Dohuk, nel Kurdistan iracheno, settembre 2016. (Eugenio Grosso, Redux/Contrasto)

In Kurdistan l’inverno è alle porte

Dohuk, nel Kurdistan iracheno, settembre 2016. (Eugenio Grosso, Redux/Contrasto)
24 novembre 2017 16:39

I curdi iracheni hanno cominciato a rimettere in pratica le tattiche usate durante gli anni duri delle sanzioni tra il 1990 e il 2003. A causa della penuria di petrolio, l’elettricità è stata ridotta a otto ore al giorno. Con il rapido aumento a 140 dollari al barile del combustibile usato per alimentare le stufe, si preannuncia un inverno freddo. Inoltre le pensioni sono bloccate dallo scorso aprile.

Un giornalista ha chiesto al primo ministro Nechirvan Barzani, che guida il governo regionale del Kurdistan, se ci sono buone notizie. La sua risposta è stata: “È una situazione difficile. Per questo dobbiamo restare uniti”. Per il governo regionale del Kurdistan, che ha un debito di 14 miliardi di dollari con i donatori e gli investitori internazionali, non sembra esserci una soluzione in vista. Una sottile speranza è nelle mani del governo centrale di Baghdad, che ha promesso di pagare i salari degli impiegati del governo regionale del Kurdistan dopo aver ripreso il controllo del petrolio di Kirkuk.

Ora è tutto legato alle decisioni di Baghdad. I negoziati tra Baghdad e il governo regionale del Kurdistan dovrebbero cominciare la settimana prossima con l’arrivo della delegazione ufficiale curda nella capitale irachena. Sarà un processo lungo e faticoso. Gli abitanti del Kurdistan saranno in grado di affrontare l’attesa con l’inverno alle porte?

(Traduzione di Francesca Gnetti)

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