Polonia e agli stati baltici”, mentre il resto dell’Europa dovrebbe “finalmente poter commerciare e costruire un rapporto di cooperazione economica” con la Russia, annullando le sanzioni legate all’Ucraina.

Al contempo, ha precisato Orbán, l’Unione dovrebbe stringere rapporti bilaterali solidi con Turchia, Israele ed Egitto, potenziali alleati per garantire la stabilità in Medio Oriente e tenere i migranti lontani dall’Europa.

Secondo Orbán il cambiamento dell’ordine globale impone all’Europa di imparare imparare a gestire autonomamente le problematiche che riguardano la difesa: “È assurdo che l’Europa non sia capace di creare le forze necessarie a garantire la sua difesa. Non possiamo andare avanti grazie al denaro americano e all’ombrello di sicurezza di Washington. È un bene che gli Stati Uniti ci siano, abbiamo bisogno di loro come abbiamo bisogno della Nato, ma l’Europa deve avere una difesa indipendente, dunque avremo bisogno di un esercito europeo. Abbiamo i fondi necessari, abbiamo le basi tecnologiche. Ciò che manca è la volontà politica. “

Quando Orbán si scaglia contro l’élite liberale dell’Unione lo fa per conto della destra tradizionale

Spesso si pensa che i nazionalisti e i populisti europei siano nemici giurati dell’Unione europea, dunque molti saranno sorpresi di vedere Orbán sposare l’idea federalista di un esercito comune. Ma bisogna tenere presente che il premier ungherese non è un cane sciolto come il britannico Nigel Farage, un politico abituato a perdere come Marine Le Pen o una figura instabile come il ministro dell’interno italiano Matteo Salvini.

Orbán è riuscito a ritagliarsi una posizione solida all’interno del centrodestra europeo respingendo a più riprese le offensive portate dall’estrema destra del più radicale Jobbik e mantenendo Fidesz all’interno del potente Partito popolare europeo, di cui fanno parte tra gli altri i democratici cristiani di Angela Merkel. Gli alleati di Orbán attaccano Merkel da destra, ma sono comunque politici tradizionali, non rivoltosi antisistema.

Fermare l’immigrazione
Quando Orbán si scaglia contro l’élite liberale dell’Unione, come ha fatto il 28 luglio, lo fa per conto della destra tradizionale, la stessa destra tradizionale che il politico ungherese sta cercando di compattare in vista delle elezioni europee del 2019, in cui vorrebbe imporre l’immigrazione come tema centrale. “Alle elezioni europee sarà possibile bloccare il grande piano per trasformare l’Europa e avvicinarla a un’era postcristiana e postnazionale, signori e signore”, ha dichiarato. “Fermare questo piano è assolutamente nel nostro interesse”.

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Lo spettro politico europeo si è posizionato a lungo alla sinistra di quello americano, ma Orbán parla come un repubblicano trumpiano impegnato a strappare il controllo dell’Unione europea a una potente élite con idee e politiche più a sinistra di quelle del Partito democratico americano. Il suo obiettivo non è quello di sciogliere l’Unione, ma di trasformarla in un concorrente e in un alleato degli Stati Uniti di Donald Trump. Per il primo ministro ungherese è in atto un cambiamento generazionale: la generazione politica anticomunista e conservatrice degli anni novanta sta prendendo il posto degli idealisti di sinistra che avevano ereditato lo spirito del 1968.

Non è detto che questa strategia si riveli vincente, ma di sicuro è coerente. Per capire se l’Europa sta davvero andando in questa direzione, è utile cercare un’eco delle parole di Orbán nei discorsi dei partiti conservatori tradizionali e analizzarne il programma in vista delle elezioni europee 2019. La svolta a destra, se proseguirà, non sarà unidimensionale come quella a sostegno dei partiti di protesta, ma emergerà dall’interno dello schieramento conservatore.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Questo articolo è uscito su Bloomberg View.

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