Un soldato e un poliziotto sorvegliano la sede del Partito comunista iracheno dopo essere stato colpito da due esplosioni, Baghdad, 26 maggio 2018.

Equilibrismi iracheni tra Iran e Stati Uniti

Un soldato e un poliziotto sorvegliano la sede del Partito comunista iracheno dopo essere stato colpito da due esplosioni, Baghdad, 26 maggio 2018.
08 giugno 2018 17:35

Ancor prima che si scateni una guerra tra l’Iran e gli Stati Uniti, in Iraq già se ne avvertono gli effetti. La tensione tra vincitori e sconfitti alle elezioni del 12 maggio è aumentata quando il parlamento ha deciso che “i brogli elettorali sono stati voluti e pianificati. È un grande scandalo”. Alcuni parlamentari hanno minacciato che “se la situazione non sarà affrontata e risolta potrebbe scoppiare una guerra civile”.

Il presidente del parlamento Salim al Jabouri, uno degli sconfitti del voto, ha chiesto di risolvere il caso con urgenza e in modo approfondito. Il presidente iracheno, Fuad Masum, ha definito questa presa di posizione “illegale” perché “il vecchio parlamento ha esaurito il suo mandato in seguito alle elezioni”.

L’urgenza di formare un governo
L’Iran, attraverso il suo ambasciatore a Baghdad, Iraj Masjedi, ha fatto sapere che il processo di formazione di un governo forte non va affrettato. Dopo un incontro con una delegazione dei partiti curdi iracheni, Masjedi ha dichiarato: “È ancora troppo presto per dare vita al governo, c’è bisogno di più tempo”. Ma l’intervallo tra un governo e l’altro è “il periodo migliore per aumentare le pressioni esterne e provocare tensioni”, ha scritto l’analista politico Hussain Karkoush in un editoriale. “L’Iraq sarebbe nell’occhio del ciclone nel caso di una guerra tra l’Iran e gli Stati Uniti”.

Non deve necessariamente trattarsi di una guerra vera e propria. Non c’è bisogno di ripetere con l’Iran gli stessi errori fatti in Iraq. Perfino il senatore conservatore John McCain recentemente ha definito la guerra in Iraq “un grande errore”. Lo strumento principale saranno le sanzioni, ma questa volta saranno “molto più dure che in passato”, ha commentato Karkoush. È chiaro il riferimento indiretto all’Iraq quando il segretario di stato americano Mike Pompeo dichiara che “l’Iran non avrà mai più carta bianca per dominare il Medio Oriente”.

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Le sanzioni che gli Stati Uniti vogliono mettere in pratica avranno come obiettivo quello di impedire all’Iraq di rafforzare i legami con Teheran. Il governo del primo ministro uscente Haider al Abadi ha già cominciato a limitare i rapporti commerciali con l’Iran e a porre delle restrizioni nell’apertura delle frontiere. Nonostante il miglioramento della sicurezza in Iraq, il direttore delle dogane iraniane, Farud Askari, ha riferito che “l’anno scorso le esportazioni verso l’Iraq sono diminuite di un miliardo di dollari”, lamentando la stretta nei controlli sul traffico dei camion al confine tra l’Iraq e l’Iran.

Oltre al possibile ruolo futuro di Baghdad nelle sanzioni contro Teheran, Karkoush evidenzia che “il pericolo più grande per l’Iraq sarà la presenza di 48 milizie filoiraniane insieme a quella di diecimila soldati statunitensi di stanza nel paese”. Quando la tensione salirà non sarà facile per il prossimo primo ministro destreggiarsi e mantenere un equilibrio tra gli Stati Uniti e l’Iran.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

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