Il sindaco di Livorno Filippo Nogarin, l’11 giugno 2014. (Laura Lezza, Getty Images)

A Livorno finisce la pretesa superiorità dei cinque stelle

Il sindaco di Livorno Filippo Nogarin, l’11 giugno 2014. (Laura Lezza, Getty Images)
09 maggio 2016 15:40

Non succede solo agli altri. Il Movimento 5 stelle, fin qui immune ai difetti che rimprovera agli eletti degli altri partiti, è stato a sua volta coinvolto nella bufera che da qualche settimana imperversa in Italia e che ha colpito soprattutto il Partito democratico. A quattro settimane dalle elezioni amministrative in 1.300 comuni – tra cui Roma, Milano, Torino e Napoli – per i sostenitori di Beppe Grillo questa era un’ulteriore prova che, a parte loro, tutti gli altri sono marci.

Questa argomentazione è crollata il 7 maggio, quando il sindaco di Livorno (la città più importante guidata dall’M5s dopo Parma) Filippo Nogarin ha annunciato su Facebook di essere stato indagato per bancarotta fraudolenta relativamente a un’azienda per la raccolta di rifiuti gestita dal comune.

È la prima volta per il partito fondato sul principio dell’onestà dei suoi eletti. Secondo la regola del Movimento, Nogarin dovrebbe dimettersi (cosa che in effetti pensa di fare). A ogni modo, lo stato maggiore dei cinque stelle, con in testa Grillo, gli ha consigliato di non fare nulla e di aspettare.

Ironia della sorte

Questa notizia peserà sulla campagna elettorale. Priva l’M5s di un argomento importantissimo e della superiorità morale. In un momento in cui il Pd è invischiato in una serie di arresti, rinvii a giudizio e condanne per diversi suoi eletti, i sostenitori di Grillo avevano il vento in poppa al punto da essere, secondo i sondaggi, favoriti nella corsa per il comune di Roma.

Dopo le dimissioni della ministra dello sviluppo Federica Guidi, accusata di abuso d’ufficio, non passa giorno senza che un eletto del Pd finisca nel mirino dalla magistratura. Stefano Graziano, consigliere regionale della Campania, è indagato e accusato di concorso esterno per associazione mafiosa. Il 29 Tony Bonafede, consigliere comunale di Siracusa, è stato arrestato per possesso di 16 chili di marijuana e 3,5 chili di hashish. Il 3 maggio Simone Uggetti, sindaco di Lodi, è stato messo in carcere per turbativa d’asta. Il 5 maggio, infine, l’ex governatore della Sardegna e attuale deputato europeo Renato Soru è stato condannato in primo grado a tre anni di carcere per evasione fiscale.

Una manna per l’M5s che vedeva cadere uno a uno gli uomini di Renzi con soddisfazione e un po’ di crudeltà. Ironia della sorte, il principale luogotenente dell’M5s, Luigi di Maio, si trovava a Lodi per chiedere le dimissioni del sindaco quando è venuto a sapere dell’avviso di garanzia a Nogarin.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

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