07 aprile 2022 10:07

Quella in corso non è evidentemente una guerra mondiale, ma ha comunque effetti sull’intero pianeta. Secondo il segretario generale dell’Onu António Guterres in questo momento oltre un miliardo di persone subisce le conseguenze dell’invasione dell’Ucraina.

Non si parla solo degli oltre dieci milioni di ucraini che hanno dovuto lasciare la propria casa, dando vita alla migrazione forzata più rapida dai tempi della seconda guerra mondiale.

A subire le conseguenze della guerra sono anche persone che vivono in Perù, in Tunisia o in Sri Lanka, per cui il prezzo del pane decolla e quello del carburante schizza alle stelle, mentre cominciano a mancare concimi e alcuni componenti e le spedizioni sono in ritardo o vengono bloccate. Queste persone vivevano già nella precarietà, ma la guerra, anche se lontana, è la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Da Lima a Tunisi
Tra Lima e Kiev ci sono 12mila chilometri, eppure negli ultimi giorni in Perù sono esplose le proteste a causa dell’aumento del prezzo dei carburanti e dei concimi. Diverse strade sono state bloccate e il presidente di sinistra Pedro Castillo è stato costretto a imporre un coprifuoco molto severo.

Secondo le autorità, dipendenti dalle importazioni e dunque dai prezzi del mercato globale, la colpa è della guerra in Ucraina, anche se va detto che l’inflazione aveva cominciato a produrre effetti negativi già prima della crisi.

Più vicino a noi, a Tunisi, è la farina che comincia a scarseggiare. L’Ucraina, infatti, è il principale fornitore della Tunisia. In pieno Ramadan, quando la rottura serale del digiuno avviene in grandi pasti familiari, i forni stanno razionando la vendita di pane, il cui prezzo è aumentato sensibilmente.

A questo punto l’unica cosa da fare è attenuare le conseguenze di questa guerra per le popolazioni più fragili

I problemi si verificano ovunque: in un mese un milione di container di prodotti fabbricati in Cina e normalmente spediti in treno verso l’Europa è stato trasferito su altre rotte, con un aumento del prezzo di spedizione. L’assenza di componenti fabbricati in Ucraina ha fermato alcune fabbriche di automobili tedesche, mentre scarseggiano anche i mangimi di girasole ucraini venduti agli allevatori francesi.

Guterres usa questo impatto mondiale per lanciare un appello alla pace, ma la sua voce non arriva a Mosca. A questo punto l’unica cosa da fare è attenuare le conseguenze di questa guerra per le popolazioni più fragili.

Al momento sono in corso diverse iniziative per evitare che la speculazione e la carestia destabilizzino società dipendenti dai cereali russi e ucraini, che potrebbero mancare quest’anno ma soprattutto tra un anno o due. Questa è senza dubbio la dimensione più urgente e delicata.

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Ma non possiamo dimenticare la necessità di rivalutare la globalizzazione, con le sue catene di distribuzione e la sua logistica già messe a mal partito dalla pandemia e nuovamente colpite dalla guerra in Ucraina. Una maggiore regolamentazione sembra inevitabile, ma servirà tempo.

La guerra in Ucraina, dunque, non ha soltanto conseguenze geopolitiche. Come “l’effetto farfalla” di cui parlano gli scienziati, questa crisi produce un’onda d’urto che percorre tutto il mondo.

(Traduzione di Andrea Sparacino)