Il vertice sull’Ucraina all’Eliseo, Parigi, il 9 dicembre 2019. Seduti, da sinistra in senso orario: il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy, il presidente francese Emmanuel Macron, il presidente russo Vladimir Putin, la cancelliera tedesca Angela Merkel. (Ian Langsdon, Reuters/Contrasto)

Il vertice a Parigi sull’Ucraina è comunque una buona notizia

Il vertice sull’Ucraina all’Eliseo, Parigi, il 9 dicembre 2019. Seduti, da sinistra in senso orario: il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy, il presidente francese Emmanuel Macron, il presidente russo Vladimir Putin, la cancelliera tedesca Angela Merkel. (Ian Langsdon, Reuters/Contrasto)
10 dicembre 2019 11:51

Dopo cinque anni di conflitto e tre di stallo diplomatico non bisognava aspettarsi un miracolo. Già il semplice fatto di aver organizzato un incontro per rilanciare una trattativa con un calendario per le prossime tappe, in particolare un cessate il fuoco nell’Ucraina orientale dove finora hanno perso la vita 13mila persone, è un risultato positivo.

Un miracolo, d’altronde, avrebbe suscitato forti sospetti, tanta era la sfiducia nei confronti di questo primo incontro di Parigi tra il nuovo presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj, e il veterano del potere russo Vladimir Putin, sotto lo sguardo (per nulla neutro) del presidente francese Emmanuel Macron e della cancelliera tedesca Angela Merkel.

L’incontro è stato sicuramente un test per Zelenskyj, ex comico diventato presidente, perché molti ucraini temevano che potesse fare troppe concessioni davanti a un leader navigato come Putin. Non è stato così. In piena notte, a Kiev, alcuni manifestanti esprimevano tutto il loro sollievo.

Ma era un test anche per Macron. Alla fine dell’estate, infatti, il presidente francese ha lanciato un’iniziativa diplomatica in direzione della Russia che ancora non è accettata da alcuni europei. Anche in questo caso tutte le persone preoccupate che Macron potesse cercare un risultato a ogni costo saranno rassicurate.

Da dove nascono i sospetti? Prima di tutto dal fatto che questo decennio ha trasformato Putin nell’incarnazione di un nuovo “pericolo russo”, la guida di una potenza dall’attivismo debordante, nei territori perduti dall’ex Unione Sovietica, in Medio Oriente e ormai anche in Africa. Di recente alcuni mercenari russi hanno combattuto nel nord del Mozambico. Molto, molto lontano da Mosca…

Finché il conflitto andrà avanti ai confini dell’Europa non sarà possibile alcuna normalizzazione con Mosca

Quando Putin sostiene, come ha fatto la sera del 9 dicembre, di volere sinceramente una soluzione per il conflitto ucraino, in molti pensano che stia preparando un colpo basso. A meno che il presidente russo non si sia davvero convinto che spegnere il fuoco in Ucraina orientale possa essere nel suo interesse e di aver ormai raggiunto l’obiettivo di “neutralizzare” l’Ucraina impedendole di entrare nell’orbita dalla Nato.

È qui che si inserisce la scommessa di Macron. Anche il presidente francese si giocava molto nel vertice del 9 dicembre. Finché il conflitto andrà avanti ai confini dell’Europa non sarà possibile alcuna normalizzazione con Mosca. Dunque per Macron era fondamentale cominciare a sbloccare la faccenda ucraina.

Dichiarando a più riprese che “la Russia non è il nostro nemico” e proponendo una struttura di sicurezza in Europa che includa Mosca, Macron ha imposto una svolta che molti alleati hanno considerato eccessiva, senza tra l’altro avere granché da presentare per perorare la sua causa.

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La settimana scorsa il presidente francese ha inviato il suo capo della diplomazia Jean-Yves Le Drian a Praga, per rassicurare un’Europa orientale preoccupata dall’orientamento francese. Il ministro ha garantito ai cechi che la Francia avrebbe usato un “cucchiaio molto lungo” per trattare con la Russia, riprendendo la vecchia formula shakespeariana secondo cui serve un cucchiaio lungo per “imboccare il demonio”. Il 9 dicembre, la cena all’Eliseo ha dimostrato che per il momento Macron ha mantenuto la parola. In attesa di risultati concreti.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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