(Andrew Rich, Getty Images)

Quando la scelta è difficile è il momento di rischiare

(Andrew Rich, Getty Images)
06 settembre 2016 13:24

A un certo punto di I am not your guru, il nuovo documentario che potete vedere in streaming su Netflix a proposito del successo (enorme sotto vari aspetti) dei seminari di Tony Robbins, una donna in lacrime si alza in piedi per parlare della sua infelicità in amore. Siamo in Florida alla sei giorni da 4.000 dollari (3.500 euro) intitolata Date with destiny (Appuntamento con il destino), e il pubblico esaltato è ormai creta nelle mani di Robbins.

La relazione sentimentale della donna non sembra in crisi. Ma non importa! Robbins le dice di prendere il cellulare, chiamare il suo uomo e lasciarlo subito. Cosa che, incredibilmente, lei fa (il filmato merita di essere visto: è un ossequio al protagonista, ma si rimane coinvolti dalla sua atmosfera emotiva).

Una volta tornata a casa, e superata l’emozione del momento, la donna si pentirà della sua decisione? Nessuno può fare a meno di chiederselo. A meno che non si abbia un’enorme fiducia in se stessi come Robbins, che non sembra porsi affatto questa domanda.

La paura dell’ignoto
A conti fatti, tuttavia, ci sono buone probabilità che non se ne sia pentita. Questo si deduce da un colossale e insolito esperimento condotto dall’economista Steven Levitt, uno degli autori del libro Freakonomics. Il calcolo dell’incalcolabile. Levitt aveva chiesto a migliaia di persone che stavano contemplando la possibilità di introdurre un grande cambiamento nella loro vita, come lasciare un lavoro o interrompere un rapporto sentimentale, di andare su un sito web, dove il lancio di una moneta virtuale avrebbe deciso che cosa dovevano fare.

Ovviamente, molti avevano ignorato il risultato, ma altri no. E quando li aveva intervistati di nuovo sei mesi dopo, aveva scoperto che quelli che avevano cambiato erano più felici di quelli che non lo avevano fatto, anche se a determinare la decisione era stato solo il lancio di una moneta.

Che cosa si può imparare da questo esperimento, e nonostante i limiti del progetto, tra cui il fatto che il campione era autoselezionato? Se siamo davanti a un dilemma, e non riusciamo a decidere se fare o meno il salto, a parità di condizioni è sempre meglio saltare. Pochi di noi sono immuni dal “pregiudizio dello status quo”: in genere preferiamo lasciare le cose come stanno perché l’ignoto ci spaventa.

Cito l’interrogativo dello psicanalista James Hollis: questa scelta mi fa crescere o regredire? Scegliete sempre la crescita

Perciò se stiamo pensando di chiedere il divorzio, interrompere un master o trasferirci in Islanda, tenderà a vincere l’inerzia. Una volta rimosso quel pregiudizio, la sensazione di essere in bilico ci spingerà ad agire.

Attenzione, però: il pregiudizio dello status quo è subdolo, riesce facilmente a farci credere che la scelta sicura sia la più coraggiosa. Se siamo abituati a passare disinvoltamente da una relazione superficiale all’altra, chiudere l’ultima della serie non è veramente “fare il salto”, significa continuare come al solito. In questo caso, il grande cambiamento sarebbe di rimanere con quella persona. Non sento di dovermi scusare se cito, ancora una volta, l’interrogativo posto dallo psicanalista junghiano James Hollis: questa scelta mi fa crescere o regredire? Scegliete sempre la crescita.

In fin dei conti, l’esperimento di Levitt non fa che riproporre il vecchio consiglio spesso attribuito a Eleanor Roosevelt: “Fate ogni giorno una cosa che vi spaventa”. Davanti a due opzioni apparentemente simili, scegliete quella che vi impaurisce di più. Non perché l’universo ammirerà il vostro coraggio e vi concederà un potere illimitato, come probabilmente vi direbbe Robbins, ma perché quasi sicuramente la paura distorce il vostro giudizio.

(Traduzione di Bruna Tortorella)

Questo articolo è uscito sul quotidiano britannico The Guardian.

Oliver Burkeman sarà al festival di Internazionale a Ferrara dal 30 settembre al 2 ottobre 2016.

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