Il presidente statunitense Donald Trump a Washington, il 5 aprile 2019. (Carlos Barria, Reuters/Contrasto)

Il ricatto di Trump ai suoi alleati europei sull’Iran

Il presidente statunitense Donald Trump a Washington, il 5 aprile 2019. (Carlos Barria, Reuters/Contrasto)
17 gennaio 2020 11:40

La crisi iraniana evidenzia perfettamente i rapporti di forza internazionali e dunque, inevitabilmente, la debolezza dell’Europa. È ciò che emerge da una vicenda abbastanza incredibile ma confermata ieri dalla Germania, dopo essere stata rivelata dai mezzi d’informazione statunitensi.

L’amministrazione Trump ha minacciato l’Europa di imporre una serie di penalità in caso di mancato avvio di una procedura d’infrazione contro l’Iran per violazione dell’accordo sul nucleare. La minaccia, a quanto pare, era precisa: una tassa del 25 per cento sulle importazioni di vetture europee negli Stati Uniti.

Il diktat di Washington ha funzionato, perché il 14 gennaio i tre firmatari europei dell’accordo del 2015 con Teheran – Francia, Regno Unito e Germania – hanno attivato il Meccanismo di regolamento delle controversie previsto dal testo, pur restando legati alla sopravvivenza di un accordo che oggi appare moribondo.

Subire le decisioni di Trump
La procedura potrà portare all’imposizione di sanzioni da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu, con estrema soddisfazione della Casa Bianca che finora ha dovuto accontentarsi delle sanzioni unilaterali.

Gli europei hanno annunciato la loro decisione in un comunicato congiunto pubblicato il 14 gennaio, senza però fare parola delle pressioni statunitensi che sarebbero rimaste segrete senza le indagini del Washington Post.

Ormai da tre anni gli europei non possono far altro che subire le decisioni di Trump sull’Iran, nonostante siano profondamente in disaccordo. Nel 2018, a Washington, il presidente francese Emmanuel Macron aveva tentato invano di dissuadere Trump dalla decisione di uscire dall’accordo, il cui principale torto agli occhi del presidente degli Stati Uniti è quello di essere stato firmato dal suo predecessore Barack Obama.

I rapporti transatlantici sono sempre stati segnati dai rapporti di forza, in passato però prevaleva l’alleanza

In seguito gli europei non hanno saputo opporsi alle sanzioni straordinarie volute dagli Stati Uniti contro tutte le aziende europee che osassero fare affari con l’Iran. Risultato? Total, Renault, Air France e molte altre aziende hanno abbandonato Teheran.

L’ultima umiliazione è arrivata quando gli europei hanno creato un nuovo meccanismo di baratto con l’Iran: gli Stati Uniti hanno immediatamente minacciato di sanzionare qualsiasi azienda che utilizzasse il dispositivo chiamato Instex. Al momento non è stata completata nessuna transazione. Il rapporto di forze è chiaro: gli europei non hanno gli strumenti per resistere a questo tipo di pressioni.

L’attuale presidente degli Stati Uniti è sicuramente più brutale e unilaterale dei suoi predecessori. Per lui la parola “alleato” non ha alcun senso, e lo ha dimostrato trattando il dittatore Kim Jong-un meglio della cancelliera tedesca Angela Merkel.

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In ogni caso i rapporti transatlantici sono sempre stati segnati dai rapporti di forza. Ai tempi di Obama la banca Bnp Paribas ha pagato una multa da record per le sue operazioni con l’Iran passate con il dollaro. L’extraterritorialità è una costante della politica statunitense, privilegio della potenza.

Tuttavia in passato l’alleanza finiva con il prevalere sul resto. Con Trump, invece, le cose sono cambiate. Il problema è che la risposta europea non è all’altezza di questa sfida. È un bene che questo episodio umiliante sia stato rivelato, perché mette gli europei davanti all’amara realtà e alle loro responsabilità.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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