Un sostenitore della candidata democratica statunitense Elizabeth Warren a Des Moines, Iowa, il 21 settembre 2019. (Elijah Nouvelage, Reuters/Contrasto)

Lo scontro tra Mark Zuckerberg e i democratici statunitensi

Un sostenitore della candidata democratica statunitense Elizabeth Warren a Des Moines, Iowa, il 21 settembre 2019. (Elijah Nouvelage, Reuters/Contrasto)
03 ottobre 2019 11:45

Alla destra, Mark Zuckerberg, capo plenipotenziario di Facebook. Alla sinistra, letteralmente, Elizabeth Warren, candidata alla nomination democratica per le presidenziali statunitensi, considerata tra i favoriti.

A pensarci potrebbe essere la presentazione di un combattimento che la dice lunga sulle trasformazioni degli Stati Uniti e sul cambiamento di valori e priorità. Oggi, in effetti, è in atto uno scontro tra i nuovi padroni del mondo – le aziende Google, Amazon, Facebook e via dicendo – e i leader politici che vorrebbero regolare e infrangere i monopoli.

Elizabeth Warren, esponente dei democratici statunitensi, è la candidata in ascesa nel campo democratico. Per la prima volta, in settimana, Warren ha superato Joe Biden nei sondaggi nazionali. Anche se è ancora presto per prevedere l’esito delle primarie, la senatrice del Massachusetts è certamente la persona da seguire in questo momento.

Reazione infastidita
Ecco spiegato l’interesse suscitato dal suo scontro con Mark Zuckerberg, “vittima” (come Donald Trump) della pubblicazione non autorizzata di un discorso pronunciato a uso interno.

In una conversazione con i suoi consulenti, Zuckerberg ha reagito con fastidio alla proposta di Warren di “infrangere i monopoli” dei gitanti tecnologici, compreso Facebook con i suoi due miliardi di utenti. “Davanti a una minaccia esistenziale bisogna combattere”, ha attaccato Zuckerberg dicendosi pronto a trascinare in tribunale il governo federale se Warren fosse eletta e applicasse il suo programma.

La candidata non si è lasciata intimidire. “Dobbiamo correggere un sistema corrotto che permette ad aziende giganti come Facebook di ricorrere a pratiche anticoncorrenziali illecite, di calpestare il diritto e la vita privata dei consumatori e di ignorare ripetutamente la responsabilità di proteggere la nostra democrazia”, ha scritto Warren su Twitter.

Forse si tratta solo di una sceneggiata politica, ma è comunque una vicenda sintomatica dell’esasperazione di parte dell’opinione pubblica, incarnata da Warren, davanti al potere dei giganti della tecnologia.

Non dobbiamo dimenticare che nel 2008 la Silicon Valley si era schierata compatta con Barack Obama, capace di usare al meglio le nuove piattaforme con il sostegno militante dei loro creatori. Ancora nel 2016 una delle personalità di spicco della tecnologia, Peter Thiel, aveva attaccato apertamente Donald Trump.

Ma gli idealisti degli albori di internet si sono trasformati in multinazionali che hanno interessi da difendere, come ha dimostrato Zuckerberg. E la sinistra democratica, attualmente con il vento in poppa, rappresenta ormai una minaccia per questi interessi.

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In settimana, sulle pagine del New York Times, il premio Nobel per l’economia Paul Krugman ha scritto che i super ricchi destano talmente Warren che potrebbero sostenere Trump se la senatrice vincesse le primarie.

Siamo lontani dai tempi in cui un giovane Mark Zuckerberg metteva la cravatta per accogliere l’amico Obama a Palo Alto.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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