Nelle ultime settimane i mezzi d’informazione ufficiali hanno dedicato molto spazio al cinquantesimo anniversario di uno slogan coniato da Fidel Castro durante un incontro con alcuni scrittori e artisti. In un discorso che ha condizionato la politica culturale di Cuba fino ai nostri giorni, il giovane guerrigliero metteva la creazione artistica nazionale davanti a una dicotomia irrevocabile: “Dentro la rivoluzione tutto, contro la rivoluzione niente”.

L’espressione non era nuova. Mussolini ne aveva usata una simile: “Tutto dentro lo stato, niente fuori dello stato, niente contro lo stato”. Ma alle nostre latitudini la rivoluzione si considerava al di sopra anche dell’apparato statale. In pratica, Castro stava dicendo a poeti, pittori e musicisti che le loro opere sarebbero state giudicate da un punto di vista ideologico.

Uno degli artisti presenti, Virgilio Piñera – un esile poeta gay – rispose al líder maximo con una frase altrettanto memorabile: “Non so voi, ma io ho paura, ho molta paura”. Oggi gli esegeti del comandante in capo vorrebbero farci credere che le sue parole sono sempre state male interpretate. Ma è difficile nascondere il fondamentalismo che contengono. Ora, ogni volta che le ricordiamo, sentiamo in sottofondo una risata caustica. La battuta di uno scrittore che con il suo filo di voce rubò la scena a Fidel e diventò per sempre il protagonista di quella giornata, rispondendogli con le parole sommesse degli intellettuali spaventati.

Traduzione di Sara Bani

Internazionale, numero 906, 15 luglio 2011

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