Studenti iracheni protestano a Bassora, 6 febbraio 2020. (Essam al Sudani, Reuters/Contrasto)

Il mondo sciita iracheno sull’orlo della guerra civile

Studenti iracheni protestano a Bassora, 6 febbraio 2020. (Essam al Sudani, Reuters/Contrasto)
10 febbraio 2020 17:29

A quanto pare siamo sull’orlo di una guerra civile, ma all’interno di uno stesso gruppo: gli sciiti al potere contro i manifestanti sciiti. Un blogger è arrivato perfino a scrivere: “È già cominciata, ma si combatte tra milizie estremamente equipaggiate e manifestanti a mani nude”. Le milizie sciite del religioso Muqtada al Sadr (Saraya al Salam, le brigate della pace), contraddistinte dai loro cappelli blu, hanno condotto diversi feroci attacchi contro i manifestanti a Baghdad, Najaf e Kerbala.

La città santa di Najaf il 5 febbraio è stata teatro di una notte sanguinosa, quando i sostenitori di Al Sadr hanno fatto una violenta irruzione nell’accampamento della protesta antigovernativa in piazza Sadrein (che prende il nome dal padre e dallo zio del religioso, uccisi da Saddam Hussein). Almeno otto manifestanti sono stati uccisi e 120 sono rimasti feriti nell’attacco.

I “berretti blu” hanno lanciato bombe molotov contro le tende di chi protestava e sono risuonati diversi colpi di arma da fuoco. Nella tarda nottata i seguaci di al Sadr hanno allontanato con la forza i manifestanti dal luogo che stavano presidiando e li hanno poi inseguiti nei vicoli della città vecchia.

Parole di condanna
Sotto la pressione dei manifestanti che ne hanno rigettato la nomina, il primo ministro incaricato Mohammed Tawfiq Allawi (che dovrebbe formare il nuovo governo) il 6 febbraio è apparso in televisione indossando un nastro nero e ha condannato la violenza contro le manifestazioni. Allawi ha anche dichiarato che non potrà accettare il suo incarico finché le uccisioni di manifestanti proseguiranno a questo ritmo.

Tutti, compreso il premier incaricato, hanno domandato cosa facessero le forze di sicurezza regolari e perché non fossero lì per impedire una violenza che rischia di portare a una guerra civile, in un paese in cui tutti sono stanchi delle guerre. Ma si direbbe che la guerra civile sia l’ultima opzione di un governo che ha perso il suo ultimo bunker politico.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

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