Restiamo umani

19 dicembre 2018 17:27

1. Fasma, Ti prometto che un giorno partiremo
“Con te partirò”, per un progetto di vita in comune o per una settimana alle Maldive? L’album poi, Moriresti per vivere con me, funge da canzoniere di un Bocelli per ultramillennials, il cui melodramma in salsa “emo trap” potrebbe far sorridere. Ma il disgusto del romano Tiberio Fazioli (classe 1996) in arte Fasma per certi suoi colleghi trapper arriva sincero. Quando dice: “Sei un dolore che prima io non conoscevo”, si sente un (perché perché perché?) che forse vale per molti anche nei confronti di certe musiche.


2. Fabiana Martone, Me passa ’o ggenio
Una canzone intrisa di blues salsiccia e friarielli alla Pino Daniele: come poteva mancare nella geopolitica sentimentale di una napoletana adottata dall’ammuina? Manifestazioni d’impotenza, momenti sognanti, dichiarazioni d’amore sospese nel traffico immobilizzato sul piano inclinato di corso Malta. Piazze e citofoni e pasticcerie, scritte sui muri e disegni, tanti disegni per Memorandum, album curato come una scatola di cioccolatini, niente plastica, solo cartoncini e illustratori amici, amiche geniali, autori che si alternano.


3. Daniele Celona, Shinigami (con Pierpaolo Capovilla)
Spiritelli della morte giapponesi, demoni un po’ anime, in tempesta metallica con la partecipazione del cantante e bassista del Teatro degli Orrori, come fosse la sigla di una distopia nipponica. Un altro album di quelli originali e orgogliosamente fuori formato, per il cantautore torinese: Abissi tascabili si trova a proprio agio sulla sponda “graphic novel” del fiume Po (in questo caso la scuderia Progetto Stigma). È toccante l’attaccamento da parte di molti artisti alla dimensione “album”, sinestesia dello “stay human”.


Questo articolo è uscito il 14 dicembre 2018 nel numero 1286 di Internazionale, a pagina 102. Compra questo numero| Abbonati

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